Il senso delle parole
6 febbraio 2010
La versione italiana del fenomeno mondiale chiamato “nuova destra”, e comprendente aspetti disparati ma coerenti come il neoconservatorismo statunitense, il fondamentalismo cristiano, il revisionismo storico, in Italia ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi.
Davvero? Leggo solo ora questo articolo di Valerio Evangelisti pubblicato a fine 2009 su Carmilla, e mi stupisco ancora una volta della poca lucidità dell’eccellente romanziere, poiché come abbastanza noto il “fenomeno mondiale chiamato nuova destra” consiste nell’esatto opposto. Evangelisti sembra piuttosto volere parlare di neoliberismo. Ovviamente ognuno può chiamare “nuova destra” ciò che vuole, se la considera destra e nuova, e soprattutto se ha bisogno di un espediente retorico per terrorizzare il lettore. Il problema è che Evangelisti evoca con tono professorale una definizione errata, e bisogna concludere che sta facendo una strana confusione.
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In effetti, la “nuova destra“, mondialmente associata al nome del francese Alain de Benoist, è caratterizzata da un generico anti-americanismo, anti-liberalismo e anti-modernismo. Ah. Spesso cattolica, non disdegna altri ripieghi identitari: musulmani, pagani, eccetera. Uhm. Poco sensibile al nazionalismo — eredità ottocentesca — si vuole federalista oppure europeista in chiave anti-atlantista. Toh. In Italia (qui una bibliografia) sono vicini alla nuova destra personaggi come Franco Cardini e Massimo Fini, tutto fuorché berlusconiani. Pensa. Come hanno dimostrato le controversie che seguirono l’undici settembre 2001, la nuova destra si posiziona con certezza geometrica agli esatti antipodi dell’ideologia neo-conservatrice. Ops.
La cosa paradossale è che Evangelisti potrebbe quasi avere ragione ad ascrivere Silvio Berlusconi alla nuova destra. Ha quasi ragione perché ha quasi doppiamente torto: totalmente sulla nuova destra e in parte su Berlusconi. Da qualche tempo, in effetti, in seno al centro-destra pare sbiadito l’americanismo neo-conservatore e persino il liberalismo: Giulio Tremonti antimercatista articola il proprio pensiero economico attorno agli assi Dio, Patria e Famiglia, mentre il premier intrattiene cordiali frequentazioni orientali allo scopo (scrivono dei post-marxisti vicini alla nuova destra) “di sganciarsi dal giogo occidentale a dominanza statunitense”. Per giunta, da un paio di anni De Benoist scrive sul Giornale. Certo, questi sono frammenti d’ideologia che risultano da una politica incoerente come ogni politica reale, indeterminata come ogni politica di coalizione, e inefficace come ogni retorica populista, ma è innegabile la svolta.

Senza tema del ridicolo, Evangelisti afferma che chi non condivide la sua analisi “non dispone di strumenti critici storico-economici capaci di raggiungere il livello strutturale dei fenomeni”. A me pare che le sue posizioni siano semplicemente un’elaborata costruzione per affrancarsi dalla colpa d’essere un autore Mondadori. Ciò che colpisce è quanto sia facile produrre analisi prive di fondamento in materia d’ideologia, e quanto dunque sia vano un gioco — la discussione politica — la cui regola consiste sempre e soltanto nel cambiare le regole — ovvero il senso delle parole.
Commenti
anche tu che leggi carmilla, però…
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Sempre meglio che Nazione Indiana, o no?
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ora però ti tocca sostenere che il fatto è sempre meglio del manifesto (la scelta del condannato)
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Non eri te quello che scriveva su Alias? :)
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non è che hai esagerato con la grappa?
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da giovane mi piacevano i romanzi di evangelisti, uno dei tanti errori di gioventù appunto. tra parentesi, è sospetto che berlusconi e la destra italiana non siano più filoamericani da quando alla casa bianca c’è andato un negro. scommetto che appena torna un petroliere wasp ridiventano subito amiconi.
In effetti ho i ricordi annebbiati. Non eri tu? Insomma, capirei se tu negassi.
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evangelisti curioso personaggio.
sarebbe il solito originalone che odia la chiesa e il medioevo, ma per eymerich l’inquisitore ha un’evidente simpatia.
strano… no?
;-)
per contribuire al dibattito dirò che evangelisti mi ha sempre fatto cacare come scrittore e ancor di più come critico e che lo ritengo una brutta brutta persona
sai che non mi ricordo quando ho messo like a questo post? Però ora l’ho letto e devo dire, molto modestamente e per quel poco che ci capisco,, che secondo me Berl di neo-liberista non ha proprio niente.
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Mah in effetti è un po’ quello che dico anch’io…
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Però dai non scherziamo, Eymerich rimane una notevolissima produzione letteraria, eventualmente (per chi ci tiene) circoscritta nellla nicchia del “genere”.
infatti non voleva essere una contestazione, ho sbagliato tono (faccina :)
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no abbi pazienza eymerich fa cacare seriamente, genere o non genere.
Sigh, a me piaceva.
lol, piaceva ‘na cifra pure a me.
per rendere più elaborato e persuasivo il mio pensiero dirò anzi che eymerich fa cacare stronzi congelati delle dimensioni di un dinosauro
Non è che la narrativa italiana offra poi tante alternative. Con Eymerich Evangelisti ha scritto romanzi appassionanti e completamente inauditi, sdoganando il “genere” e rinnovandolo.
hai usato due parole che se fossimo in presenza che ti costrebbero assai care, ma siccome vedo che sul punto non è possibile trovare un accordo (in quanto a me eymerich FA CACARE incontrollabilmente obelischi di plutonio) vorrà dire che mi rassegnerò e cercherò di dimenticare.
però al di là della qualificazione scatologica ormai chiara della tua avversione, sarebbe interessante sapere come mai provi un’avversione simile per la figura di eymerich (non sono ironico, è che rimpiango artifiziale e le invettive di dhalgren, e non mi ricordo di tue affermazioni polemiche nei confronti di evangelisti ai tempi del blog. ma forse la memoria mi inganna.)
Però non è che su Artifiziale argomentasse tanto di più… :-)
ho sempre schifato evangelisti, non ne parlavo perchè lo giudico insignificante (eppure nella sua insignificanza riesce ad essere dannoso e a far cacare monumenti equestri di basalto), anzi mi pare che forse una volta commentai una sua nota su lovecraft, dove fraintendeva completamente il testo e dell’autore. immagino che tutti i suoi articoli siano scritti così, da quello squallido orecchiante che è.
“anzi mi pare che forse una volta commentai una sua nota su lovecraft”
ah già è vero, ora ricordo. grazie :)
Ma perché Nazione Indiana, Carmilla/Evangelisti ed Alias farebbero cacare? Il criterio è la popolarità (sono molto lette quindi inevitabilmente molto fraintese) o l’accessibilità (il fatto che sono scritte in italiano e che non sono esoteriche) o la generosità (sia NI, che Carmilla che Alias parlano di molto, di tutto, di troppo, non sono iperspecialistiche o settarie)
A me sembrano tre belle riviste.
Personalmente considero Nazione Indiana oggi perlopiù insignificante e imbarazzante. Poi ovviamente, a furia di raccogliere roba in giro, qualcosa di decente lo si trova. Molto meglio Carmilla. Alias è compromesso dall’impaginazione, se è ancora come qualche anno fa.
a me non sembrano nè popolari nè accessibili: per altro se lo fossero questi non sarebbero pregi. poi non ho detto che fanno cacare, perchè non le conosco abbastanza. ho solo detto che evangelisti fa cacare (va ribadito costantemente)
Evangelisti è come il Kilgore Trout di Vonnegut: ha delle belle idee, ma non sa scrivere