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	<title>Commenti a: Legge e libertà di espressione /1</title>
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	<description>la fine dei tempi nell&#039;epoca della sua riproducibilità tecnica</description>
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		<title>Di: ESC &#187; Legge e libert&#224; di espressione /3</title>
		<link>http://www.eschaton.it/blog/?p=746&#038;cpage=1#comment-26071</link>
		<dc:creator>ESC &#187; Legge e libert&#224; di espressione /3</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 13:13:03 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Un&#8217;altra risposta alle mie riflessioni sulla libert&#224; d&#8217;espressione (1, 2), da parte di Mauro de Zordo. Il problema sembra essersi spostato (e mi prendo il merito di averlo spostato, con l&#8217;aiuto del Dr. Nulla) alla questione dell&#8217;oggettivit&#224; dell&#8217;espressione linguistica, ovvero la stabilit&#224; semantica e pragmatica del messaggio. Riformulo i miei propositi mentre rispondo alle obiezioni, che in parte accolgo. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Un&#8217;altra risposta alle mie riflessioni sulla libert&#224; d&#8217;espressione (1, 2), da parte di Mauro de Zordo. Il problema sembra essersi spostato (e mi prendo il merito di averlo spostato, con l&#8217;aiuto del Dr. Nulla) alla questione dell&#8217;oggettivit&#224; dell&#8217;espressione linguistica, ovvero la stabilit&#224; semantica e pragmatica del messaggio. Riformulo i miei propositi mentre rispondo alle obiezioni, che in parte accolgo. [...]</p>
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		<title>Di: ESC &#187; Legge e libert&#224; di espressione /2</title>
		<link>http://www.eschaton.it/blog/?p=746&#038;cpage=1#comment-25673</link>
		<dc:creator>ESC &#187; Legge e libert&#224; di espressione /2</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2007 13:13:09 +0000</pubDate>
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		<description>[...] La risposta del Dr. Nulla alle mie riflessioni sulla libert&#224; di espressione fornisce un degno pretesto per continuare a riflettere. Tanto pi&#249; degno che il Dr. Nulla si pone sullo stesso mio piano e accetta di affrontare la questione in termini realistici invece che valoriali. La mia realistica - per quanto provocatoria - domanda era la seguente: se un evento linguistico produce conseguenze che vogliamo evitare, &#232; lecito sanzionare (alla fonte) l&#8217;evento linguistico? Partendo dal presupposto che sia pi&#249; importante il concreto &#8220;bene comune&#8221; (o l&#8217;ancora pi&#249; concreto &#8220;bene mio&#8221;) di quanto non sia l&#8217;astratto principio della libert&#224; di espressione, ho risposto che una eventuale limitazione non avrebbe nulla di scandaloso; nulla, peraltro, che contraddica la nostra concezione di libert&#224;. Non sto favoleggiando un regime totalitario, ma cercando di abbozzare delle linee-limite che vigono d&#8217;altronde gi&#224; nella gran parte degli stati democratici, e persino previste dallo statuto di Amnesty International sulla libert&#224; di espressione. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] La risposta del Dr. Nulla alle mie riflessioni sulla libert&#224; di espressione fornisce un degno pretesto per continuare a riflettere. Tanto pi&#249; degno che il Dr. Nulla si pone sullo stesso mio piano e accetta di affrontare la questione in termini realistici invece che valoriali. La mia realistica &#8211; per quanto provocatoria &#8211; domanda era la seguente: se un evento linguistico produce conseguenze che vogliamo evitare, &#232; lecito sanzionare (alla fonte) l&#8217;evento linguistico? Partendo dal presupposto che sia pi&#249; importante il concreto &#8220;bene comune&#8221; (o l&#8217;ancora pi&#249; concreto &#8220;bene mio&#8221;) di quanto non sia l&#8217;astratto principio della libert&#224; di espressione, ho risposto che una eventuale limitazione non avrebbe nulla di scandaloso; nulla, peraltro, che contraddica la nostra concezione di libert&#224;. Non sto favoleggiando un regime totalitario, ma cercando di abbozzare delle linee-limite che vigono d&#8217;altronde gi&#224; nella gran parte degli stati democratici, e persino previste dallo statuto di Amnesty International sulla libert&#224; di espressione. [...]</p>
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		<title>Di: EM</title>
		<link>http://www.eschaton.it/blog/?p=746&#038;cpage=1#comment-25235</link>
		<dc:creator>EM</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2007 10:13:50 +0000</pubDate>
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		<description>Tommaso a sua volta copiava dai greci, eh! Il discorso è in ben condivisibile, anche se la censura la invoco ancora. Non sono però del tutto d&#039;accordo sull&#039;analisi della storia delle vignette: lì non si trattava di libertà di espressione, ma di provocazione deliberata (la prima volta che uscirono sui giornali non si registrò alcun disordine. Recentemente in Svezia un&#039;operazione simile ha incontrato appena qualche sacrosanta riga di protesta formale da parte dell&#039;associazione musulmana locale). Ridicola, poi, la bufala della censura all&#039;Idomeneo mozartiano, su cui ancora qualche fallaciano in fase terminale ha il coraggio di biascicare. Senz&#039;altro si trattò però di una geniale e rivoluzionaria operazione pubblicitaria, chissà che non ne arrivino altre.

P.S: si scrive &quot;allah&quot;!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tommaso a sua volta copiava dai greci, eh! Il discorso è in ben condivisibile, anche se la censura la invoco ancora. Non sono però del tutto d&#8217;accordo sull&#8217;analisi della storia delle vignette: lì non si trattava di libertà di espressione, ma di provocazione deliberata (la prima volta che uscirono sui giornali non si registrò alcun disordine. Recentemente in Svezia un&#8217;operazione simile ha incontrato appena qualche sacrosanta riga di protesta formale da parte dell&#8217;associazione musulmana locale). Ridicola, poi, la bufala della censura all&#8217;Idomeneo mozartiano, su cui ancora qualche fallaciano in fase terminale ha il coraggio di biascicare. Senz&#8217;altro si trattò però di una geniale e rivoluzionaria operazione pubblicitaria, chissà che non ne arrivino altre.</p>
<p>P.S: si scrive &#8220;allah&#8221;!</p>
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		<title>Di: .</title>
		<link>http://www.eschaton.it/blog/?p=746&#038;cpage=1#comment-25050</link>
		<dc:creator>.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Sep 2007 18:45:51 +0000</pubDate>
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		<description>considera che l&#039;atto politico (es. una dichiarazione di guerra) è fuori dalla legge, o casomai soggetto solo a vaghe norme di diritto internazionale, o peggio ancora a principi generalissimi (pacta sunt servanda). al contrario, &quot;l&#039;espressione&quot; dei poteri sovrani è in genere sorvegliatissima: le nazioni, che in teoria hanno il potere di dichiarare una guerra, difficilmente fanno affermazioni stentoree, mentre il comune cittadino, che di fatto non può niente, insulta e irride gli dei degli altri popoli.  il linguaggio degli stati è soggetto a una censura che dipende dalla possibilità della violenza: il cittadino è convinto che se sfotte cristo o hallah non gliene verrà alcuna conseguenza. lo stato in cui vive lo difende, bene o male, dalla reazione violenta dei cittadini di un altro stato. tutti questi cittadini sono soggetti alla legge e straparlano: gli stati in cui vivono sono fuori dalla legge, o quasi, e la cautela de loro discorsi si fa spesso fastidiosa. è grazie alla legge che io posso insultarti con ottime possibilità di cavarmela a buon mercato: perchè da un lato tu non hai diritto di picchiarmi se ti insulto e dall&#039;altro io rischio una sanzione limitata, magari di tipo solo risarcitorio. forse non è necessario stabilire nuove leggi che limitino la possibilità di esprimersi: sarebbe più semplice eliminare quelle leggi che puniscono la reazione violenta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>considera che l&#8217;atto politico (es. una dichiarazione di guerra) è fuori dalla legge, o casomai soggetto solo a vaghe norme di diritto internazionale, o peggio ancora a principi generalissimi (pacta sunt servanda). al contrario, &#8220;l&#8217;espressione&#8221; dei poteri sovrani è in genere sorvegliatissima: le nazioni, che in teoria hanno il potere di dichiarare una guerra, difficilmente fanno affermazioni stentoree, mentre il comune cittadino, che di fatto non può niente, insulta e irride gli dei degli altri popoli.  il linguaggio degli stati è soggetto a una censura che dipende dalla possibilità della violenza: il cittadino è convinto che se sfotte cristo o hallah non gliene verrà alcuna conseguenza. lo stato in cui vive lo difende, bene o male, dalla reazione violenta dei cittadini di un altro stato. tutti questi cittadini sono soggetti alla legge e straparlano: gli stati in cui vivono sono fuori dalla legge, o quasi, e la cautela de loro discorsi si fa spesso fastidiosa. è grazie alla legge che io posso insultarti con ottime possibilità di cavarmela a buon mercato: perchè da un lato tu non hai diritto di picchiarmi se ti insulto e dall&#8217;altro io rischio una sanzione limitata, magari di tipo solo risarcitorio. forse non è necessario stabilire nuove leggi che limitino la possibilità di esprimersi: sarebbe più semplice eliminare quelle leggi che puniscono la reazione violenta.</p>
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		<title>Di: brullo nulla</title>
		<link>http://www.eschaton.it/blog/?p=746&#038;cpage=1#comment-25033</link>
		<dc:creator>brullo nulla</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Sep 2007 12:51:49 +0000</pubDate>
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		<description>avrai una mia risposta sul blog.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>avrai una mia risposta sul blog.</p>
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