La contraddizione

A visione avvenuta, non c’√® molto altro da dire su V for Vendetta, il film. Una di quelle opere di cui la fruizione √® superflua per capirne la grandezza, perch√© essa √® nell’idea stessa (com’era per il gibsoniano The Passion), nell’incontro tra l’idea, il medium, il contesto di diffusione. Non importa la convenzionalit√† della forma artistica, o quanto didascalici siano i riferimenti all’attualit√†: il messaggio rimane potentemente ambiguo, contradditorio, aporetico – ed √® questa la sua forza, non la sua debolezza, come sembra intenderla Massimo Adinolfi. “Da cosa mettono in guardia dunque i fratelli Wachowski: da loro stessi?” scrive, parafrasando il livore di Baudrillard che defin√¨ Matrix un film sulla matrice come l’avrebbe prodotto la matrice stessa. Ma certo, questo √® il punto: la contraddizione. Un significato √® sempre una contraddizione, altrimenti sarebbe una tautologia. V for Vendetta √® un’esplosione di significato nei multisala di tutto il mondo, e il vero spettacolo sono gli spettatori inebetiti dall’orgia anarchica che tornano alle loro vite di consumatori, a consumare altre rivoluzioni.

Soltanto alcune riflessioni sul film. Ottima l’idea di ristrutturare l’intreccio attorno al progressivo svelamento della verit√† totalitaria, invece di rendere subito evidente l’ambientazione distopica. Come in Matrix, il film si costruisce come una dolorosa rivelazione, e il rituale iniziatico della pillola rossa ha un parallelo nella prigionia simulata di Evey. La verit√† si oppone alla felicit√†, √® un sacrificio e un travaglio. In altri termini, non ha altro valore che metafisico. La critica √® radicale e meta-politica.

Un riferimento shakespeariano evidente per la scena della prigionia simulata: Amleto, la scena della rappresentazione alll’atto terzo, scena seconda. Degli attori mettono in scena il crimine indicibile, la verit√† segreta che il mondo di Amleto nasconde. Nel mondo realmente rovesciato, la cosa pi√Ļ vicina alla verit√† √® una falsificazione del falso. Si noti: nella tragedia shakespeariana l’unico momento di verit√† √® una messa in scena, nella quale dei saltimbanchi rappresentano il regicidio e l’incesto realmente avvenuti. Il mondo √® cos√¨ rovesciato che rovesciandolo quasi lo si raddrizza! Se come scrive Pascal il mondo √® un ab√ģme, pu√≤ mimarne la redenzione soltanto una mise en ab√ģme.

Film retorico senza dubbio. Ma l’immagine di un uomo mascherato che declama “Non si pu√≤ uccidere un’idea” mentre gli stanno sparando √® gi√† sufficiente a disinnescare ogni critica, per eccesso di melodramma. The theatrical stuff, you see, it’s everything. Questo √® un film sul potere della retorica, e ogni eccesso va visto nella sua teatralit√†. Diverse scene sinceramente emozionanti, e per questo il film ha un valore aggiunto rispetto al fumetto, che pur √® pi√Ļ profondo e raffinato. Ha la potenza emotiva di un chiassoso meccanismo retorico.

La scena del Parlamento che esplode √® potentissima. La musica classica distrae: immaginatela con dietro i Sex Pistols (spettacolo dell’anarchia teatralizzata) e coglierete il significato storico esatto dell’opera di Moore, concepita agli albori degli anni Ottanta. Anarchy in the UK. In quell’esplosione filmica c’√® tanta gioia che nel fumetto non era possibile rappresentare. L’atto simbolico puro.

La prospettiva anarchica – in quanto metapolitica – permette di porsi al di l√† di ogni problema di legittimazione. Non √® assolutamente problema posto dal film se sia legittimo usare il terrore contro uno stato totalitario. Legittimare la violenza significa aggirare una regola (che proibisce la violenza) disegnando lo spazio di un’eccezione (la regola non vale di fronte a uno stato che pratica esso stesso la violenza). Ma l’anarchia √® il governo dell’eccezione, non deve aggirare alcuna regola. Ma se il film non si pone questo problema, √® un film irresponsabile? Un film pericoloso?

Per√≤ noto che questo √® un tema particolarmente importante in Shakespeare (c’√® molto da scrivere su V/Shakespeare), nei drammi storici. La legittimazione del regicidio; ad esempio il Riccardo III. Nota il parallelo: monarchia/regicidio; democrazia (pur corrotta)/terrorismo. Si attacca il soggetto del potere: e qual’√® il soggetto del potere in V, cosa √® colpito in primo luogo dall’anarchico mascherato? I simboli. La democrazia √® una simbolocrazia. Non finisce con la morte del Leader, ma con l’esplosione liberatoria del simbolo del potere – ovvero del potere stesso (una decina di anni dopo Moore scriver√† From Hell, a proposito del potere incarnato nello spazio urbano, e sempre a proposito di Londra).

Casuale riferimento all’attualit√†, valga come profezia realizzata: un fingerman spara a una bambina e scatena una rivolta. Lo stesso meccanismo delle rivolte nella banlieue francese. Ancora: la proliferazione delle maschere, come il Subcomandante Marcos, il condividuo blissettiano. E quindi infine: se questo √® un film sulla proliferazione delle idee, il trigger di una rivolta metafisica, un ipersigillo – cosa ci aspetta? Nulla, ovviamente.