appello all’indifferenza impegnata
29 novembre 2003
Ignorerò queste sagge parole del mio amico Jérome:
A volte, parlando di terrorismo cognitivo o di invasione memetica, ci si dimentica che lo studio fenomenologico della genesi di miti nuoce a questi stessi anche oltre il caso specifico. Capita infatti di lanciarsi nell’analisi di un meme a costo di azzopparlo, valutando la controparte rappresentata dall’ulteriore efficace creazione di altri memi. Ma questa considerazione sommaria omette il danno arrecato dalla genesi consapevole a quel tessuto di disinformazione di fondo senza il quale nessun mito potrebbe vivere. Ricordiamoci che la resistenza del tessuto in questione è basata proprio sul fatto che ognuno contribuisce alla sua (ri)formazione continua senza (voler) quantificare il suo apporto, e ancor meno quello degli altri. La quantificazione che nasce dalla consapevolezza dell’azione (non tanto la propria quanto quella altrui) porta infatti alla metrizzazione dello spazio costituito dalla disinformazione di fondo, che rischia così il congelamento, ridotto alla condizione di oggetto inerte.
Abbandonate dunque ogni studio epidemiologico delle voci che corrono e fate che il terrorismo cognitivo non abbia scopi, né cerchi di seguire un dato cammino. Portate avanti un terrorismo spensierato, non finalizzato, non canalizzato, non pianificato, non scientifico. Solo sincero ed ingenuo.