Cherchez la flamme

Allora Samuele prese l’ampolla dell’olio e la versò sul capo di Saul.
(1Sm 10, 1)

Chi di voi fosse una bistecca sa bene che essere cosparsi d’olio prelude a una fine tragica. Non essendo io una bistecca, ci ho messo un po’ a capire quale fosse il senso dell’unzione nella ritualità veterotestamentaria. Sembra una bella cosa, piacevole e un po’ vana, finché non capisci che quel fluido profumato con cui si massaggiano profeti e sovrani è altamente infiammabile. E l’odore che senti non è gelsomino, ma prezzemolo.

Ecco una cosa che la nota a pie’ di pagina della mia Bibbia non dice, limitandosi a ricordare che “l’unzione faceva del re una persona sacra, dotata di poteri carismatici, in stretta dipendenza del Signore”. Sfugge un po’ la logica della faccenda: cosa c’entra l’olio in tutto questo? A bruciare, a cuocere, ecco a cosa. L’unzione è la figura simbolica del sacrificio, o meglio la predisposizione a un sacrificio che eventualmente non verrà compiuto, o verrà compiuto in altra forma: in croce, ad esempio. Perciò si parla di consacrazione, che significa essere “separato” e donato al Signore, pronto a ciò che i cristiani chiameranno martirio. Questo è dunque essenzialmente il Messia, il Cristo, ovvero una pietanza condita; come un bovino, una pecora, una capra, una tortora, un colombo, ma infinitamente più prezioso. Pietanza poco elaborata, è vero, ma bisogna ammetterlo: un Gesù Tonnato non avrebbe avuto la stessa dignità di un Gesù Unto.

La dimensione ignea dell’unzione sarà magari cosa nota (o no?) ma io ho avuto il piacere di congetturarla leggendo un passo del Levitico. Dopo la morte per fuoco dei figli di Aronne, Mosé raccomanda ai propri: “Non uscite dalla porta della tenda del convegno, affinché non abbiate a morire, perché l’olio dell’unzione del Signore è su di voi” (Lv 10, 7). Uno s’immagina questi poveri ragazzi imbevuti d’olio, che vivono nel timore di essere immolati in gloria del Signore. E loro vorrebbero semplicemente accendersi una sigaretta.