Il bardo Tarantino

Ci√≤ su cui si accordano tanto i¬†sostenitori quanto i¬†detrattori di¬†Tarantino¬†√® l’¬†anomalia¬†del suo procedimento creativo: integrare elementi pre-esistenti, preferibilmente derivati dalla cultura “bassa”, in un nuovo insieme significante. Procedimento ostentato in¬†Kill Bill¬†, e notato con compiacimento da un pubblico che, in verit√†, neppure se ne sarebbe accorto se non ne fosse stato programmaticamente informato (io a malapena ho riconosciuto la tutina diBruce Lee, ma voi continuate pure a fingere). Il punto √® che non c’√® assolutamente alcuna¬†anomalia¬†o stravagante invenzione: da un secolo autori in vari campi dell’arte rivendicano questo metodo (i primi¬†postmoderni¬†furono forse¬†Stravinsky¬†e¬†Ravel), da decenni i critici lo riconoscono (dai teorici del¬†d√©tournement in¬†poi), e da sempre √®¬†un principio pi√Ļ o meno inconsapevole dell’arte stessa (pensate a¬†Diderot che plagia il¬†Tristram Shandy). Tarantino giunge quindi a sdoganare l’intertestualit√† compulsiva, compiendone l’inaugurazione ufficiale davanti a milioni di fan in estasi (e grigi puristi dell’opera creataex nihilo, pronti a rovinargli la festa). La cosa¬†che colpisce leggendo¬†Oralit√† e Scrittura di¬†Walter J. Ong, √® che quelle che quest’ultimo definisce come le norme della¬†narrazione orale¬†nelle culture precedenti la scrittura sono n√© pi√Ļ n√© meno che i criteri che vengono oggi applicati a Tarantino: “¬†L’originalit√† non consiste nell’introdurre nuovi materiali, ma nell’adattare quelli tradizionali in maniera efficace ad ogni individuo, situazione o pubblico”, scrive Ong, riferendosi a rapsodi e bardi, che per aiutarsi nella memorizzazione facevano uso di blocchi testuali ricorrenti:¬†cucendo¬†assieme unit√† di senso derivate dalla tradizione. Per non parlare poi di un concetto come la¬†propriet√† intellettuale, che non pu√≤ nascere che con la scrittura e i suoi testi¬†chiusi, e dalla quale Quentin giustamente non si fa ostacolare.