Azzar razza

I tentativi d’impiccare Alberto Asor Rosa a una frase contenuta in un suo libro sono caratteristici di un certo modo isterico di gestire la questione antisemitismo, e in particolare, la vexata quaestio dell’antisemitismo di sinistra. Se la scivolata di Asor Rosa sulla “razza ebraica da vittima a persecutrice” fosse davvero una manifestazione di antisemitismo (e in un certo senso lo è) sarebbe comunque assurdo, a seguito della catastrofica diagnosi del male, pretendere che a combatterlo basti la censura dei suoi sintomi. Se Asor Rosa fosse disposto a scorgere l’ombra di pregiudizio che lo abita, e ritrattasse, l’antisemitismo non sarebbe quell’ideologia surrettizia che giustifica il catastrofismo degli isterici. Sembra invece necessario che i pregiudizi inconsci (finché sono scivolate, lapsus, atti mancati) affiorino e siano verbalizzati. Questa verbalizzazione deve avvenire negli ovvi limiti di ciò che definirei l’ordine pubblico, poiché i sintomi non ci mettono nulla a diventare cause. Ma se il problema sono i sintomi che diventano cause, allora parte consistente del problema sono coloro che danno visibilità a questi sintomi (estrapolando frasi da testi che avrebbero letto in quattro), e che li autenticano come antisemiti, trasformando una scivolata in una manifesto programmatico. Gli isterici, appunto.

Una seconda questione gestita rovinosamente è relativa all’uso del termine “razza”, altra occasione ghiotta per delegittimare l’interlocutore. Si sa, non esistono razze da un punto di vista antropologico; cioè non esistono razze di esseri umani nel senso in cui si parla di razze di animali. Ma il linguaggio delle scienze sociali (come d’altronde quello delle scienze dure, come d’altronde il linguaggio in generale) si compone di metafore lessicalizzate: termini sbagliati se presi alla lettera, però utili. Annessi per analogia, sono poi resi proprietari di una nuova area di significato. Il termine “razza” è stato a quanto pare de-lessicalizzato sull’onda emotiva del rifiuto del razzismo biologico, e a sostituirlo ne sono venuti altri (etnia è molto in voga). Ma esisteva da prima che a qualcuno (Gobineau o chi per lui) venisse in mente di prendere l’analogia alla lettera, studiarla, teorizzarla, fondarla scientificamente e infine vedersela falsificata. Se fu proprio la metafora infelice a suggerire tale programma di ricerca, vada per la sostituzione. Cambia tutto? Forse no. Resta che l’uso del termine “razza” da parte di Asor Rosa è prima di tutto anacronistico. E con ciò intendo: è anacronistico prima di essere razzista. Asor Rosa ha una certa età, e la sua lingua non è certo la mia: chissà, magari dice anche “negro”, “paltò″ e “nembo kid”. Nembo Kid! E nessuno gli dice nulla!