L’arte della fuga

Le corbeau

Il problema di Wikileaks non é – come pure sembrerebbe logico, semplificando molto – che “certe cose non si devono sapere“. Il problema vero é il potere di chi dispone dell’arbitrio di farle, o non farle, sapere. Questo potere appartiene solitamente allo Stato, che si é dotato di certi strumenti e prerogative, e si tratta (fino a prova o decisione contraria) di un potere legittimo. Meno legittimo é il potere di chi raccoglie informazioni per scopi ricattatori o propagandistici ; e quello di un’organizzazione transnazionale che spaccia come “verità” un regesto di documenti rubati (o regalati?) che raccontano pezzi scelti di verità. Intanto Assange esibisce il suo immenso potere sventolando un file “Insurance” pronto a scoppiare ed annunciando che farà fallire una banca in gennaio: centellina insomma l’informazione, la mercanteggia, attende il momento migliore — con buona pace della “trasparenza“. Con Wikileaks entriamo nell’epoca del ricatto globale e della guerra civile informativa, ad ennesima riprova della natura profetica della politica italiana e del suo triste insegnamento: che la sola cosa capace di portare alla luce la corruzione é una corruzione ancora peggiore.

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