Poco meno che vento
7 febbraio 2010
Nell’attesa di leggere il suo promettente La commedia dell’innocenza, lettura in chiave sacrificale del genere giallo, incollo qui e faccio mio l’ottimo proposito del sempre ottimo Guido Vitiello — con la promessa di sviluppare presto l’argomento:
L’esortazione d’inizio anno, che rivolgo per primo a me stesso, è ancora una volta questa: non farti dettare le scelte di lettura dai calendari degli editori e degli uffici stampa, dal ricatto dell’attualità, dal regno dell’adulazione universale (il cui rovescio è il combattimento dei galli) che domina il cosiddetto giornalismo culturale, dalla pressione di compagnie e circoletti, spesso amabili, che fanno leva sul senso di vergogna. “Ma come, non hai letto Tal de’ Tali?”. Ebbene no, non l’ho letto, non lo leggerò mai: la vita è troppo breve. Siate crivellati di lacune, con lo stesso orgoglio che il nobile Gruviera ostenta nel vostro frigorifero. Leggete i classici, e seguite le vostre ossessioni ovunque vi portino. Tutto il resto è enciclopedismo, snobismo, accademia, fighettismo letterario, o soggezione alla “fama”: che è poco meno che vento.
Commenti
purtroppo non trovo più il testo completo della nota predica di Schopenhauer contro le novità librarie, quella che dice a un dipresso “sfuggite a quel pessimo tiro degli editori”, che vorrebbero ammaestrare il pubblico “a leggere a tempo, in modo, cioe’ , che tutti quanti leggano sempre la medesima cosa, vale a dire l’ ultima novita’ , onde avere nei loro circoli materia di conversazione”: cosi’ si trascurano le opere autentiche e si rimane sempre piu’ imprigionati “nella cerchia ristretta delle idee correnti”.