I tre porcellini, o dell’indifferenza
17 novembre 2009
Tutti conoscono la favola e la sua semplicistica morale, che ricorda quella di “La cicala e la formica” o la parabola della casa costruita sulla sabbia e della casa costruita sulla roccia (Matteo 7,24-27, Luca 6,47-49). Nella versione di Walt Disney vediamo il primo porcellino costruire una casa di paglia, il secondo una di legno e poi tutti e due che giocano e si divertono prendendo in giro il terzo fratello, che sta ancora lavorando sodo per costruire la sua casa di mattoni. Poi arriva il lupo [1].
Fatto sta che la prima trascrizione della favola è un po’ diversa. In The Nursey Rhymes Of England, pubblicato nel 1843, l’aspetto “formica-cicala” manca del tutto. I tre suini vengono allontanati dalla madre ed invitati a cercare la propria fortuna: il primo si imbatte in un viandante che ha della paglia e gliene chiede per farsi un casa; il secondo incontra un viandante che porta legna e il terzo uno che porta mattoni. La tragica morte dei primi due maiali arriva in pochissime righe. Il punto da sottolineare è che la favola non dice affatto che il terzo maialino abbia fatto più fatica, nè che gli altri due abbiano scelto materiali leggeri per lavorare meno. In realtà l’uso dei diversi materiali sembra del tutto casuale, o frutto del destino.
Spogliata dal moralismo disneyano, la favola appare per quello che è realmente, ossia una cruda trasposizione della teoria (non a caso coeva) della selezione naturale: gli organismi mutano casualmente ma sotto la pressione naturale sopravvive solo il più adatto [2]. Ironicamente (ma forse no, forse era voluto), la versione originaria della favola è quasi del tutto scomparsa, lasciando il posto a testi più blandi e addomesticati: ovviamente si tratta di un’ulteriore applicazione del medesimo principio, per cui mutazioni pseudo casuali hanno prodotto una super-favola zuccherosa e corretta, che sopravvive meglio nei cervelli dei bacchettoni e delle maestre elementari.

La crudele macchina dei Tre porcellini potrebbe essere analizzata più a lungo: mi sono limitato a qualche accenno, magari per far tornare la voglia di leggerla, ben oltre la sua presunta arretratezza. Al momento mi preme aver dimostrato che considerarla una storiella buona per le suore vuol dire non comprenderne la drammatica modernità [3].
[1] L’autore tace volutamente la circostanza, ben nota, che il cartone originale conteneva tracce di antisemitismo (nell’adozione da parte del lupo di un mascheramento da questuante ebreo).
[2] L’autore finge di ignorare che l’Origine delle specie fu pubblicata solo nel 1858, ossia quindici anni dopo i Tre porcellini. Sarebbe quindi più corretto dire che la favola ispirò Darwin, invece di esserne ispirata.
[3] L’autore, non si sa perchè, sembra non considerare che la favola della selezione naturale ha ormai centocinquant’anni e quindi è tutto fuorchè moderna.
Commenti
Acuto come sempre, RAV. Ma non sarà che hai un po’ sottovalutato il “moralismo disneyano”, e proprio nel senso che tu illustri? Mi spiego: rivedendo su You Tube il video disneyano cui tu rimandi, mi pare chiaro che il moralismo è messo qui al servizio dell’economico. Solo lavorando sodo, cioè, con perizia e preveggenza si “entra in un circolo virtuoso” di riproducibilità dell’identico. I mattoni rappresentano qui, mi pare, per così la garanzia economico-politica della funzionalità di quella stessa selezione naturale che evochi, del tutto giustamente. Il “più adatto” diventa qui, letteralmente, il più fungibile (come dimostrano i quadri e i poster appesi alle pareti delle tre case disneyane: espressioni di puro di-vertimento nei primi due casi, che non rinviano nient’altro che a se stessi – rappresentano infatti i due porcellini intenti a ballare e a suonare; mentre costituiscono una ferrea “messa-a-regime” nel terzo caso – e che poi in essi siano rappresentati “mother” (una scrofa che allatta numerosi piccoli) e “father” (una fila di salsiccie) mi pare una conferma tragicamente ironica del circolo riproduzione-morte, che nelle società capitalistiche diviene virtuosa e funzionale riproducibilità di se stessa). Ovvero: il capitalismo è un destino, solo vagabondi e imprevidenti ne restano esclusi.
La fiaba disneyana deve essere interpretata in chiave massonica.
Mentre i due porcellini minori (i profani) si preoccupano solo del lato materiale della vita, costruendo una abitazione che ha solo lo scopo di adempiere ad una funzione utilitaristica, il maggiore (l’iniziato) si appresta al duro lavoro del Libero Muratore di edificare, con i mattoni, il Tempio!
Il lupo (il male), per cercare di convincere i profani ad aprire la porta si traveste, semplicemente, da agnello; ma con l’iniziato usa una tattica più raffinata. Sapendo che il Fratello Massone ha in alta stima la tradizione spirituale ebraica, cerca di farsi aprire la porta presentandosi come venditore ebreo. L’iniziato riconosce però l’inganno e non lascierà entrare il male nel Tempio al quale nel frattempo i due porcellini minori hanno bussato ed, essendo stati accettati, sono divenuti anch’essi Liberi Muratori!
c’è anche un’altra possibilità: c’era una volta un professore universitario che aveva tre allievi e disse loro qui non c’è più spazio, andate a cercare nel mondo la vostra fama. allora il primo si diede all’idealismo e costruì una teoria che era la sintesi di spinte contrapposte; il secondo, per non essere da meno, trovò astratta la teoria e credette di poter irrobustire l’idealismo iniettando nelle sue fondamenta una buona dose di economia politica; il terzo, che si credeva il più furbo della nidiata, mostrò loro che l’edificio era sempre fragile perchè la loro teoria (come qualsiasi altro testo) poteva essere letta arbitrariamente, per cui si diede a decostruirla con la sua disonesta dialessi: era arrivato a mettere mano alle fondamenta e sosteneva contraddittoriamente che adesso la teoria, pur essendo sparita, era addirttura più robusta di prima, quando all’improvviso arrivò la storia (il lupo) e se li mangiò tutti e tre.
Bellissimo, Dahlgren (soprattutto per quel che riguarda la DIsonesta DIalessi…)!
gab, questo post è una caricatura
In effetti il post lo ha scritto Dahlgren, apocrifo, per prendere in giro i miei deliri… O imposture intellettuali? Ma questo non prova nulla. I miei post (almeno quello su Aristofane) sono di per sé ironici, e la discussione che ne segue si basa sulla sospensione del principio d’incredulità. In realtà il post di Dahlgren è interessante sebbene (intenzionalmente) delirante, perché mi apprende qualcosa sulla quale posso riflettere anche senza considerare l’idea che I 3 porcellini abbiano ispirato Darwin, posizione peraltro più simile a una battuta evidente che a una caricatura segreta. Ma l’analisi evoluzionista, in fondo, può farsi, a ruota libera, almeno fintanto che da questa convergenza assurda non nasca un’ipotesi più seria e solida. Chiaramente Gabriele si autorizza a seguire lo stesso approccio ironico-delirante, che ha i suoi rischi ma anche le sue sorprese, perché l’ho autorizzato io (ovvero Dahlgren) lanciando la discussione all’insegna del “rutto libero”.
quando ho detto che il post era una caricatura stavo ovviamente ironizzando. il mio post sui tre porcellini è serissimo e io intendevo proprio dire che hanno ispirato darwin (a qualsiasi risposta potrò replicare che la mia precedente dichiarazione era ironica, per cui ovviamente stavo scherzando quando affermavo che i tre porcellini etc. e così via)
Ma, insomma, basta! Che sia o no una caricatura questo post a me, lettore sempre attento e ben disposto ai deliri intellettuali, come anche alle abissali mises en abime, è piaciuto, per cui anch’io mi sono cimentato nel rutto libero, come dice argutamente Raffaele (o era Dahlgren?).
qua si entra solo arguti. però bada che così finirai per non distinguere più i deliri veri dai finti. come in quel giuoco in cui si passa da ostaggio a cadavere cambiando una sola lettera per volta, così possiamo prendere un qualsiasi testo, una qualsiasi idea, e dire che il primo esprime la seconda o che la nega: possiamo costruire, per modo di dire, un’enciclopedia infinitamente più vasta di quella reale, una in cui tutto si lega con tutto: e non sarebbe altro che la facoltà di irrilevanza comparata con cui giocavano altri criceti quarant’anni fa. ma prima che del nostro nome rimanga soltanto “una lezione deterrima nell’abbandonata biblioteca degli astri” è forse il caso di pensare un po’ alla fica.
raffaè, ci sei tu dietro questo?
touché, Dahlgren.
Il terzo maiale mangia il lupo, questa sì è decostruzione
proprio perché ha centocinquant’anni la favola è moderna. al massimo non è contemporanea.
e non ha neanche ispirato darwin, se proprio vogliamo guardare i dettagli :)