Qabbaret

Dobbiamo l’invenzione del¬†cabaret¬†a¬†Elazar ben Yehuda di Worms, chassidim tedesco vissuto nel XIII¬į secolo, che nel tempo libero di dilettava in monologhi umoristici ispirati alla mistica ebraica: il termine deriva infatti da¬†Qabbaret, crasi di¬†Qabbalah nel termine picardo camberete (piccola stanza nella quale si svolgevano gli spettacoli).

La leggendaria comicit√† di Elazar, che¬†Woody Allen definir√† “un incrocio tra¬†Groucho Marx¬†e la seconda distruzione del tempio”, si basava su tre semplici espedienti: la¬†Gematria (il confronto tra i valori numerici di diverse parole ebraiche, con risultati esilaranti come l’identit√† numerologica tra¬†Mttrvn¬†e¬†Shdi), il¬†Notariq√≤n (l’interpretazione delle lettere come abbreviazioni di frasi intere, che diede vita al noto tormentone “chet… chet… chesed!”), e la classica¬†Temur√† (sostituzione di lettere per generare buffi calembour).

Le brillanti esibizioni di Elazar, accompagnato da un corpo di dieci provocanti ballerine (le¬†Sephir√≤t), attiravano ogni sorta di pubblico: mistici, teosofi, ma anche semplici talmudisti. Presto la tradizione del Qabbaret si diffuse in tutta Europa, e ben oltre i confini del mondo ebraico — fino ad assumere la sua forma attuale verso la fine del diciannovesimo secolo.