Gli ultimi giorni

C’√® un’atmosfera strana, prima della rivoluzione (prima della rivoluzione che¬†non ci sar√†). C’√® attesa, e speranza, e fiducia nel rovesciamento del rovesciato; perch√© adesso vediamo come in uno specchio, ma¬†dopo sar√† fuochi d’artificio e musica dal vivo e ricco buffet. Un film di¬†Bertolucci¬†si chiama cos√¨ –¬†Prima della rivoluzione – e il titolo calza bene a svariati altri di quell’epoca. Rivela il suo sarcasmo a rivoluzione mai avvenuta: perch√© “essere prima” √® una condizione alla quale non si pu√≤ rinunciare, una droga bellissima, un’eiaculazione rinviata ai posteri. E se gli ultimi giorni durassero in eterno?¬†Verrebbe da ricondurre ogni atto di scrittura a¬†due stati d’animo: chi¬†prima e¬†chi¬†dopo la rivoluzione. Attesa o ricordo.¬†Hegel¬†scrive¬†dopo¬†1789, sull’onda dell’emozione, testimoniando di¬†Napoleone¬†come incarnazione dello Spirito mentre sotto casa furiosamente si guerreggia. Al contrario¬†Marx¬†non scrive dopo quella rivoluzione, ma¬†prima¬†della prossima. I romantici hanno scritto¬†dopo. Nel novecento si √® perlopi√Ļ scritto¬†prima. La religione ebraica, che aspetta il messia, √® ovviamente¬†prima. Il cristianesimo, fondato sull’evento della morte storica di Dio, √®¬†dopo (a volerne tacere la componente¬†messianica/¬†escatologica). Eppure ogni fine √® l’immagine di un principio, di un’origine normativa.¬†Nella filosofia della storia, il prima √® il dopo – e l’esistente una mera parentesi tra due rivoluzioni. Ecco cos’era quell’atmosfera strana:¬†nostalgia¬†-¬†nostalgia della fine.