Gli anni Zero™

Zero è un esperimento socio-culturale di un certo interesse. Avete presente i peggiori stereotipi che i quarantenni riservano ai ventenni? Sono tutti lì. *

In principio era Zero Due, un opuscolo mensile distribuito nei locali milanesi, una “guida al divertimento” indie-snob per la mia generazione che accumulava libri, andava allo spazio Oberdan e viveva sui Navigli. La vecchia “Milano da bere” aggiornata al gusto degli anni Duemila, tra consumi culturali di nicchia e foto di tipi che si sballano al Rocket. La filosofia di Zero sta in uno slogan — Divertirsi è giusto — e in tre domande: Chi siamo? Dove andiamo? Quanto costa? La formula ebbe successo e venne esportata in altre città italiane,  ma per me Zero rimane la perfetta fotografia della Milano degli anni Zero. Senza dimenticare che io c’ero.

Un giorno sorpresi su quelle pagine la penna d’un blogger insospettabile, un antimoderno duro e puro: ovviamente, lo derisi con gusto. Lui mi propose di entrare nel giro. Tra il 2004 e il 2005 mi feci mandare a qualche anteprima cinematografica e qualche concerto, ma soprattutto scrissi alcune recensioni di libri: Libro dell’Acqua di Eduard Limonov, Lotteria dello spazio di Philip K. Dick, Spinoza incula Hegel di Jean-Bernard Pouy, Men and Cartoons di Jonathan Lethem, La possibilità di un’isola di Michel Houellebecq, e Head-On/Repossessed di Julian Cope. Alla fine mi volevano mandare a intervistare Julian Cope, ma ero ormai partito da Milano e dalla sua malefica influenza.

Con l’autorevolezza di un pentito di Mafia, dunque, posso dire che fa un po’ ridere vedere un blogger specializzato nel riversare napalm sugli hipster scrivere (gratis) sulla Sacra Bibbia degli hipster. Ma soprattutto non capisco come il suo sensibilissimo rilevatore d’idiozia non sia esploso di fronte al manifesto programmatico dei non-più-esattamente-ventenni coordinatori di Zero. E se l’apocalisse fosse un Negroni sbagliato?