Non per dire te l’avevo detto

E bravi gli eurasiatisti:

Lo avevamo detto, potremmo tranquillamente dire e, scusate se lo ritenete infantile, lo diciamo. Perchè raccogliendo le migliori letture della situazione internazionale e nazionale, le migliori analisi portate avanti grazie soprattutto all’approccio geopolitico avevamo capito prima di molti il vero oggetto del contendere.

Detto cosa? In sintesi: che la politica energetica filo-russa del governo italiano non è vista di buon occhio da Washington e che le convulsioni che scuotono il tardo berlusconismo esprimono (anche) un malessere di fronte a questo cambio di orientamento geopolitico. Certo, era “sotto gli occhi di tutti” — come d’altronde tutto ciò che conta, perché la politica non ha segreti  – ma gli eurasiatisti lo hanno ripetuto con tanta ostinazione da meritare un pubblico riconoscimento. Bravi dunque, bravi a tutti, compreso Gianfranco La Grassa e i volonterosi redattori di quel puttanaio di Come Don Chisciotte. Bravissimi!

E bravo pure a me, che dal 2005 continuo a scrivere su queste pagine del progetto Eurasia e delle sue fortune: qui all’occasione della nascita della Rivista Eurasia, qui a proposito del mondo dopo la seconda guerra del golfo, e qui parlando della svolta filo-berlusconiana del vecchio marxista La Grassa. Bravo anche a me, dunque, perché avevo capito che le ossessioni eurasiatiche (che per molti erano solo i deliri di un pugno di nazisti ripuliti) davano forma a una vera offerta geopolitica, economicamente sostenibile, perfino seducente, adatta a una parte d’Europa che ha perso fiducia nell’american way of life.

E poi è successa questa cosa imprevedibile — la prima grande e inavvertita conseguenza della crisi del credito nel 2008, effetto dell’indebolimento del potere statunitense e d’una notevole reattività da parte italiana — ovvero l’avvicinamento di Berlusconi (fino a poco prima, timido neo-conservative e fervente neo-liberista) alle posizioni eurasiatiche, coadiuvato da un Tremonti in piena crisi mistica. Agli eurasiatisti non sembrava vero, ed è stata una bellissima storia d’amore, ricambiata da chi sul Giornale iniziò a scrivere in prima pagina di macchinose cospirazioni mondiali.

Io non so come finirà, ma sono ottimista: a parte il piombo e il fuoco, a noi italiani la guerra fredda un po’ ci manca. Ci abbiamo mangiato per quarant’anni, e ci faceva sembrare tanto belli e intelligenti.