L’invenzione del popolo ebraico

Gli ebrei non esistono! L’eco del libro di Shlomo Sand sull’Invenzione del popolo ebraico risuona per la rete, si amplifica, si deforma, diventa antisemitismo cubico, nel quale gli ebrei non si limitano più a ordire a complotti, ma sono essi stessi il gigantesco complotto. La tesi fiorisce nelle sentine della contro-informazione e alimenta l’antisionismo della sinistra nazionale. Si capisce perché faccia comodo l’idea che l’ebraismo sia un’invenzione: oltre a togliere legittimità allo stato d’Israele, affranca l’antisemitismo da ogni connotazione razzista. Torna in mente la strana teoria di Alain Badiou, che scrisse nel 2005 che gli ebrei avrebbero dovuto abbandonare il nome di “ebrei” perché si trattava di un concetto nazista, ovvero smettere di essere ebrei. Il povero vecchio pazzo ex-maoista sembrava proporre una sorta di genocidio pulito o di negazionismo identitario, ma la sua posizione era così eccentrica che pochi se la sono sentita di riproporla.

Al contrario, Shlomo Sand ha tutto per piacere senza scandalizzare troppo: ebreo, israeliano, documentato anche se un po’ confuso. Adesso dopo una tournée mondiale — Israele, America, Francia, eccetera — il suo libro sta per uscire anche in Italia per Rizzoli, che ovviamente ci tiene a puntare sul potenziale esplosivo delle tesi dello storico israeliano. Questa la presentazione dell’editore:

Secondo le tesi e i documenti esposti da Sand, gli ebrei di oggi non sono i discendenti diretti di coloro che lasciarono la Palestina durante le repressioni romane: anche perché la Diaspora è un mito creato a posteriori. (…) L’idea di un popolo ebraico che, nonostante le persecuzioni e l’esilio, ha attraversato la storia mantenendo la propria fede e la propria identità è alla base del sionismo e della stessa fondazione dello Stato d’Israele. Secondo Shlomo Sand, però, è un mito senza basi storiche. La presenza di comunità ebraiche (sefardite) nell’Africa settentrionale e poi in Spagna, e degli ebrei ashkenaziti nell’Europa centrorientale si deve all’espansione della religione ebraica, a cui si convertirono le tribù berbere e i kazari, un popolo che nel Medioevo fu a capo di un vasto impero a cavallo del Volga. Il popolo ebreo è in realtà una somma di popolazioni eterogenee che in epoche e luoghi diversi della storia si sono convertiti alla stessa fede. La tesi storiografica di Sand ha enormi implicazioni politiche (accettarla vorrebbe dire rinunciare alla caratterizzazione etnica di Israele). Per questo l’uscita del suo libro ha scatenato fortissime polemiche, in Israele e non solo.

La ricerca di Sand è interessante, fintanto che si limita a raccontare le operazioni culturali e ideologiche messe all’opera nell’Ottocento per costruire il mito sionista. Nessuna segreta cospirazione: un libro simile lo si potrebbe scrivere su Mazzini o sull’abate Sieyès, su George Washington, su Ataturk. Ma Sand questo non lo dice, e si capisce che sta cercando lo scandalo. Lo storico israeliano, specialista della storia dei nazionalismi, dimentica di segnalare ai lettori meno accorti che gli ebrei non sono un’eccezione: è proprio il concetto di popolo a essere una finzione, qualcosa che va costruito, una moda ottocentesca. Vale per gli ebrei, per gli italiani, per i francesi e perbacco… per i palestinesi. Ecco, appunto, i palestinesi. Ma Shlomo Sand non scrive nemmeno un capitolo sull’invenzione dei palestinesi, un popolo tanto vero da chiamarsi come una divisione amministrativa dell’impero romano.

I popoli sono tutti inventati, e questo non li rende meno reali. Sono la forma provvisoria che prendono certe rivendicazioni economiche e politiche. La maggior parte delle nazioni nasce da un programma d’ingegneria linguistica e filologica, talvolta da una falsificazione. Probabilmente il sionismo fu un progetto davvero catastrofico, tra i peggiori esiti del nazionalismo ottocentesco, ma gli argomenti di Shlomo Sand non lo rendono più sbagliato.

Il problema è che Sand, oltre a non essere uno storico della Diaspora, è razzista. Sul serio. Secondo lui, il fatto che gli ebrei non siano una razza, geneticamente parlando, significa che non sono un popolo. Sarebbero dunque i palestinesi i veri discendenti dagli ebrei della Bibbia. Argomento davvero debole: perché la genetica non è una categoria politica, e di certo non fonda i popoli, e soprattutto non c’interessa.