Agobardo di Lisieux, che morì infinite volte

Agobardo di Lisieux non esiste. Questo nome di pura fantasia venne usato dai monaci benedettini (dal XIII° secolo in avanti) per firmare racconti pornografici e libelli satirici contro la Chiesa di Roma. E’ considerato dalla critica più recente come il primo esempio di condividuo della storia dell’occidente – dopo Aristotele, ovviamente. Voci incerte sulla genesi di questo personaggio imputano a Pietro Abelardo († 1142) la responsabilità di avere concepito il machiavellico inganno, per vincere il tedio nel monastero nel quale si recluse. Inoltre, intendeva con ciò dimostrare per assurdo la sua teoria nominalista: senza la quale “a stretto rigor di logica, si sarebbe costretti dal nome a dedurre l’esistenza di Agobardo”. Il primo scritto a firma “Agobardo di Lisieux” del quale si abbia traccia è il breve resconto (1191) delle avventure di un vescovo dai costumi assai poco cristiani, che così recita nei suoi passi salienti:

Immanem est usu frequenti vagina tandem admisit laxe gladium, novasque excogitavimus artes, quibus fututionum quotidianorum vinceremus fastidium. Saepe turgentem spumantemque admovit ori priapum, simulque appressis ad labia labiis, fellatrice me lingua perfricuit. Etsi Veneri nunquam indulgebat posticae, a tergo me tamen adorsus, cruribus altero sublato, altero depresso, inter femora subibat, voluptaria quaerens per impedimenta transire.

Sulla vita di Agobardo si diffusero nei secoli innumerevoli aneddoti, in particolare sulla sua morte: seppellito da 633 sfere di terracotta nel 1220, involontariamente avvelenato dall’alchimista e cuoco Trithemius di Sponheim nel 1474, soffocato per le troppe particole di ostia sconsacrata durante una messa nera a Clichy nel 1502, assassinato da sua santità Papa Benedetto XIV nel corso di un’accesa discussione sulla trinità nel 1745 (va ricordato che Agobardo era un fiero roscelliniano, oltre che erotomane).

Le sue ultime parole, all’alba del ventesimo secolo, furono: “Dopo diciannove secoli, il Vangelo ancora vive nell’anima degli individui come nei movimenti delle masse. Addirittura sopravvive nello spirito degli atei, distruttori di ogni fede! Poiché coloro che hanno rinnegato il cristianesimo e si rivoltano, questi stessi sono rimasti in fondo fedeli all’immagine di Cristo”. Stupirono gran parte degli intervenuti alla cerimonia di santificazione, e per poco a Leone XIII non venne un colpo.

[Agobardo di Lisieux è una Grande Figura della Cristianità.]