Il Figlio dell’Uomo

E sempre a proposito di cattivi esempi, direi che nessuno batte Charles Manson. Il quale oltre che pluriomicida fu anche musicista. Poco dotato, si dice. E invece ascoltando oggi Lie: the Love and Terror Cult, bisogna riconoscergli non solo un valore ma persino un’influenza considerevole, segreta e inquietante. E tralascio i vari gruppi metallo-industriali che ne coltivano il mito, a cominciare dall’omonimo Marilyn. Innanzitutto, quello che ci è stato tramandato come un mediocre disco country somiglia più alla psichedelia dei Love (o di Syd Barrett, o dei Beatles di Tomorrow never knows) che a Johnny Cash. Ma soprattutto, in una decina di tracce Manson ha anticipato (e in una certa misura influenzato) suoni che verranno più tardi: le ballate fatte in casa di Daniel Johnston, Jad Fair e They Might be Giants, il folk tremolante di Devendra Banhart. Il quale, non pago di giocare con le iconografie hippy al punto di fondare una propria Family, ha persino eseguito una cover di un pezzo di Manson. Ma se vi turba scoprire il nome del vero padre dei suoni più arditi dell’America rock/folk, pensate a come deve sentirsi questo tipo.

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