L’indicibile

Due sono gli ordini di cose indicibili, il sommamente sacro e il sommamente profano. Non pronunciare il nome di Dio invano, ma evita anche di dire cacca.

La mistica vuole che non si dica alcunché del Signore per timore d’insozzarlo con le parole, e la buona educazione impone di non dire nulla di osceno per timore d’insozzare le parole. Notare la differenza: le parole stanno a metà, vanno tenute pulite ma non lo sono mai abbastanza.

I mistici ricorrono alla teologia negativa (o apofatica) che invece di descrivere Dio, lo delimita entro le descrizioni di cio’ che non é: non é cattivo, non é finito, non é materiale. Le persone educate, da parte loro, se proprio vogliono raccontare oscenità farebbero bene a usare un metodo simile. Per questo hanno inventato gli eufemismi e tanta bella retorica, per girare intorno alle parole indicibili, per parlare della cacca, del sesso e della morte. La morte, il sesso: troppo profano o troppo sacro?

Se un giorno la scienza riuscisse a incrociare i geni del marchese de Sade e di Giovanni Scoto Eriugena, la mostruosa creatura  (per gli amici Scroto) senz’altro si dedicherebbe alla scrittura di elevatissima pornografia negativa: nella quale si nega tanto minuziosamente tutto cio’ di che di virtuoso possono fare dei corpi, che se ne trarrebbe – in negativo – una descrizione infinitamente scabrosa, e un’eccitazione infinita. Viceversa, un racconto erotico, integrato con le dovute negazioni, potrebbe diventare un’agiografia negativa: la santa non mostrò il suo seno, non aprí le gambe, eccetera, nei minimi dettagli di tutto cio’ che non fece la non-viziosa.

Tornando a Scroto, la sua opera più celebre inizierebbe con queste parole:

Giustina, donna tutt’altro che virtuosa, e poco incline alla preghiera, non conservò a lungo la propria la propria verginità.

I lettori più ferrati nell’arte della litote e dell’eufemismo potranno continuare questo racconto nei commenti.