Primo sangue

Esiste un circolo vizioso della vendetta e noi non abbiamo idea di quanto profondamente incida sulle società primitive. Perché questo circolo non esiste per noi. Ma qual è dunque la ragione di questo privilegio? Ebbene, sta in una particolare istituzione. E’ il sistema giudiziario che evacua la minaccia della vendetta. Questo non sopprime la vendetta: ma la circoscrive in una rappresaglia unica il cui esercizio è affidato a un’autorità sovrana e specializzata nel proprio ambito. Le decisioni dell’autorità giudiziaria si affermano sempre come l’ultima parola in materia di vendetta.

René Girard, La Violenza e il Sacro

C’è del vero nell’idea berlusconiana che la magistratura sia un potere politico. Del vero in assoluto — come mostra bene L’idéologie de la magistrature ancienne di Jacques Krynen, da poco uscito, che sviluppa la tesi secondo cui “la justice est devenue concurrente du pouvoir politique” — e del vero nella particolare situazione politica italiana. Che non vuol dire che la giustizia sia di parte ma che è essa stessa sostanzialmente una parte, come mostrava Montesquieu. Ma è giusto dire questa verità? Non sarebbe più opportuno giocare secondo le regole, piuttosto che infrangere una finzione necessaria?

Se ha ragione René Girard a proposito della funzione del sistema giudiziario nell’interruzione del ciclo della violenza, allora il nostro conflitto istituzionale permanente lambisce un conflitto ben più serio. Là dove la Giustizia non è più in grado di formulare l’ultima parola e l’Esecutivo non ha più l’autorità per esercitare l’ultima violenza, la comunità non può che tornare al caos della vendetta privata. Per citare ancora Girard, “in assenza di un’organismo sovrano e indipendente in grado di monopolizzare la vendetta, sussiste il rischio di una scalata senza fine”.

Il buon Girard ama ripetere che il suo modello è in grado di spiegare qualsiasi cosa. Ebbene, se un paragrafo del 1972 è in grado di dare senso al gesto di Massimo Tartaglia, sono proprio tentato di dargli ragione.