la sala d’attesa di Cacciari

Stanotte ho fatto un sogno curioso.

Sono in una grande sala in cui attendo d’incontrare Cacciari per chiedergli una cosa. Così, pianto il mio laptop con due casse e faccio un djset nella sala d’attesa. Ci sono una decina di giovani lì, molto entusiasti, mi sorridono – ma non ballano. Perché non ballate? Perché? Poi esce Cacciari e mi dice: “la sua musica è molto bella” e credo che lo dica ironicamente, “ma non si può mettere musica forte nella sala d’attesa di Cacciari, è una questione uhm di rispetto”. Io dico “ah, scusi”. Lui dice poi che ha anche letto quel fumetto che ho fatto su di lui. Io dico che spero che questo non rovini i nostri rapporti perché devo chiedergli una cosa. Lui dice che adesso deve andare a pranzo ed esce, indossando un terrible maglione di lana da sciatore a rombi bianchi e arancioni. Quindi vado fuori anch’io, nell’attesa. Succedono cose, poi mi accorgo di non avere le scarpe. Le avevo tolte, si, ma dove le avevo messe? Credo lì per strada ma non ci sono. Allora m’incazzo, penso: “eh ma non si possono lasciare le scarpe da qualche parte che subito un senzatetto te le ruba, maledetti senzatetto senza scarpe”. Prendo un alberello in un vaso per strada, di un ristorante, lo impugno dal tronco, e spacco il vaso contro una vetrina, nervosamente. Poi ci rifletto e concludo che me l’ero tolte per fare il set, quindi torno nella sala di Cacciari e infatti sono lì. Intanto Cacciari è tornato, sta firmando autografi dietro un banchetto. Una ragazza si avvicina e si complimenta per il mio fumetto e mi chiede se sto andando a farmelo firmare da Cacciari. “no”, le dico, e le spiego perché.

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