Il complotto antisemita

…se diamo una mano a crearli, questa storia non finir√† pi√Ļ, far√† altre vittime… (Leonardo Sciascia, Il cavaliere e la morte)

Avendo scritto dell’ossessione cospirazionista per¬†ebrei e¬†massoni,¬†e tentato di darne una spiegazione storica e politica, non posso esimermi dal recensire una terza ed ultima ossessione, inversa e speculare alla prima: quella per gli antisemiti. Non bastassero¬†coloro che ovunque vedono le tracce d’un complotto ebraico, vi sono coloro che vedono ovunque un complotto antisemita. Alcuni ne fanno addirittura una professione, come¬†Marco Pasqua della Repubblica, che se l’era presa un paio di anni fa con il nostro acerrimo nemico Antonio Caracciolo e che ora denuncia una blogger e professoressa milanese.

Sull’argomento √® uscito da poco il pamphlet L’antis√©mitisme partout – Aujourd’hui en France, firmato da Alain Badiou e Eric Hazan. Sebbene Badiou si fosse gi√† distinto per una riflessione sull’ebraismo piuttosto contestabile (che tuttavia non mi azzarderei a definire¬†antisemita), questo libricino ha il merito di attirare l’attenzione sull’uso, l’abuso e il sostrato dell’accusa di antisemitismo a partire dal 2002 — ovvero dopo l’undici settembre 2001. Questa data √® importante, perch√© in effetti segna l’apparizione di un nuovo antisemitismo nel dibattito pubblico, designando anche un colpevole perfetto: i musulmani. Nel contesto dello Scontro di Civilt√† propagandato dai neo-conservative, i musulmani dovevano apparire come i nuovi nazisti — e tutti diventammo genealogisti del Gran Muft√¨ di Gerusalemme, nonch√© conoscitori della storia editoriale dei Protocolli dei Savi di Sion.

L’associazione tra Islam e antisemitismo √® per noi oramai un riflesso condizionato. Non senza solidi e preoccupanti riscontri nella realt√†, che Badiou e Hazan fanno malissimo a minimizzare. Eppure questo riflesso lo abbiamo acquisito:¬†come ogni riflesso ideologico, indipendentemente dalla sua validit√†. Molti di noi, come testimonia¬†un mio post dell’epoca, scoprirono l’antisemitismo musulmano, o arabo, con la pubblicazione del rapporto 2003 del Centro della UE per il monitoraggio del razzismo e della xenofobia e la sua furba¬†mediatizzazione. “Archiviato”, “sparito”, “congelato”, “insabbiato”: tutto il lessico della cospirazione era stato utilizzato per suggerire che vi fossero state forti pressioni politiche per non rivelare che i protagonisti della nuova ondata antisemita, e dunque i nuovi fascisti, erano “islamici radicali o giovani musulmani di famiglia araba”.

Come scrivevo a proposito dei massoni, la costruzione e l’amplificazione paranoica della minaccia rappresentata da una minoranza “contro-rivoluzionaria” o “anti-repubblicana” √® consustanziale al concetto di Repubblica istituito nel 1789, che vive di questa esclusione. I musulmani — appunto stigmatizzati come nemici della democrazia, anche¬†in quanto antisemiti — tengono oggi questo ruolo fondamentale nel dibattito pubblico francese. La loro marginalizzazione urbanistica viene cos√¨ giustificata ex post dalla loro propensione a sabotare il contratto sociale, rifiutandosi all’assimilazione. Un partito come il Fronte Nazionale pu√≤ dunque oggi mascherare le sue posizioni islamofobe¬†con gli ideali repubblicani, come altri mascherano le proprie posizioni antisemite con gli ideali anti-capitalisti.

La diffusione di opinioni e comportamenti antisemiti tra gli immigrati arabi nelle periferie europee √® senza dubbio preoccupante¬†come anche le difese d’ufficio di questi comportamenti da parte di alcuni intellettuali di sinistra.¬†Ma l’effetto della strategia di amplificazione mediatica della minaccia antisemita pu√≤ essere, anche in questo caso, la retroazione positiva: ovvero il consolidamento di un fronte antisemita. Il principale effetto dell’abuso della parola “antisemitismo” √® di produrre l’indistinzione tra opinioni innocue e opinioni pericolose, opinioni stupide e opinioni odiose, ideologia e pura violenza.¬†In questo senso, chi evoca l’antisemitismo a parole rischia di evocarlo effettivamente, come si dice d’un apprendista stregone che evoca il demonio. Di zeugmi (ovvero di ponti e di canali che collegano le ideologie, e che permettono di costituire delle catene di equivalenza, e dunque dei nuovi soggetti politici) ne esistono ovunque. Ma √® davvero opportuno ignorare il precetto strategico che¬†Mao impara da Sun Tzu — “bisogna dividere il nemico” — e fare esattamente il contrario? Meglio di no: a meno che lo scopo non sia di sconfiggere il nemico, il nostro utilissimo nemico, ma di mantenerlo in salute.

Si dice spesso che “non bisogna minimizzare”. E se invece minimizzare fosse proprio la strategia migliore?