Feticismo dei pomodori e sfruttamento nascosto

Lo so, con questa storia di Wu Ming ho esagerato. √ą tempo di voltare pagina e trattare¬†un argomento che mi sta particolarmente a cuore, ovvero i pomodori.

Innanzitutto voglio premettere, a scanso di equivoci, che io adoro i pomodori. La mia dieta quotidiana comprende un bel cuore di bue (condito con un filo d’olio extravergine spremuto a freddo), cinque san Marzano dell’agro sarnese-nocerino (da mettere nel sugo con una grossa cipolla) e almeno venti ciliegini che sgranocchio all’aperitivo. Sono un golosone? La questione √© mal posta. Lo faccio perch√© i pomodori mi piacciono e perch√© chi fa il mio lavoro ha bisogno di una dieta sana ed equilibrata. Su questa dieta, scommetto tutti i giorni da vent’anni.

Tuttavia in tempi recenti dei fatti di cronaca hanno turbato la mia colazione. Un giornale locale, il Corriere del Mezzogiorno, ha rivelato le terribili condizioni nei campi di pomodori. A quanto pare, migliaia di uomini diversamente colorati — i cosiddetti negriani — sarebbero sfruttati affinch√© sulle nostre tavole arrivino le preziose solanaceae.¬†Il quadro √® cupo:¬†estrema precariet√† del lavoro, clima di perenne ricatto e assenza di diritti,¬†ritmi inumani,¬†provvedimenti disciplinari ai danni di chi rallenta il ritmo o semplicemente sviene,¬†licenziamenti ‚Äúesemplari‚ÄĚ su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi.

A giudicare dai commenti in rete, molti cadono dalle nuvole, scoprendo solo ora che i pomodori non crescono sugli alberi, come si suol dire, ma al contrario su una pianta strisciante dall’andamento rizomatico, com’√© appunto il Capitale. Come dovevasi sospettare, il “miracolo” del pomodoro (sapido, carnoso, grande variet√†) si regge sullo sfruttamento di forza-lavoro in condizioni vessatorie, pericolose, umilianti. Per colpa del feticismo gastrofanatico, ogni giorno si pone¬†l‚Äôaccento sul gusto straordinario dei pomodori¬†e implicitamente si derubricano come¬†eccezioni¬†le pratiche¬†assoggettanti.

Se dopo questo discorso qualcuno mi chiedesse: ‚ÄúAllora la soluzione √® non mangiare pomodori?‚ÄĚ, risponderei, come faccio spesso, che la questione √® mal posta. La¬†question est mal pos√©e. Kesyon¬†an se¬†seryezman¬†mete. (Posso dire questa frase in 54 lingue e dialetti.) Certamente, costruire dal basso degli orticelli autogestiti e open source, a base di concimi naturali e non basati sul commercio, √© cosa buona e giusta.¬†Ognuno di noi dovrebbe dedicare qualche metro del suo giardino¬†(o eventualmente della veranda)¬†alla coltivazione dei pomodori.¬†Ma √® importante anche mantenere una presenza critica e informativa nei luoghi dove vive e comunica la maggioranza delle persone, magari¬†sperimentando modi conflittuali¬†di mangiare pomodori. Da parte mia¬†cerco di non essere feticista, di non rimuovere lo sfruttamento che sta a monte di questi prodotti. E’ uno sforzo improbo, ma qualcuno deve pur farlo.