Se le parole hanno un senso

Leggere dell’Italia sui giornali stranieri — tanto più se “prestigiosi” — é da sempre un’esperienza surreale, tanto povera è la loro comprensione della materia e tanto ingenua la loro fiducia nel valore della distanza. Credono di avere una visione d’insieme: in verità da lontano tutto appare piccolo e sfuocato, spesso caricaturale. Per darsi maggiore credibilità, talvolta i giornali stranieri chiedono a un vero italiano di parlare dell’Italia. Ma attenzione: la condizione é che costui dell’Italia non sappia nulla. Prima di scrivere un articolo per Le Monde, mettiamo, un italiano deve avere vissuto per almeno tre mesi in un buco sotto terra, in un salotto ermeticamente chiuso, o meglio ancora in una scuola dottorale. A questo punto, é pronto a formulare una teoria: ad esempio che i media italiani attenuano la gravità della situazione economica. (Una teoria che ricorda l’altra, meno nota, secondo cui l’evangelista Giovanni attenuerebbe la gravità della rottura del settimo sigillo.) Pubblicato da una fonte straniera, il compitino potrà poi essere ripreso da una fonte italiana, l’evidente assurdità compensata dalla vistosa autorevolezza.

Certo da un buco sotto terra (o da una scuola dottorale) é piuttosto difficile sentire i cori che incessantemente ripetono lacrime e sangue e sacrifici, i ministri che piangono, gli spettri di bancarotta, i rischi di recessione, i governi che cadono, e in generale la spettacolarizzazione della crisi sulla quale il tecnico Mario Monti ha costruito la propria legittimità politica. E allora su cosa si fonda la suggestiva teoria secondo la quale i media italiani “attenuerebbero” la crisi? Citiamo Le Monde: i giornali italiani non parlano abbastanza di austerità, ma ricorrono a eufemismi per nascondere i fatti. Questa affermazione risulta da un’analisi quantitativa? A quanto pare no. Il concetto di austerità é dotato di contenuto oggettivo che ne giustificherebbe l’impiego e la ripetizione continua? Nemmeno, e peraltro “austero” resta l’aggettivo ideale per descrivere, anche in chiave parodistica, lo stile del governo Monti. Parlare di tempesta o dramma in borsa, di apocalisse finanziaria, di baratro, risulta forse più rassicurante? Direi di no. Insomma di che parla Le Monde? Di nulla, e davvero non era il caso di scomodare Lakoff e Wittgenstein. Né di dedicare il primo paragrafo a dimostrare che (sic) “le parole hanno un senso”. Un concetto molto complesso, che s’impara solo nelle scuole dottorali o in buchi molto, molto, profondi.