La crepa gnostica

Domani esce V for Vendetta, il film tratto dal fumetto di Alan Moore e David Lloyd, sceneggiato dai matrixiani fratelli Wachowski. Sebbene Moore abbia addirittura richiesto che il suo nome fosse tolto dai credits, nutro qualche buona speranza dall’incontro tra la sua distopia scurissima e le ossessioni neo-gnostiche di Matrix. Non arriver√≤ a dire qualche buona speranza estetica; e contemporaneamente diffido da coloro che nascondono la loro fruizione dietro allo schermo di speranza sociologiche. Diciamo invece che confido nella capacit√† di questo film d’inquadrare una fetta importante d’inconscio collettivo, di Zeitgeist, d’ideologia. Non c’√® nient’altro da chiedere, all’arte.

La cattiva fama di Matrix nasce da un malinteso abbastanza stupido. Matrix √® la dimostrazione perfetta di come si pu√≤ tirare fuori un potenziale drammatico, un’essenza narrativa, dalle teorie metafisiche. La dimostrazione quindi che la metafisica si fruisce come racconto (e pi√Ļ precisamente ha un genere: l’epica). Invece la maggior parte dei critici ha creduto che fosse il contrario, diffondere delle idee in una forma narrativa: da qui le accuse di banalizzare Platone o Cartesio, di fare divulgazione spicciola. Quelli erano solo segnali, scherzi, come il libro di Baudrillard che appare in una delle prime scene. Ma l’Allegoria √® semplicemente un furto. Un d√©tournement. Come un rebus, del quale non c’√® bisogno di comprendere il significato per cogliere la bellezza da esso generata.

L’Allegoria √® anche un nuovo modo di vedere ci√≤ che viene allegorizzato. Matrix getta luce su quelle stesse idee che altrove appaiono in forma latente, senza fucili e occhiali da sole ma sostanzialmente identiche. Neo e Trinity uccidono decine d’innocenti, perch√© non sono dalla loro parte nel conflitto tra Verit√† e Apparenza. Nel 1999 Matrix sdogana quel terrorismo metafisico che invader√† la realt√† due anni dopo. La guerra santa di Al Qaeda non √® diversa dal terrorismo gnostico dei ribelli di Morpheus. Matrix inneggia all’omicidio di massa degli ilici, cio√® coloro che non combattono la loro battaglia spirituale di ribaltamento del Falso nel Vero. Nella drammatizzazione dell’ontologia gnostica c’√® lo stesso slittamento di senso che nell’interpretazione guerriera di Jihad (tranciando il nodo ermeneutico: la guerra santa dentro l’anima o contro gli infedeli?). Bin Laden e Matrix sono metafore efficienti della separazione ontologica sulla quale si fonda la Metafisica.

E allora V. Il terrorista anarchico. La maschera. Il teatro nel teatro come unica via di fuga dalla finzione. Parlano di prigioni, niente di pi√Ļ gnostico: la storia come prigione. Evey dice: “I was happy. If that’s a prison, then I don’t care”. V risponde: “Don’t you? Your lover lived in the penitentiary that we are all born into, and was forced to rake the dregs of that world for his living (…) Is that happiness worth more than freedom?” Un’altra rivolta metafisica, ancora una volta la politica √® solo una metafora; ma gi√† si lessicalizza ovunque. La battaglia diventa reale. Attraverso questa metaforizzazione si articola un meccanismo di appropriazione, da parte di una societ√† passiva di consumatori, di una mitologia terroristica. C’√® una crepa gnostica che si sta aprendo. Il film sar√† un sintomo o un simbolo? Sta per arrivare la prima vera rivoluzione metafisica oppure ci si limiter√† a consumarla nei cinema?