Epica capitalista

Sfogliando giornali finanziari incomprensibili, sorge in me un’inquietante sospetto , che probabilmente questi giornali vogliono effettivamente suscitare:¬†se non mi annoiassi dopo un paragrafo, se possedessi gli strumenti per comprendere, se seguissi le loro noiose partite di¬†Risiko, capirei¬†il senso profondo dei fatti che accadono nel mondo.¬†Molto pi√Ļ di qualsiasi altro discorso che pretende toccare i nervi scoperti del potere identificandolo di volta in volta in ideologie, stati, poteri esecutivi -¬†fantasmi ?¬†Come se in fondo noialtri, che cerchiamo di farci qualche idea del presente interessandoci di storia, cultura, geopolitica e politica (o quel che volete voi), forse stiamo solo lambendo la superficie. A noialtri si lascia generosamente la parola, i dibattiti, la satira, la contestazione, giacch√© solo di¬†chimere stiamo a discutere: cio√® cause che non causano nulla, effetti puramente simbolici, scenografie, nomi, persone, idee. Enon √® per niente un’idea¬†marxiana: perch√© l√¨ in ballo era una pressapoco astratta base economica¬†determinante¬†(di cui le manifestazioni sociali potevano essere sintomi), non una serie di (brutte) facce di sconosciuti potenti dotati di libero arbitrio. Lontano anni luce dall’economicismo marxista, il giornale finanziario crede nella¬†libert√† come metafisico principio ordinatore dei sistemi.

Insomma, il giornale finanziario pensa come se Marx e le Annales non fossero mai esistiti.¬†Prima dell’avvento, negli anni ’30, di questa scuola storiografica, la storia era storia degli eventi politici e militari (histoire √©v√©nementielle), delle battaglie, di fenomeni specifici collegati eventualmente attraverso arbitrarie sequenze causali. L’attenzione si focalizzava sulle figure di condottieri, capitani, re. La storia¬†√©v√©nementielle¬†era del tutto¬†volontarista, perch√© fondata sulla libert√† degli atti dei grandi condottieri, cos√¨ come mi sembra esserlo la visione del mondo¬†faustiana¬†che i protagonisti dell’epica capitalista applicano a s√© stessi (seppur innegabilmente mitigati da complesse analisi quantitative del contesto in cui far agire la propria libert√†).¬†Per questo i loro modelli esplicativi del mondo inseguono disperatamente scelte e intenzioni di agenti economici e politici, stilano ritrattini agiografici di vincitori e vinti, e considerano le determinazioni esterne come semplici condizioni con le quali fare i conti, mettendo sfarzosamente sulla scena dell’epica capitalista gli orpelli del loro ridicolo potere. Ma sar√† davvero cos√¨? O √® quello che vogliono fare credere a loro stessi?