l’anello mancante

Esiste un racconto breve di Elia Spallanzani, dal titolo “L’anello mancante” (1971). Spallanzani ipotizza l’esistenza di una società segreta che, a partire dal XIII° secolo, si occupa di contrastare l’emergenza di teorie anti-creazioniste, da principio ancora al loro stadio “onto-linguistico” di critica del realismo platonico. Vittima illustre di questa oscura associazione fu Pietro Abelardo, che andava dirigendo le sue riflessioni verso un primo abbozzo di teoria evoluzionista, attraverso la sua opera di scardinamento delle cose dalle parole. Ma la più grande impresa di questa società – un’impresa che dura ormai da sette secoli – è stata la sistematica eliminazione fisica dei resti fossili che testimoniano di fasi intermedie dell’evoluzione degli animali; insomma i famosi anelli mancanti. La rarità delle prove empiriche, che il darwinismo lamenta da oltre un secolo, sarebbe perciò una diretta conseguenza di questa folle cospirazione. Il racconto si conclude con la scoperta di un gigantesco magazzino sotterraneo, a Roma, che raccoglie tutto il materiale occultato; sale che tracciano la graduale evoluzione di ogni specie. Invece di uscire fuori e rivelare al mondo la sua scoperta, il protagonista del racconto capisce che il suo posto è tra queste creature che vivono ai margini del linguaggio, tra una parola e l’altra, e sceglie di restare con loro.