The builders (appunti)

4. Il testo sovrainterpretabile è tale in virtù della sua polisemia; in virtù cioè dell’ipotesi di significanti dotati di più significati. La comprensione del testo risulta però da una selezione dei significati accettabili, e cioè (in negativo) dal la censura dei significati considerati rumori di fondo del significante originario. Solo nell’utopia di certi filosofi del linguaggio, positivisti logici e monogetisti, la censura viene istituzionalizzata nell’ipotesi di un unico livello di denotazione ai margini del quale compiere il perfetto genocidio di ogni significato secondario (è il famoso angosciante sogno della lingua perfetta). Eppure, rifiutare di compiere mirate operazioni censorie nei confronti di sensi sacrificabili ci preclude appunto di comprendere cosa vuol dire il testo che leggiamo – che voglia dire una cosa o che ne voglia dire due, tre, quattro, e via sempre più paranoiando. Sarà questo delicato equilibrio (tra monosemia e sovrainterpretazione) a guidare ciò che ho definito una sorta di filosofia della Storia – che piuttosto, come si vede, ne è una critica letteraria. Critica letteraria per nulla gratuita, poiché identifica i significati di sceneggiature che vengono rappresentate con copiose dosi di sangue; li pone in gerarchia (cos’è rumore di fondo, quali significati possiamo sacrificare?), ne prevede svolte e colpi di scena. Critica necessaria perché essa sola può rendere conto di una scrittura storica razionale, dettagliata, simbolica e polisemica com’è quella dei profeti del nuovo ordine mondiale armati di fucile e Corano. Applicare gli stessi strumenti di lettura che si usano per Joyce; perché costoro scrivono la Storia come fosse il Finnegans Wake.

5. Alan Moore mostra assai bene cosa significhi scrivere la Storia. Lo mostra in Watchmen, che converge in un terrificante atto di terrorismo la cui benigna conseguenza è portare la pace nel modo lacerato dalla guerra fredda (con annessi problemi morali). Lo mostra in V for Vendetta, uno scontro tra distopia e anarchia ridotto a spettacolo di maschere. E l o mostra in From Hell, con pochi dubbi l’opera letteraria più rilevante del decennio trascorso: nella quale William Gull, medico di corte vittoriana e squartatore d’inermi cortigiane, teorizza e pratica la chirurgica disseminazione di simboli sul corpo della Storia, ad influenzarne il corso. Lo fa nella convinzione di compierne il destino intrinseco e in preda a deliri mistici piuttosto gravi, ma la sua riflessione rimane un interessante compendio di idee che fluttuano allegramente nell’aria innanzitutto inglese. Gull cita Hobbes, uno dei primi indagatori moderni delle forme del potere, ” l’unico che precedette l’amico Coleridge nel suggerire che i simboli possono sottilmente influenzare la mente degli uomini”. Potrebbe inoltre riferire i guizzi di Carlyle nel Sartor Resartus, per il cui ironico alter-ego lisergico Prof. Teufelsdrockh ” tutte le cose visibili sono emblemi”, agiscono sul mondo concreto senza rispettare le leggi della fisica: ” l’ordine dato, l’atto si compie; la parola articolata mette le mani in Movimento; la corda, il nodo scorsoio, eseguono”. Il potere viene riconosciuto come una complessa operazione linguistica – le cui modalità andrebbero poi indagate un po’ meno vagamente (per non giungere ad assurde teorie del condizionamento mentale subliminale per le quali i pokémon traviano ignari bambini sulla sudicia via dell’ebraismo, mentre perniciose squadre e compassi ci mutano in massoni). Che i londinesi siano condizionati dall’ordine pagano delle strutture architettoniche, che con la sola forza dei simboli tiene in pugno l’intera città veicolando le strutture gerarchiche di dominazione del maschile sul femminile, è forse esagerato: ma sullo spazio urbano come spazio del potere, incarnazione delle gerarchie e del controllo, scriveranno Foucault ( Sorvegliare e Punire) e ancor prima gli psicogeografi situazionisti (“ non abitiamo un quartiere della città, ma il potere. Abitiamo da qualche parte nella gerarchia.”, I.S. 6, agosto 1961). L’analogia tra la Città e la Storia non è casuale. Lo spazio urbano è il luogo in cui concretamente la Storia va a ferire, squartando o sgretolando, incidendo cicatrici; determinando il particolare e l’universale . Poco interessante cercarvi i segni di un ordine divino; piuttosto quelli di una scrittura umana. In questo caso assassina e fantasiosa come quella di Gull.

4. “Ora che siamo costretti ad ammettere una logica politica sofisticata nel terrorismo islamista” leggevo iniziare un articolo di Adriano Sofri la settimana scorsa. L’elemento di novità (senza il quale l’affermazione sarebbe eccessivamente ovvia) non è tanto ” logica politica”, quanto ” costretti ad ammettere”, e magari ” sofisticata”: che ci intimano di riconsiderare appunto questa logica, alla luce di un disegno che indistintamente sempre più sembra emergere. A fondare però ciò che solitamente intendiamo con ” logica”, un accorgimento linguistico molto semplice che Aristotele precisa nella Metafisica: “rimanga dunque stabilito, come si è detto all’inizio, che il nome esprime un determinato significato e uno solo”. Un accorgimento che la scrittura della Storia del terrorismo internazionale non si premura di rispettare, e anzi nega spudoratamente – come lo nega la scrittura poetica e l’ermeneutica dei testi sacri. Non è un dettaglio curioso, un insignificante sintomo di ossessione, che gli attentati di Madrid siano avvenuti 911 giorni dopo il 9/11 del 2001. Non lo è perché possiamo immaginare che, nell’armonioso progetto di chi ha scelto il giorno, contasse più (o venisse prima) l’impatto simbolico di tale coincidenza che l’altrettanto perfetta influenza sulle elezioni in Spagna. Ristabilire la gerarchia dei livelli di lettura vuole allora dire identificare quali siano i sensi contingenti di un evento, quelli collaterali, e quelli primari. Il giochino numerologico potrebbe indicarci un procedimento di scrittura OuLiPiano, costretto negli angusti limiti di vincoli formali misteriosi e coranici. Raymond Queneau, che studiò Hegel con Kojève, costruì Les Fleurs bleues attorno a stravaganti coincidenze storiche e numeriche che dal 1264 del frate millenarista Gioacchino da Fiore conducevano a intervalli regolari ed evocativi al 1964 dell’autore, determinando con ciò il “contenuto”. Data per certa una costruzione di questo tipo, può risultare superfluo aggrapparsi al significato di una data cercandone motivazioni altre che l’armonia di un procedere matematico: anche se talvolta il genio della costruzione è appunto nel fare coincidere forma e contenuto. Si possono poi individuare sensi senza dubbio superflui, o addirittura mai pensati dall’autore: piacevoli alla lettura di un poema, ma dannosi per un’analisi politica delle cause e dei fini. Che la parola Madrid abbia un’assonanza con talaltra parola araba possiamo forse dimenticarlo, o come i nomi di fiumi nascosti nel Finnegans Wake lasciarlo ad altri, e “tanto meglio per la loro carriera accademica” come dice Eco. Il problema rimane per me questo: quale è il dato più importante (il senso primario) nella scelta del giorno dell’attentato? In che modo i sensi secondari vanno a coincidere con questo? Esiste un senso primario?

6. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra». Il Signore discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l’uno non capisca la lingua dell’altro!» Così il Signore li disperse di là su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di costruire la città. Perciò a questa fu dato il nome di Babel, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là li disperse su tutta la faccia della terra.