Eurasia Infinita

“Eurasiatismo” sembra diventato il mot de passe di un universo politico e culturale che non esiterei a definire di “destra radicale” se non ci trovassimo proprio nello spazio ambiguo di una riconfigurazione delle ideologie otto-novecentesche: lo spazio, insomma, nel quale le destre estremissime rapidamente scivolano in “sinistre nazionali”. Ma vediamo un po’, di cosa parliamo quando parliamo di eurasiatismo (o piuttosto, di neoeurasiatismo): ovvero quale sia il senso del suo emergere in questo contesto storico. Parliamo, ad esempio, di un PROGETTO EURASIA. L’Europa da Dublino a Vladivostok. Idea magari carezzevole, ma è come per organizzare le vacanze: non importa dove, importa con chi. E tu ci andresti in vacanza con Julius Evola? Il volto del vate del neofascismo figura in un elegante fotomontaggio sulla prima pagina del sito La terra degli Avi, che ufficialmente coordina il Progetto Eurasia: in secondo piano scoppiano le torri gemelle.

Gli Avi, si sa, l’America non l’hanno mai digerita: sul volto ha dipinte la democrazia, il libero mercato, la borghesia dominante, l’uguaglianza dei diritti, il mito della scienza e della tecnica. Insomma, la modernità. Gli Avi hanno la Tradizione, si abbeverano all’ Origine, hanno Radici profonde che non gelano. In questo senso appare più chiaro cosa significhi eurasiatismo, come alternativa all’atlantismo, o  euramericanismo (braccio geostrategico della “grande finanza”, o poundiana usurocrazia); e più profondamente come alternativa alla modernità. Alternativa finalmente praticabile, con la caduta del socialismo reale – così odiosamente positivista – e l’islamica promessa di un Oriente reazionario (Oriente romantico, spengleriano). Insomma, eccolo il sogno: “ Eurasia-Islam il Reich del futuro”, il terribile impero sul quale non tramonta mai il sole. La grande Europa hitleriana, ma ancora più grande, enorme, sconfinata.

Possiamo inseguire le tracce del Progetto Eurasia fino a comporre la mappa del socialismo nazionale contemporaneo, facendoci trasportare dai collegamenti ipertestuali in un vortice di svastiche contraffatte, antisemitismi colloquiali, tradizionalismi, cospirazionismi, ex-marxismi, anti-imperialismi. Da Rinascita Nazionale di Ugo Gaudenzi (che sogna “la più Grande Europa da realizzare”) fino alla Brigata Eurasiatista (con passamontagna e molotov: ma suvvia, sono giovani!), passando per Orion e la Società Editrice Barbarossa di Maurizio Murelli (per la quale esce il libro del teorico dell’eurasiatismo  Nikolaj Trubeckoj).

Improbabili partiti politici portano avanti europeismi smodatamente aggressivi, inneggiando ad Hamas o al Baath, ispirati all’incubo comunitarista e reazionario (insomma neonazista) di Jean Thiriart. Da parte sua il fantasmagorico Eduard Limonov, profeta di un nazionalbolscevismo grottesco che seduce hooligans dada-punk e nostalgici, sogna di trasformare la Russia in happening situazionista e spingerla fino a Gibilterra: per adesso si accontenta di spiccare come narratore di sé stesso ( Libro dell’acqua, Alet).

I contenuti e gli autori della rivista La Nazione Eurasia, animata da Claudio Mutti e altri attivi eurasiatisti di una certa “Società Nazionale” disegnano perfettamente il profilo politico di questo progetto, i cui fascistissimi idoli sono Thiriart, Drieu la Rochelle, Evola, de Benoist. Roba tosta. A quell’esperienza succede, dal gennaio di quest’anno, la “rivista di studi geopolitici” EURASIA, pubblicata dalla casa editrice di Mutti, le Edizioni all’insegna del Veltro.

La mia impressione è che l’eurasiatismo potrà diventare una categoria fondamentale del panorama politico, dando forma alle scombinate pulsioni di quell’antimodernismo profondissimo che da destra e sinistra tenterà di seppellire l’Occidente: “ Lo scontro tra Eurasia e America, fra Terra e Mare, fra Civiltà tradizionale e Mondo Moderno, tra Imperium e globalizzazione è inevitabile alla lunga, perché iscritto nelle leggi immutabili della Storia e della Geografia.”