Primo sangue
26 dicembre 2009
Esiste un circolo vizioso della vendetta e noi non abbiamo idea di quanto profondamente incida sulle società primitive. Perché questo circolo non esiste per noi. Ma qual è dunque la ragione di questo privilegio? Ebbene, sta in una particolare istituzione. E’ il sistema giudiziario che evacua la minaccia della vendetta. Questo non sopprime la vendetta: ma la circoscrive in una rappresaglia unica il cui esercizio è affidato a un’autorità sovrana e specializzata nel proprio ambito. Le decisioni dell’autorità giudiziaria si affermano sempre come l’ultima parola in materia di vendetta.

C’è del vero nell’idea berlusconiana che la magistratura sia un potere politico. Del vero in assoluto — come mostra bene L’idéologie de la magistrature ancienne di Jacques Krynen, da poco uscito, che sviluppa la tesi secondo cui “la justice est devenue concurrente du pouvoir politique” — e del vero nella particolare situazione politica italiana. Che non vuol dire che la giustizia sia di parte ma che è essa stessa sostanzialmente una parte, come mostrava Montesquieu. Ma è giusto dire questa verità ? Non sarebbe più opportuno giocare secondo le regole, piuttosto che infrangere una finzione necessaria?
Se ha ragione René Girard a proposito della funzione del sistema giudiziario nell’interruzione del ciclo della violenza, allora il nostro conflitto istituzionale permanente lambisce un conflitto ben più serio. Là dove la Giustizia non è più in grado di formulare l’ultima parola e l’Esecutivo non ha più l’autorità per esercitare l’ultima violenza, la comunità non può che tornare al caos della vendetta privata. Per citare ancora Girard, “in assenza di un’organismo sovrano e indipendente in grado di monopolizzare la vendetta, sussiste il rischio di una scalata senza fine”.
Il buon Girard ama ripetere che il suo modello è in grado di spiegare qualsiasi cosa. Ebbene, se un paragrafo del 1972 è in grado di dare senso al gesto di Massimo Tartaglia, sono proprio tentato di dargli ragione.

Commenti
Il problema, e lo sai bene, è che tale reciprocità violenta non può, nella nostra epoca, trovare uno sfogo espiatorio definitivo che riconcilii le parti contendenti. La Croce è stato l’ultimo serio tentativo politico di riconciliazione e Caifa il più fine esempio politico (vedi come si riconciliarono bene sia Erode che Pilato!). Di più: oggi la lotta si fa, giocoforza, a colpi di vittimismo: io sono più vittima di te, sei tu che mi aggredisci eccetera. Tutti vogliono incarnare “la vittima” o, perlomeno, possederne lo scettro. Tanto che Satana oggi, se si seguono bene gli sviluppi dell’ultimo Girard, ha un solo unico modo di poter “gestire” il potere nella moderna società liberal-democratica: ossia quello, appunto, di “fare la vittima”. Il sistema giudiziario è parte di questo gioco; nessun Salomone si vede allo porte che mostri chiaramente alle parti in lotta chi ha torto e chi ha ragione, col gesto estremo di tagliare a metà l’infante conteso. Solo allora, forse, una “buona prostituta” si affaccerà alla ribalta disposta a rinunciare al figlio purché il bambino viva.
P.S.
Ti linko e riporto il mio commento lunghetto nel mio luogo di pensieri.
mah… secondo me per evitare la vendetta privata non c’è bisogno di una magistratura indipendente: il monopolio della forza statale è più che sufficiente. In uno stato del genere la fazione che si sente oppressa potrà magari reagire in modo violento, ma sarà sempre una violenza organizzata (terrorismo, guerra civile). Uno dei nostri problemi è che ci sono studiosi delle poche tribù primitive che ancora esistono, mentre non c’è nessuno che studi la società settecentesca (che non esiste proprio più). Come mai stiamo a sentire dei tizi che vogliono spiegare il mondo attuale partendo dai rituali dei boscimani?
Luca, non capirò mai come fai ad essere contemporaneamente così girardiano e così anticlericale. :)
Dahlgren, il problema non è se la magistratura sia o non sia indipendente, ma se tutti accettano — formalmente — che lo sia. In questo senso, la crisi è direttamente imputabile non alla magistratura che starebbe abusando del proprio potere, bensì al premier che denuncia un eventuale abuso (la giustizia lo perseguita) – o che si fa prova vivente di un eventuale abuso inverso (la giustizia non lo condanna). Il gesto di Tartaglia mi pare una reazione a un generale sentimento d’impunità .
Aggiungo: la Giustizia ha la stessa funzione del segno di Caino. La punizione giusta serve a “salvare” il colpevole dal linciaggio. Questo vale ad esempio per la censura: personalmente credo che sarebbe stato giustissimo censurare Rushdie per salvarlo dalle fatwe… Non possiamo militarizzare la società per garantire diritti che chiaramente non si possono far rispettare.
non discutevo su chi sia “colpevole”, berlusca o i magistrati, ma sulla frase “in assenza di un’organismo sovrano e indipendente in grado di monopolizzare la vendetta, sussiste il rischio di una scalata senza fine”. questo secondo me non è vero: nè in senso generale, nè in senso metaforico. una giustizia serva dell’esecutivo (come è stata per molto tempo) sarebbe ugualmente adatta a limitare la violenza degli individui (come singoli, non come gruppi). ((la giustizia divina è appunto di questo tipo, perchè dio è ingiudicabile)). l’indipendenza (formale, necessariamente) della magistratura è qualcosa di più del monopolio della forza, e di diverso. e del resto non è neanche vero che la giustizia “faccia vendetta” per conto dei cittadini, visto che una delle sue tante funzioni è anche “proteggere” il criminale. insomma, stiamo parlando per immagini, come se ci fosse davvero qualcosa di simile tra noi e i boscimani (c’è la nostra natura bestiale, infatti, ma è sepolta nel profondo… più precisamente, è sepolta nella televisione). IO DICO che tartaglia non ha agito perchè ha sentito l’impunità , ma per motivi sessuali.
Non credo che Girard parlasse d’indipendenza della giustizia dall’esecutivo, ma d’indipendenza tout court. La giustizia serva dell’esecutivo svolge il suo compito se l’esecutivo è legittimo, formalmente riconosciuto come avente l’ultima parola, inadatto a essere oggetto di vendetta. Il problema sorge quando la giustiza e/o l’esecutivo non vengono più percepiti come “terzi”… Questo è proprio il caso della guerra civile, in cui le istituzioni vengono considerati come emanazioni di una parte. In questo caso, le istituzioni non servono a interrompere il ciclo della vendetta perché sono esse stesse parte del ciclo. La condanna o la non condanna di Berlusconi non sono più l’ultima parola, e ne chiamano dunque un’altra, e un’altra ancora.
eh ma per noi potere legittimo e magistratura indipendente sono inscindibili… non c’è uno senza l’altro e non si può neanche dire chi viene prima… alla gente non è che viene voglia di ammazzare berlusconi (o i giudici) per fare una vendetta, in quanto il potere è illegittimo… se berlusconi gli avesse cacato nel giardino, allora si lo ammazarebbero per vendetta… vogliono farlo perchè, dando per scontato che i due poteri sono in lotta, potrebbero anche lottare facendo meno casino, e in modo più rapido… è come un “non se ne può più″, un infinito accumularsi di tensione… e se un giorno succedesse, se uno dei due poteri riuscisse veramente a sovrastare l’altro, allora forse ci sarebbe la guerra civile… mentre se si eliminassero le persone che attirano l’odio viscerale, allora il sistema potrebbe sopravvivere praticamente immutato… con lo stesso sistema, lo stesso conflitto permanente, ma meno fastidioso…
caro RAV,
credo che se Girard abitasse in Italia sarebbe anch’egli, necessariamente, anticlericale.
In effetti… :)
Credo che il paragrafo girardiano citato sia, in ultima analisi, una straordinaria ‘sintesi operativa’ dell’ “Orestea” di Eschilo. La ‘finzione’ fondamentale (mito fodatore) è rappresentata dalle Erinni che si trasformano in Eumenidi.
è importante mettere ilminor pathos possibile nel rovesciamento dell’autorità . Esse sono da deporre con una
disinvoltura e una derisione scrupolosa.
[...] la mafia la combatte la mafia, dove non esiste un sistema giudiziario (formalmente, letteralmente non esiste) ma un bolgia sconfinata di burocrati corrotti e corruttori, gole profonde, falsificatori, spie, [...]