Cose che non troverete su twitter

Penso sinceramente (e lo scrivo da cinque anni su queste pagine) che il sedicente anti-imperialismo, pur nella sua apparente marginalità, sia una delle poche ideologie interessanti sorte dalle macerie del 2001, o del 1989, o del 1999; una delle poche (assieme al neo-cattolicesimo ratzingeriano) capaci di scuotere alla radice alcuni miti che ci perseguitano.

Sebbene dall’intelligenza delle intuizioni geopolitiche e sociologiche di Costanzo Preve o Gianfranco La Grassa non scivoli naturalmente verso la loro visione della società, anzi tutt’altro, la verità è che il blog Ripensare Marx è uno dei pochi luoghi in cui si sia letta un’analisi alternativa – ad esempio – dei fatti persiani, o quest’estate dei fatti georgiani, e prima ancora dei fatti tibetani. La prospettiva è chiaramente anti-americana e anti-israeliana, ma soprattutto sempre più anti-moderna, anti-liberale, e in definitiva anti-democratica, sempre più distintamente eurasiatica o nazionalista.

Ma la cosa davvero straordinaria è che, malvolentieri e un po’ sussurrando, i ripensatori di Marx hanno preso posizione anche sui fatti italiani, per infine giungere al vero salto mortale, al balzo intergalattico, al teletrasporto ontologico: se il premier italiano è vittima di una manovra orchestrata dai servizi segreti americani, allora egli sarà – inconsapevolmente – un baluardo dell’anti-atlantismo. Berlusconi dunque, scrive sul sito G.P.,

rappresenta una flebile opportunità per il nostro Paese di sganciarsi dal giogo occidentale a dominanza statunitense (…) lui che avrebbe i mezzi per candidarsi ad artefice della fondazione di una nuova politica estera, potenzialmente più performativa e di grande vantaggio per l’Italia.

Rien ne va plus!