Appunti per l’ideopedia, 1

L’idéologie est une offre intellectuelle répondant à une demande affective.
J. Monnerot

Qualche mese fa avevo deciso d’intraprendere una riflessione sull’ideologia nella forma di un wiki chiamato IDEOPEDIA; sfortunatamente la piattaforma è collassata, inghiottendo un paio di formulazione felici. Per cui tanto vale proseguire qui.

Una delle prime questioni cui mi sono scontrato è un’evidenza: la segmentazione del campo ideologico è essa stessa ideologica. Un elenco o albero delle “ideologie” è animato da principi tutto sommato arbitrari, che determinano il grado di precisione e la profondità dell’albero. Addirittura, si potrebbe dire che un’ideologia non è altro che una regola di segmentazione del campo ideologico. Un esempio chiaro della natura ideologica della segmentazione è il modo in cui si definiscono reciprocamente i tre poli proverbiali della politica novecentesca:

  • Il fascista (ad es. Schmitt) considera sostanzialmente assimilabili liberalismo e comunismo (ad es. progressismo)
  • Il comunista (ad es. Pasolini) considera sostanzialmente assimilabili fascismo e liberalismo (ad es. proprietà privata)
  • Il liberale (ad es. Arendt) considera sostanzialmente assimilabili fascismo e comunismo (ad es. antiparlamentarismo)

Tutte queste segmentazioni sono ugualmente legittime, quando non diventano paranoia, e danno ragione di certi fenomeni di slittamento. Quello che ci mostrano d’interessante è soprattutto che in fondo ogni segmentazione è sempre binaria: e dunque si riduce a un criterio di inclusione/esclusione. Il procedimento di segmentazione consiste non solo nell’identificare un carattere condiviso dalle varie posizioni escluse, ma inoltre di fare di questo carattere un aspetto essenziale. Ma questa essenza è un specchio in cui riconosce piuttosto il volto di chi l’ha formulata.