La divisione libri

Da una mia battuta sull’annosa questione degli autori che pubblicano per Mondadori è sorta una piccola discussione (nei commenti) con Giulio Mozzi, che mi ha convinto a ricorrere alle maniere forti e iniziare a pubblicare una serie di post a proposito dell’industria culturale e delle sue contraddizioni: qui faccio il punto sul catalogo Mondadori e in generale sul mercato editoriale della contestazione; qui descrivo brevemente  il discorso anticapitalista come ideologia capitalista; mentre qui trovate una sorta di prequel. Avvertenza: la lettura di queste riflessioni può risultare depressiva o persino irritante.

Negli ultimi giorni ho scritto tanto anzi troppo. Ma per tornare un attimo alla faccenda che mi opponeva a Mozzi, ho letto questa sera un articolo del Fatto sui rossi conti del Giornale. Nulla di sconvolgente: la priorità del quotidiano della famiglia B. sarebbe politica prima che economica. Scelta del tutto legittima, e persino apprezzabile. Se ci pensate, è un po’ il contrario dell’editore Mondadori, che pensa al profitto prima che alla politica. Ed è a questo punto che ho letto questa frase bellissima, che parmi illuminare per riflesso i recenti scambi con Mozzi :

La perdita di decine di milioni all’anno [del Giornale] si stempera e diluisce nel flusso degli utili della divisione libri (quella che può contare sulle vendite di Roberto Saviano, tra gli altri).