La semilegittimità democratica

Si les gouvernants ne doivent agir qu’en vertu de la loi, il est evident que cette loi ne peut pas etre leur volonté, mais celle des gouvernés.
E.-J. Sieyès

Una spiacevole conseguenza della sovranità popolare è che la responsabilità della violenza esercitata dallo Stato ricade sul popolo. Essendosi inoltre diffusa l’opinione che non esiste violenza legittima, è dunque ovvio che per liberarsi da eventuali sensi di colpa gli elettori democratici tendono a votare chi gli nasconde meglio la violenza che esercita per loro conto. Il sistema democratico consiste perciò nel mascheramento degli interessi sotto forma di principi e valori, che è ciò che intendiamo per ideologia. Quando però questo mascheramento viene a cadere nell’esercizio effettivo del potere statale, per conservare l’innocenza basta che vi sia un rappresentante imperfetto sul quale fare ricadere tutte le colpe. (Ad esempio, un texano con la faccia da ebete.) Questo è il paradosso della rappresentanza democratica: perché il Leviatano funga da capro espiatorio – da capo espiatorio – è necessario che il rappresentante non sia del tutto rappresentativo. In una certa misura, ci rappresenta sostanzialmente (de facto) ma non formalmente (de iure). Ed è questo il motivo per cui la crisi della legittimità è consustanziale al sistema democratico: poiché il riconoscimento della legittimità della rappresentanza significherebbe l’assunzione delle responsabilità da parte dei rappresentanti, il governo democratico necessariamente vive in uno stato perenne di semilegittimità. Periodicamente si sacrificano i capi, per garantire la nostra innocenza.