La contro-rivoluzione permanente

Oltre che per gli ebrei, i francesi hanno un’altra ossessione — meno inconfessabile — che affiora con cadenza serrata e regolare sulle copertine dei settimanali: quella per i massoni.

Tratto poco noto dell’ideologia francese, il cospirazionismo dice molto della Francia e moltissimo della democrazia moderna. In effetti, la Repubblica nasce paranoica. Basta leggere ciò che scrive l’abate Sieyès a proposito del Terzo Stato. Portando Rousseau alla sua logica conclusione, Sieyès identifica il Terzo Stato con la Nazione, amputando da questa gli “ordini privilegiati” colpevoli di non condividere la volontà generale e di agire contro di essa. Scindendo la popolazione tra popolo e nemici del popolo, scrive Pierre Nora, “la frontiera si trasferisce all’interno della comunità nazionale”. E aggiunge:

L’idea avrà un enorme successo, ma introdurrà inoltre un seme di esclusione nel concetto stesso di Nazione, legittimerà d’anticipo la guerra civile e, creando la Nazione, creerà la patologia della Nazione.

Questo “seme di esclusione” metterà pochissimo tempo a trasformarsi in pura e semplice paranoia. Fin dal 1789 si diffonde l’idea che la Rivoluzione è minacciata da un complotto aristocratico, e il Terrore non è altro che il regime emergenziale in carica di amministrare la minaccia della contro-rivoluzione. Certo questa minaccia è anche reale. Ma è soprattutto una necessità concettuale, perché la democrazia ha bisogno del complotto. Ne ha bisogno per legittimarsi e per giustificare il proprio continuo fallimento. Ne ha bisogno per mantenere la finzione di una volontà generale, di un monotelismo impossibile. Come scrive François Furet, la Rivoluzione

ha vissuto fin dal 1789 sull’idea di una nuova sovranità assoluta e indivisible, che esclude il pluralismo della rappresentazione, poiché postula l’unità del popolo. Tuttavia poiché questa unità non esiste — e il federalismo girondino ha mostrato che le fazioni non cessano mai di cospirare nell’ombra — il Terrore ha la funzione (…) di ristabilirla continuamente.

Nemici del popolo possono essere i nobili, i cattolici, gli ebrei, i musulmani o i massoni, secondo il gusto dell’epoca. Per i nazisti, che portarono Rousseau e Sieyès all’estremo, erano appunto gli ebrei. Più inoffensiva, l’ossessione francese per i complotti giudaici e massonici è quantomeno interessante perché permette di osservare il cuore oscuro dell’ideale democratico.