L’inferno in terra

Mi era sfuggito l’ultimo “sasso” lanciato da Giorgio Agamben, un fascicoletto che riprende una conferenza tenuta a Notre-Dame di Parigi per la Quaresima del 2009, e che io leggo a Natale del 2010. Lo leggo e sono perplesso, come spesso accade con Agamben quando sospende le sue straordinarie narrazioni teologiche per formulare un pensiero “politico”. Ancora una volta, mi dico che Agamben non scrive filosofia ma feuillettons, che devono la loro efficacia all’inedita mescolanza tra messianismo, patristica, biopolitica e gauchisme ; e che non vuole in fin dei conti arrivare a nulla, ma soprattutto stupire e scandalizzare: come quando a lezione parlava del culo della Madonna o proponeva alle ragazze di spogliarsi nude.

In questo breve testo, che è poi un “appello alla Chiesa”, Agamben opera una strana sintesi tra radicalismo anarchico, che gli viene dalla sua esperienza tardo-situazionista, e agostinismo politico. La politica moderna è letteralmente infernale e oggi non vi è sulla terra nessun potere legittimo, perché ogni comunità umana deve essere governata da due poteri, uno terreno (lo Stato e la Legge) e uno escatologico (la Chiesa). Perché Agamben difenda questa posizione, e dove voglia arrivare riesumando la dottrina delle due spade, resta un mistero insondabile. La sua posizione potrebbe essere quella di un fanatico cristiano del ’600 che scrive contro Thomas Hobbes, ma risulta piuttosto eccentrica oggi. Qual è il gioco di Agamben? A me pare, appunto, soltanto un gioco. Che paradossalmente mette d’accordo tutti in un ambiguo capriccio anarchico. Attendiamo il seguito.