Esercizi di retorica

In risposta alle opinioni di Leonardo sui crocifissi, che condivido pienamente, Malvino domanda: dunque bisogna combattere solo le battaglie che si è certi di vincere? Infatti io credo di si. Bisogna seguire l’esempio dei “Politiques” alla corte di Carlo IX di Francia, che cercavano di soffocare il conflitto civile mentre cattolici intransigenti e protestanti integralisti spingevano per lo scontro aperto. Si sa com’è finita: la notte del 24 agosto 1572, la notte di San Bartolomeo, un massacro di cui ancora si serba la memoria. Ma si trattò di un fallimento dei Politiques o delle loro idee? Di certo un Politique, rinunciando alle semplificazioni e agli schematismi, si priva degli strumenti retorici per incidere direttamente sulla società. Non a caso, un recente intervento televisivo di Leonardo è stato tagliato là dove la posizione diventava troppo complessa. Lo scrivevo già a proposito del caso Caracciolo: nello spazio pubblico esistono solo posizioni semplici, tagliate con l’accetta. Ciò che bisogna fare, allora, è appropriarsi dell’accetta. Ernesto Laclau, ne La ragione populista, ha mostrato bene in che misura la retorica e la vaghezza sono necessarie per costruire un discorso pubblico; ha restituito dignità all’idea che la semplificazione dello spazio politico, ovvero la “divisione dicotomica della società in due fronti”, fosse un “ingrediente imprescindibile della politica tout court“. Appropriarsi dell’accetta, significa anche tentare di spostare leggermente i termini del conflitto. Questo senza distinzioni raffinate, ma con dei virili colpi di arma bianca. Ma ne saremo capaci?