Il cabaret vizioso

They give you masks and costumes and an outline of the story
Then leave you all to improvise their vicious cabaret…
Alan Moore, The Vicious Cabaret

“Domani esce V for Vendetta“, scrivevo il 16 marzo del 2006, e ancora prima di averlo visto gi√† sapevo come sarebbe andata a finire: “Confido nella capacit√† di questo film d‚Äôinquadrare una fetta importante d‚Äôinconscio collettivo, di¬†Zeitgeist, d‚Äôideologia”. A visione avvenuta, definivo il film come potenziale scintilla di una rivolta metafisica ma concludevo che non avrebbe avuto alcun effetto reale, poich√© si trattava di un semplice prodotto di consumo. Ma le due cose necessariamente si escludono?

Non segnalo la mia profezia per vantarmi — lo so, sono fortissimo — ma per mostrare come tutto fosse¬†prevedibile fin dall’inizio, anche negli uffici della Time Warner.¬†Sul recupero dell’iconografia di¬†V for Vendetta da parte di¬†Indignati e Anonymous (dal 2008) ormai sappiamo¬†tutto, compresi alcuni divertenti paradossi: un terrorista cattolico, Guy Fawkes, che diventa simbolo rivoluzionario; una multinazionale americana che vende la sua maschera in tutto il mondo.¬†Non si tratta, come sostengono alcuni, di un virus scappato dal laboratorio, bens√¨ di un riuscitissimo esperimento di marketing neo-populista di cui pu√≤ essere interessante tracciare la genealogia.

Ricordate quando avete visto per la prima volta¬†V for Vendetta citato in un contesto politico? Vi rinfresco la memoria: era la primavera del 2007, e Beppe Grillo annunciava il suo Vaffanculo Day postando un’immagine del film. Il sogno del¬†comico genovese era di far saltare (metaforicamente s’intende) il Parlamento italiano proprio come fa il personaggio nel film e nel fumetto. Sono lontani il papismo di Fawkes e l’anarchismo di Moore: nella lettura di Grillo resta solo l’antiparlamentarismo e un generico culto del Volkgeist.¬†Ritrovare oggi un sapore tipicamente grillino in un comunicato apocrifo degli Anonymous, poco dopo che Grillo aveva¬†elogiato le gesta del gruppo di hackers, chiude perfettamente il cerchio. Anonymous, Grillo e Indignati sono tutti usciti da quella “crepa gnostica” di cui scrivevo nel 2006.

“People should not be afraid of their government. Governments should be afraid of their people”, chi l’ha detto? ¬†No, non Thomas Jefferson e nemmeno Alan Moore.¬†Questa citatissima frase esiste solo nel film e appare come¬†baseline in tutto il suo¬†materiale promozionale. Ragazzi attenti: questo √© il primo motto rivoluzionario che viene da uno slogan pubblicitario. D’Annunzio is amused. L’industria culturale non √© nuova a queste operazioni di circonvenzione d’incapace. Basti pensare alla campagna di lancio del film 2012, che ha contribuito a diffondere la leggenda secondo cui il mondo finir√† il 21 dicembre del 2012, ricorrendo al marketing virale e disseminando falsi siti su Internet.¬†In un certo senso, gli Indignati sono prigionieri di un¬†Alternate Reality Game che ha invaso la realt√†: ci sono entrati a quindici anni vedendo V for Vendetta, ora ne hanno ventuno e chi li sveglia pi√Ļ?

Dopo essersi fatti menar per il naso dalla Warner, alcuni per√≤ ci tengono ancora a passare per verginelli: la maschera di Guy Fawkes non sarebbe una citazione dal film, ma dal fumetto originale. Di questo √© convinto anche Alan Moore, che sottovaluta completamente l’impatto della rilettura cinematografica. Grosso errore. Innanzitutto perch√©, come scrive Lewis Call su Anarchist Studies, “Nelle mani di McTeigue e dei fratelli Wachowski, la faccia di Fawkes aveva realizzato il suo pieno potenziale. Era diventato un simbolo post-moderno veramente nomade, in perpetuo mutamento.” E poi perch√© gli Indignati fanno riferimento alle due innovazioni, presenti solo nel film, che evidenziavo nel mio post del 2006.

Prima innovazione, “la proliferazione delle maschere, come il subcomandante Marcos, il condividuo blissettiano”. La piazza gremita di persone con la maschera di Guy Fawkes non √© una citazione dal fumetto, ma dal film. Che a sua volta probabilmente cita‚Ķ Essere John Malkovich. Insomma l’idea della maschera come dispositivo anonimizzante e sineddoche della volont√† popolare, che √© il cuore del recupero iconografico di V for Vendetta, √© un aspetto precipuo dell’adattamento hollywoodiano, a sua volta una rimasticatura delle dottrine di guerriglia urbana contemporanee. Fa bene¬†Giulio Itzcovich a parlare di un black-bloc-buster.

Montaggio realizzato da Leonetto

Seconda innovazione, “ristrutturare l‚Äôintreccio attorno al progressivo svelamento della verit√† totalitaria, invece di rendere subito evidente l‚Äôambientazione distopica”. Il nemico non √© uno stato totalitario, come nel fumetto, bens√¨ una democrazia in tutto e per tutto simile alla nostra, che cela tuttavia un potere occulto. Si tratta esattamente della stessa struttura di Matrix, e rispecchia la forma mentis gnostico-debordiana dei vari Indignati: viviamo in un mondo realmente rovesciato, governato dagli Arconti.

Questa √© insomma la matrice ideologica dei vari movimenti, peraltro molto diversi, che s’ispirano all’iconografia di V for Vendetta.¬†La loro cultura politica, fatta di miti antichi e moderni, intermezzi pubblicitari e favole per bambini,¬†muove dall’apparente fallimento di tutti gli sforzi di razionalizzazione propri della tradizione moderna. Ma nemmeno loro sanno a cosa assomiglia il futuro che la Warner gli ha promesso.¬†Come canta V nel suo Cabaret vizioso, “Ci danno maschere, travestimenti e un canovaccio, poi ci tocca improvvisare‚Ķ”