Scene dalla vita di Santa Marina

Tradotte dall’aramaico e rappresentate in celebrazione della laurea di Cristina Crippa, a Venezia 14 Luglio 1408, Campo dell’Arcangelo Raffaele.

Vedi anche: Vita, Morte e Miracoli di Santa Marina

Primo Quadro

Il voto

Eugenio e Marina pregano in ginocchio, con la testa contro terra. Eugenio alza per primo la testa per una invocare Dio.

Eugenio. Onnipotente e vero Iddio, creatore di tutto ciò che esiste, senza dubbio tre persone in una, un solo Dio in infinita gloria, tu hai fatto sia la notte che il giorno, bestie, uccelli e pesci. Onnipotente Dio, sono Eugenio, il tuo servo. Padre del cielo onnipotente, con tutto il mio cuore t’invoco. Questa mattina ho sepolto Teodora, mia moglie, donna giusta e onesta. Per tutto il giorno l’ho pianta, e ora il sole tramonta. Signore Iddio dimmi, la piangerò ancora domani?

Dio (dall’alto). Poiché io ho fatto ogni cosa che vive con le mie mani, perché vivesse a piacimento per mare e per terra, ogni uomo deve obbedire, con fervore, alla mia volontà. Fa’ ora come ti dico, in nome dello Spirito Santo. Parti verso le montagne bianche, e là fatti monaco. Così ho deciso.

Eugenio. Grazie, Signore diletto, che hai voluto abbassarti ad apparire di fronte a me, creatura così meschina. Questa sera stessa partirò verso le montagne bianche, e là mi farò monaco.

Si alza Marina.

Marina. Che sento? Eugenio, padre mio così buono, tu parti?

Eugenio. Parto, come comanda il Signore.

Marina. Sono pronta a seguirti ad ogni ora, presto o tardi.

Eugenio. Questo non si può. Dolce figlia, partirò per le montagne bianche e lì mi farò monaco.

Marina. Padre amatissimo e generoso, così farò io.

Eugenio. Soffro, figlia mia, di non poterti portare assieme a me.

Marina. Ahimè, che cosa ho fatto? Se ho trasgredito contro di voi, potete mettermi a posto con una verga. Io vi prego, padre, mutate espressione. Lasciatemi venire assieme a voi.

Eugenio. Marina carissima, sangue del mio sangue. Non vedi che il tuo sesso non s’addice al destino che mi attende?

Marina. Padre mio, dolce padre, se questo sesso ci separa allora questo sesso io cambierò. Non più Marina chiamate la vostra discendenza, bensì Marino. Questo è ora il mio nome. Verso le montagne bianche vi seguirò, e monaco diverrò.

Eugenio. Se Dio vuole, così sia.

Camminano lungamente sulla scena. Incontrano l’egumeno e un monaco, che fanno loro indossare il saio. I quattro monaci s’inginocchiano a pregare, con la testa contro terra. Quando si alzano tutti, Eugenio resta immobile nella sua posizione. L’egumeno e il monaco trascinano via Eugenio, inerte, seguiti dal mesto Marino.

CORO. Marina, Marino, Marina, Marino. Ora la tua sola famiglia è la Chiesa, il tuo solo Padre il Signore. Marina, Marino, hai indossato il sacro vestimento e lo onererai fino alla morte. E subirai l’ingiustizia degli uomini, e avrai la tua Passione.

Secondo Quadro

La Menzogna

Egumeno, Monaco, Marino.

Egumeno. Fratello carissimo, la tua devozione verso il Signore è sconfinata invero. Tuttavia quella di Marino lo è, se possibile, ancor di più. Egli è sempre intento a pregare e lodare il Signore!

Monaco. E’ vero, padre. Sono ormai due anni che Marino è qui assieme a noi, e da un anno egli è qui senza il suo fratello prediletto, Eugenio, che ci ha lasciati. Mai si è vista una simile devozione.

Egumeno. Mai, a memoria d’uomo. Marino, che dici?

Marino. Ad ognuno di noi Dio ha fatto un dono. Tu padre conosci l’arte della bella scrittura. E tu fratello hai la voce di un usignolo. Io soltanto so pregare e lodare il Signore, e perciò non faccio altro.

Monaco. Ma il tuo è il dono più alto, fratello, perché dai gloria al Signore!

Marino. Tu lo onori con il suono melodioso dei tuoi canti. E tu scrivendo la sua parola usando l’oro e altre materie preziose, la fai luccicare.

Egumeno. Il Signore ha donato a Marino anche una grande saggezza, per la sua giovane età. Che grande fortuna averlo qui con noi!

Monaco. Che vedo? Sta entrando l’oste con sua figlia.

Entra l’oste con la figlia gravida.

Oste. Cosa vedo, qui? Dei porci vestiti come uomini? Dei cani intonacati? Dei diavolacci nascosti nella casa del Signore?

Egumeno. Oste! Cosa vai dicendo?

Monaco. Di certo è impazzito per parlarci in questo modo.

Marino. Oste, ti prego. Frena la tua rabbia e parlaci come si parla a degli uomini.

Oste. La frenerò, di certo. Ma non prima di avere fatto giustizia dell’onore della mia povera figliola. Guardatela!

Egumeno. E’ gravida. Chi fu?

Oste. Chi fu, mi chiedete? Signore, trattieni questa mano! Chi fu, chiedono! Ma uno di voi, maramaldi!

Egumeno. Oste, questo non è possibile.

Oste. Ella giura, di fronte al Signore.

Figlia. Lo giuro, padre. Fui ingannata da un di questi monaci.

Egumeno. E quale mai, di noi? Chi fu a ridurti come sei?

Figlia. Io lo vedo in mezzo a voi, per gli astri del cielo.

Egumeno. Dicci allora, che noi lo si possa punire per il suo peccato.

Figlia. Che io sia fulminata all’istante se colui che mi ha ingannato non è il monaco Marino, che sta qui di fronte a me.

Egumeno. Tu, Marino?

Monaco. Marino, così devoto? Marino che loda il Signore senza tregua?

Oste. Cane! Porco! Diavolaccio!

Egumeno. Marino, la tua colpa è grande. Sarai punito per questo. Sarai scacciato, e umiliato, e inseguito dalla maledizione del Signore.

Oste. E porterai con te il frutto del tuo crimine!

Escono l’oste e la figlia. Marino s’inginocchia.

Monaco. Marino? Che hai fatto?

Egumeno. Hai gettato disonore sul nostro monastero!

Monaco. Marino! Il buon Marino! Per apparirci così devoto ed essere in verità così dissoluto, egli dovette essere doppiamente dissoluto. E duplice è il suo crimine, perché egli non è soltanto un monaco peccatore, ma un peccatore travestito da monaco.

Egumeno. Togli dunque, Marino, questa sacra veste, levati l’abito con il quale hai voluto ingannare noi e quella povera donna.

Marino (prostrato). Padre! Fratelli! Io prego voi, e prego il Signore: perdonatemi se ho peccato. E’ vero, sono un’ipocrita. E’ vero, ho celato a voi il mio vero corpo. E’ vero, questo sacro abito è un sacro travestimento, un inganno. Eppure, chiamo Iddio onnipotente come testimone della verità delle mie parole, questo abito è quanto di più caro io abbia! Questo inganno dunque, è un sacro inganno. Io recito, certo, ma la parte mi è stata scritta dal Signore stesso. Poiché tutto è inganno in questo mondo, e vediamo come in uno specchio, soltanto un inganno può rovesciare ciò che è rovesciato e restituire la verità. Io vi prego in ginocchio di lasciarmi questo abito, e di lasciarmi stare presso il monastero.

Egumeno. Allora tieni codesto abito, ma vattene fuori da queste mura.

Marino. Grazie, padre. Addio, fratelli.

Marino esce da una parte, gli altri dall’altra.

CORO. Marina, Marino, Marina, Marino. Con un sacro inganno entrasti nel monastero e per un empio inganno ne sei scacciata. Qual è la verità? Qual è la verità? Il Signore Cristo Gesù è la verità.

Terzo Quadro:

La Passione

Rientrano. La scena è divisa in due parti, visibilmente separate: interno ed esterno del monastero. Da una parte, Marina e il bambino. Dall’altra, l’Egumeno e il Monaco. Le parti si alternano: quando si recita da una parte, si prega dall’altra.

Marino. Tua madre ti ha abbandonato e così tuo padre. Per cui ti crescerò io, e ti farò da madre e da padre. Qui sarà la nostra casa, sotto questo portico fuori dal monastero. Ci proteggerà dalla pioggia, e dal freddo. Più lontano non posso andare, perché il Signore ha voluto che io restassi qui per onorarlo con canti e preghiere.

Monaco. Padre, guardi!

Egumeno. Marino  sta pagando il suo peccato, come noi paghiamo i nostri. Ma il suo peccato è tanto più grande, e il prezzo tanto più alto. Che il Signore sia clemente con lui.

Marino. Arriva l’inverno. Stringiti a me. Abbeverati al mio seno. Per miracolo esso stilla caldo latte, come quello di una madre. Crescerai forte e sano. Ora t’insegnerò a pregare: Onnipotente e vero Iddio, creatore di tutto ciò che esiste, senza dubbio tre persone in una, un solo Dio in infinita gloria, tu ha fatto sia la notte che il giorno, bestie, uccelli e pesci…

Monaco. Padre, giammai si è visto inverno più gelido. Nostro fratello Marino dorme fuori dal nostro monastero e patisce il freddo, assieme al bambino. Marino prega dal mattino alla sera.

Egumeno. La preghiera lo aiuterà, e con essa supererà l’inverno.

Marino. Sono passati quattro anni, e tu cresci forte e sano, per grazia del Signore. Le tue prime parole sono state lodi e canti liturgici. Perciò Iddio onnipotente non potrà che gloriarsi del tuo amore, dell’amore che ti ho insegnato.

Monaco. Padre, sono passati quattro anni. La devozione di Marino muove tutti noi a rispetto e compassione.

Egumeno. Il cammino di Marino è ancora lungo.

Marino. Il Signore ha voluto che io non fossi né uomo né donna, né padre né madre, eppure tutte queste cose assieme. Perché chi è servo di Cristo è servo e nient’altro, e questo è tutto.

Egumeno. Che mi dici del fratello Marino? Che mi dici del figlio che sta crescendo?

Monaco. Sono oramai dieci anni che vive fuori dalle mura del nostro monastero, ma è come se fosse dentro, assieme a noi: poiché egli segue tutte le funzioni liturgiche, e lavora tanto più di noi, per procurare il cibo al bambino e per istruirlo. Marino è senza dubbio il miglior cristiano che si sia mai visto.

Marino. Che freddo, piccolo mio! Che freddo nelle ossa. Questo è il tuo dodicesimo inverno, ed è certamente anche il mio ultimo. Ma che importa? Tu ora sei cresciuto, sai parlare e sai pregare. Dio onnipotente mi ha fatto vivere quanto basta.

In ginocchio con la testa per terra, si spegne.

Egumeno. Fratelli, sono passati dodici anni da quando ho cacciato Marino dal nostro monastero per le sue colpe. Egli le ha pagate tutte con la sua devozione, e ho deciso di accogliere la vostra richiesta di riammetterlo tra noi.

Monaco. Padre, Marino è morto questa mattina.

Egumeno. Il Signore l’ha chiamato a sé. Egli sarà degno di essere sepolto tra noi. Portate qui il suo corpo.

Due monaci trascinano il corpo dall’altro lato della scena. Togliendogli il saio, si avvedono della sua anatomia.

Monaco. Mirabilia! Marino non è uomo!

Egumeno. Miracolo! Marina è donna!

Monaco. Un santo inganno, veramente!

Egumeno. Un santissimo travestimento!

Monaco. Una sacra menzogna! Una divina messa in scena!

Egumeno. Oh Signore! Quale errore terribile ho compiuto, accusando Marino di un crimine che non poteva compiere! Quale errore nel fargli pagare una colpa non sua!

Monaco. Marino era di certo un santo.

Egumeno. Marina era di certo una santa.

Quarto Quadro:

Il Miracolo

Entrano l’oste e la figlia, muta.

Oste. Una santa! Una santa! Fateci entrare presto, fateci toccare la santa, che guarisca mia figlia. Da dodici anni è abitata dal demonio! Guardatela, e inorridite.

Egumeno. Vieni avanti, oste! Ma la santa alla quale chiedi un miracolo non è altri che il monaco Marino, che tua figlia accusò ingiustamente dodici anni or sono, e che ora giace qui davanti a voi senza vita.

Oste. Marino! Egli dunque non era Marino, bensì Marina.

Monaco. Egli dunque non era colpevole, bensì innocente.

Egumeno. E’ tua figlia, oste, la colpevole di una terribile menzogna. Così ha attirato entro di sé la bestia.

Oste. Misericordia, Signore! Misericordia, santissima Marina, che hai accettato una colpa non tua, che hai cresciuto un figlio non tuo, per la somma gloria del Signore.

Monaco, Egumeno. Che sia lodato.

Oste. Figlia, avvicinati a Marina e chiedile perdono! Se davvero è una santa, su di te scenderà la grazia del Signore! Ella è come un’immagine sacra, nella quale veneriamo il Signore.

La figlia dell’oste si china sul corpo di Marina, e avendola toccata, sputa il demonio.

Figlia dell’oste. E’ vero, ho mentito! Fu un soldato di ventura ad usare di me, ed accusai il monaco Marino per mia viltà. Per ciò fui punita, e il demonio entrò nel mio corpo. Ma ora sono libera, perché Marina mi ha perdonata. E ha scacciato la bestia, e mi ha guarita, nel nome del Signore Dio onnipotente, del Padre, del Figlio e dal Santo Spirito. Santissima Marina, che tu sia lodata!

Oste. Noi ti veneriamo, Marina. E adoriamo il tuo sacro corpo. Farò costruire una chiesa in tuo onore! E il tuo nome sarà tra tutti i popoli.

Monaco. Viaggerà per il mare, perché il suo nome è marina.

Oste. Marino era di certo un santo.

Egumeno. Marina era di certo una santa.

Si sovrappongono.

Monaco. Marino era di certo un santo.

Egumeno. Marina era di certo una santa.

Oste. Marino era di certo un santo.

Figlia. Marina era di certo una santa.

CORO. Marina era di certo una santa, Marino era di certo un santo.

S’inginocchiano per pregare mentre continua la loro litania. Toccano la terra con la testa. Marina viene tirata verso il cielo con un complesso meccanismo di carrucole.

FINIS