La questione mal posta

Wu Ming 1 ha scritto un pezzo su “feticismo della merce digitale” e non so decidere quale sia la parte più divertente. Forse quella in cui invita a non idolatrare Apple o Amazon, tanto per fissare — un po’ alla lontana, diciamo — le solide basi di una nuova lotta di classe? Oppure quell’altro passo in cui, dopo uno confuso viavai d’argomenti, riesce nella magia di paragonare il tempo che passiamo su Facebook alle dodici-quattordici ore di lavoro di un bambino operaio ottocentesco? (Hey Wu Ming, com’é il carro degli sfruttati? Comodo?) C’é poi la presa di posizione contro i padroni della rete, colpevoli di lucrare sul pluslavoro intellettuale: coerentissima da parte di uno che da vent’anni combatte il copyright, e oggi si lamenta perché “sono altri a fare soldi col tuo lavoro”. No, aspettate, ho trovato. La parte più divertente è questa:

“Se dopo questo discorso qualcuno mi chiedesse: “Allora la soluzione è stare fuori dai social media?”, risponderei che la questione è mal posta.”

Mal posta? Intendi dire come la questione Mondadori? Ma allora il vostro non è nemmeno un vizio: è un format.