stati dell’essere

Consegno alla storia questa riflessione adolescenziale di Naciketas, che continua le sue imperdibili lezioni di lingua Pali per futuri Buddha:

Quando studiavo latino mi capitava a volte di pensare ai casi come a stati dell’io. Oggi sono proprio nominativo, pensavo. Ed erano belle giornate, nelle quali ero un soggetto pre-prometeico inconsapevolmente moderno, deliziosamente adolescenziale. Giornate terribili erano invece quelle in cui mi sentivo accusativo, ed ero un soggetto pre-esistenzialista, inconsapevolmente post-moderno, tragicamente adolescenziale. Situazione alla quale cercavo di reagire diventando dativo (né posso dire che la strategia sia cambiata), ossia tentando una generosa Aufhebung nei confronti del comune retaggio cristiano nonché delle mie zie cattoliche e della maestra tutta pietas e cuore deamicisiano wohl aufgehoben. E’ chiara l’importanza dell’aggiunta dello strumentale e del locativo. Lo strumentale implica una analisi post-marxista della condizione umana nell’epoca della globalizzazione, mentre il locativo indica l’ineludibile via d’uscita mistica e panica da pastori dell’Essere e pescatori di conchiglie metafisiche (“io è un avverbio di luogo”, diceva quell’illustre sconosciuto che risponde al nome di Hilty).