il popolo? in fondo a destra

Che il concetto di Popolo sia proprietà esclusiva delle forze progressiste è un colossale fraintendimento. Il Popolo è essenzialmente un concetto reazionario. Di più: una, o meglio LA forza della reazione. Il Popolo è quel Volk del quale sproloquiava Hitler: e non, come sarebbe bello credere, per pura demagogia – ma intrinsecamente ad una lunga tradizione politica irrazionalista. A volere mettere in scena la spuria dicotomia tra queste due opposte concezioni, si può fare riferimento al radicale scontro ideologico che negli anni della Restaurazione oppose gli ultimi sussulti di giusnaturalismo alla scuola storica, una sorta di storicismo irrazionalista che esaltava la tradizione contro la ragione, il costume contro la volontà razionale della legge, la riesumazione del passato preferita alla comprensione del presente. Ora, e qui sorgono i classici nodi al pettine, il nucleo concettuale della scuola storica è appunto il concetto (romantico) di Volkgeist, lo spirito del Popolo. In pratica significa affermare la supremazia del diritto che sorge spontaneamente dal popolo, cioè il diritto consuetudinario (la tradizione), rispetto a quello prodotto artificialmente dagli organi legislativi come mediazione dei bisogni individuali.

C’è tutta una retorica, del Popolo, retorica da camicie brune, retorica della tradizione e del sangue, e retorica romantica dell’irrazionalismo. Il problema è evidentemente che il Popolo rimane l’astrazione di una forza compatta, metafisicamente armoniosa, diametralmente opposta a un’idea di società come luogo di conflitti insanabili – i quali l’ipotesi contrattualistica codifica e tenta di risolvere. Hegel tenta di superare l’irrazionalismo reazionario e nazional-socialistoide ereditato dalla scuola storica considerando il Volkgeist come contenente simbolico di una volontà razionale, effettuando così la sintesi tra romanticismo e giusnaturalismo. Ma fallisce perché pone come superamento dell’irrazionalismo il suo stesso principio implicito: non tanto negare la ragione, ma anteporle una ragione superiore che – guarda caso – di ragionevole in apparenza non ha nulla. Ragione che abita la storia e i fenomeni sociali ma che al fallibile occhio nudo sembra non esserci. Lo sarà per principio. La dirompente conseguenza è che ovviamente questo Volkgeist puro, astratto e compatto, indeterminabile razionalmente, necessita di un interprete (o un significante): il Napoleone di Hegel giù fino a Fuhrer vari. Il che è ben diverso dalla mediazione democratica dei bisogni particolari, sia rappresentativa che diretta. Per questo Mussolini era contro lo Stato. Non a caso a volere sostituire la democrazia, per sua essenza “compromissoria”, con la “violenza proletaria” è il socialista Georges Sorel, che sedusse Mussolini e le varie destre sociali: tanto che senza mezzi termini Sartre lo trattò dé più né meno che di fascista. E il cerchio si chiude.