Destre sinistre

La notizia della presunta censura a Massimo Fini è un po’ vecchia, ma non posso fare a meno di pensare che forse non gli è andata così male, se per fare una trasmissione culturale in piena notte sulle reti pubbliche ti devi travestire da Cyrano de Bergerac.

Divertente che si sia discusso del fatto che ad essere colpito fosse un intellettuale definito “di destra”. Innanzitutto perché “la destra” al governo fatica a costruirsi un bacino culturale di riferimento, barcamenandosi tra facili slogan (l’anticomunismo, la libertà) e qualche sgraziata manovra editoriale (il Domenicale), per comporre due tendenze abbastanza distanti, tra il nero e l’azzurro. E poi che fa? Si fa intimorire dal primo intellettuale “di destra” che segue sul serio la definizione (molto autoindulgente) che ne dava Marcello Veneziani: ovvero la non-corporatività e quindi l’imprevedibilità.

Forse semplicemente “la destra” di Fini e quella del Presidente del Consiglio sono tutt’altra cosa, e facciamo bene ad usare le virgolette. Recentemente proprio Fini è stato protagonista dello sdoganamento del relativismo culturale, un pensiero anti-umanitario che cozza non soltanto con quello della “sinistra”, ma inoltre di quella sinistra interventista che oggi ha preso nome di neo-conservative, e che ama appoggiare i governi “di destra”. Una gran confusione, che promette scintille nei prossimi anni.

Comunque niente paura: se per caso avete in casa Destra e Sinistra di Norberto Bobbio non dovete buttarlo. Vi basterà correggerlo sostituendo “sinistra” con “destra” e viceversa. No, scherzo: buttatelo.