Il sublime inconfutabile

Se il bello √® bello, il brutto √® sublime. Bello, oser√≤ dire, √® l’artificio efficace. Bello √® ci√≤ che si pu√≤ sostituire alla realt√†, nella pratica oppure nella teoria:¬†come i grappoli d’uva di Zeusi o la metafora pi√Ļ esatta. La bellezza √® utile, senza dubbio, perch√© rende conoscibile il mondo secondo il punto di vista di chi ce lo sta mostrando, nascondendo le macchinazioni complesse che partecipano a costruire l’illusione mimetica. Ma come scriveva Mario Praz, “mille operucce mediocri” sono pi√Ļ rivelatrici di un capolavoro insigne, perch√© (aggiungo io) esibiscono il segreto dell’illusione. √ą proprio quando l’artificio fallisce — e soprattutto quando fallisce in maniera epica e grandiosa — che il sublimamente brutto ci rivela ci√≤ che non avremmo dovuto vedere. Ovvero l’interno di un punto di vista; le sue viscere orrende.

Prendiamo ancora, vi prego, la canzone di Emanuele Filiberto e Pupo. Molti commentatori hanno sottolineato la straordinaria vacuit√† delle posizioni enunciate, o pi√Ļ precisamente la loro natura tautologica. Il primo verso √® emblematico nella sua stringente necessit√† – Io credo sempre nel futuro — e persino quello pi√Ļ contestato — Tu non potevi ritornare, pur non avendo fatto niente — risulta tecnicamente inconfutabile. Il fatto √® che il principe non dice niente, limitandosi ad accostare dei termini fortemente connotati: Tradizioni, Famiglia, Patria, eccetera. Gli elementi per formulare un discorso o una canzone ci sono tutti ma il principe, nella sua evidente incompetenza lirica, non riesce a “coniugarli”. Ci√≤ che rimane √®¬†insomma un puro precipitato d’ideologia sublimata (e per questo sublime), un linguaggio scomposto nei suoi minimi termini, una tag cloud musicale. Il generatore automatico di canzoni di Pupo ed Emanuele Filiberto compilato da Metilparaben dovrebbe dimostrare appunto questo, ovvero la dimensione interamente auto-generativa della grammatica principesca, nella quale nemmeno un’oncia di fantasia √© riuscita ad insinuarsi.




Ma siamo onesti: perch√© Emanuele Filiberto avrebbe dovuto formulare un discorso di senso compiuto? Da quando in qua le canzoni argomentano e dimostrano? Non possiamo confutare “O sole mio, sta in fronte a te” — almeno, non durante il giorno e non prima del collasso termodinamico della galassia.¬†Se poi qualcuno ha speso tempo e denaro per tele-votare “Italia amore mio”, significa che l’indigesto frullato di patria e cultura pu√≤¬†funzionare. Certo non guasterebbe una maggiore perizia retorica nel declinare gli elementi, ma ci√≤ che conta √® che ci siano tutti. Altri — intendo gente con la cresta e le spille da balia in faccia — hanno gi√† mostrato come per fare musica pop non serva alcuna competenza particolare. Punk is not dead?¬†Non esageriamo. Innazitutto perch√© la presenza del tenore √© qui per simulare un presunto rispetto (piuttosto che una presunta sovversione) della “tradizione”. E soprattutto perch√© alla dimensione tautologica del discorso reazionario il discorso rivoluzionario oppone la contraddizione. Se Pupo “crede sempre nel futuro”, e non potrebbe fare altrimenti,¬†Johnny Rotten proclamava¬†No Future ma √© ancora qui.




Quello che ci urta, rispetto a qualsiasi altra canzonetta banale, √© che invece di trattare d’amore qui si tratti di politica, tentando di risucchiare un dibattito sull’identit√† nazionale nell’arena spettacolare di un festival canoro. Quello che ci urta, √© di non potere confutare il discorso tautologico, eppure reazionario, del presunto erede al trono. Chi oserebbe mettersi contro il Futuro?¬†Potremmo dire allora che la tautologia √® il rifugio del discorso ideologico che vuole mettersi al riparo da ogni confutazione,¬†e ce lo confermerebbe (oltre che la lettura di Karl Popper) l’ascolto di una bellissima cover di canzone pop e parodia d’inno totalitario: Life is life dei Laibach. Sebbene una tautologia non possa essere premessa di alcuna dimostrazione, il gruppo sloveno riesce a rendere efficace un ritornello completamente idiota. I Laibach dimostrano, forse meglio di quanto farebbe un Ernesto Laclau, che a ogni retorica populista corrisponde un significato vuoto.




Quello che ci urta insomma √© che la retorica della tautologia opera una mistificazione. Althusser, leggendo Il Capitale, aveva capito bene come la dimensione sostanziale dell’ideologia non sia effettivamente tautologica, ma piuttosto contraddittoria. Ogni discorso nasconde una contraddizione inespressa (ma effettivamente latente) che la critica deve fare risaltare: un enunciato vago, nel quale convivono una cosa e il suo contrario. In questo senso, ogni verso della canzone di Emanuele Filiberto potrebbe essere decifrato come internamente contraddittorio, poich√© ad essere contraddittori sono i grandi principi che enuncia: la Cultura, la Tradizione, la Patria. In ognuno di essi, se solo accettiamo di farci prendere in trappola, ci troviamo in accordo fittizio e precario. L’inganno starebbe dunque nel fare passare una contraddizione per una tautologia, stabilendo un’identit√† logica tra due contraddizioni identiche. Perch√© se √® sempre vero A = A, ed √® sempre falso B e non B, che dire della tautologia contradditoria B e non B =¬†B e non B? A Pupo l’ardua sentenza.