La burocratizzazione del mondo (gdclm/v)

Se il pensiero politico moderno concepisce lo Stato come macchina e ¬ęmagnum artificium¬Ľ¬†(in Hobbes per esempio) la critica antimoderna sta nel considerare che questa macchina non √®¬†in grado di funzionare. In verit√† Thomas Hobbes metteva gi√† in guardia dal vizio che avrebbe paralizzato la macchina: la divisione dei poteri. Ma questa divisione √® inesorabile dal momento in cui la giurisdizione statale tende a estendersi a un numero sempre crescente di fenomeni e rapporti. Questo processo di estensione e suddivisione, per mezzo della proliferazione di funzionari addetti al controllo e all’amministrazione della societ√†, caratterizza la storia della Modernit√† politica.

Sulla nascita dello Stato moderno non c’√® documento pi√Ļ preciso che il dramma barocco. Mettendo in scena tresche amorose o tortuose vendette, autori come Shakespeare, Calder√≥n de la Barca e Corneille hanno descritto come funziona (nelle commedie) o disfunziona (nelle tragedie) la macchina statale. Si tratta sempre di trame complesse e artificiose, che tracciano un percorso massimamente astruso tra due stati, per mezzo dell’intervento di un numero eccessivo di attori.¬†La tragedia di Amleto non √® altro che una commedia degli equivoci che vira al massacro perch√© tutte le procedure sono sbagliate ma nessuno √® in grado di fermarle. Tragedia della burocrazia:¬†storia di un regno senza sovrano legittimo e di un principe incapace di governare.

Carl Schmitt aveva analizzato la teoria meccanicista dello Stato in un articolo del 1937,¬†¬ęDer Staat als Mechanismus bei Hobbes und Descartes¬Ľ. Secondo il sommo giurista del Reich, il programma hobbesiano consisteva nel ¬ęcontrapporre al pluralismo medievale l’unit√† razionale di uno Stato centralistico, dal funzionamento calcolabile¬Ľ. Da parte sua Schmitt contrappone a questo paradigma¬†– che oggi definiremmo tecnocratico — un risoluto decisionismo. Nel fascismo, il decisionismo √® spesso accompagnato da una retorica anti-statale, perfettamente enunciata in un¬†articolo del 1920 contro l’ora legale, firmato¬†Benito Mussolini: ¬ęLo Stato √® la macchina tremenda che ingoia gli uomini vivi e li rivomita cifre morte.(…) Abbasso lo Stato sotto tutte le sue specie e incarnazioni. Lo Stato di ieri, di oggi, di domani. Lo Stato borghese e quello socialista¬Ľ.

Ma tutto questo cianciare di decisionismo, da parte di fascisti e nazisti, non √® altro che propaganda. Nei fatti, fascisti e nazisti commissariarono le istituzioni statali, le occuparono, le aggirarono, ma le lasciarono sostanzialmente intatte. Alla fine, sono proprio i nazisti a concretizzare l’incubo antimoderno che denunciavano, quello di un Stato ubiquo e maligno. La macchina statale del terzo Reich¬†impazzisce letteralmente e prende a sterminare esseri umani.¬†La distruzione degli Ebrei d’Europa √® un mostruoso¬†incidente che ebbe un esecutore materiale — lo Stato nazista e i suoi funzionari –, molti mandanti morali trai quali lo stesso Carl Schmitt, ma nessun mandante materiale. Una commedia degli equivoci che vira al massacro, dicevamo dell’Amleto.

Per Guy Debord, un simile discorso vale tanto per la Germania nazista quanto per l’Unione Sovietica, la Cina maoista e l’Occidente capitalista: si tratta di totalitarismi burocratici che operano a una ¬ędivisione mondiale delle mansioni spettacolari¬Ľ e realizzano compiutamente l’utopia meccanicista moderna. Non √® efficiente la macchina dello Stato e non √® virtuosa la¬†mano invisibile che guida l’economia di mercato. Ogni cosa √® disarticolata, fuori sesto. Questa tragica disfunzionalit√† si manifesta in maniera evidente nelle politiche urbanistiche del dopoguerra: sotto gli occhi di tutti, Parigi e le altre citt√† vengono progressivamente deturpate (Debord dice ¬ędistrutte¬Ľ) per opera di tecnocrati corrotti e speculatori.

Debord denuncia, insomma, una burocratizzazione del mondo.¬†Con questo titolo era uscito a Parigi nel 1939 un libro firmato dall’esule italiano¬†Bruno Rizzi, comunista della prim’ora e anti-staliniano della seconda, che ispir√≤ il pi√Ļ noto The Managerial Revolution di James Burnham del 1941, comunista anti-staliniano convertito al liberalismo. In verit√† pi√Ļ che d’ispirazione molti parlarono esplicitamente di plagio, ma ci√≤ che conta √® l’influenza che ebbero queste idee su pensatori come Debord o George Orwell.¬†Debord cita Bruno Rizzi nella¬†Societ√† dello Spettacolo, e dieci anni dopo pubblica la prima parte de¬†La burocratizzazione del mondo alle edizioni¬†Champ Libre, firmandone anche la quarta di copertina dove lo descrive come il ¬ęlibro pi√Ļ sconosciuto del secolo¬Ľ. Ma si noti che le idee di Rizzi sull’Unione Sovietica non sono nuove, poich√© le aveva gi√† enunciate… Mussolini, nel testo sopra citato! L’influenza del socialismo libertario ottocentesco (e in particolare forse di¬†Georges Sorel) √® il minimo comune denominatore in grado di spiegare le impreviste analogie tra Guy Debord e Benito Mussolini.

Secondo Rizzi, l’Unione Sovietica √® un ¬ęcollettivismo burocratico¬Ľ¬†sostanzialmente identico alla Germania nazista e all’Italia fascista. Da parte sua Burnham descrive l’emersione di una nuova classe dirigente, i tecnici o manager anche detti intellettuali, chiamati a governare (senza distinzioni) le societ√† socialiste, fasciste e capitaliste. All’inizio di In girum imus et consumimur igni, Debord elenca le mansioni di questa nuova ampia classe sociale necessaria all’amministrazione del sistema produttivo: ¬ęGestione, controllo, manutenzione, ricerca, insegnamento, propaganda, intrattenimento e pseudo-critica¬Ľ. Il destino di questi burocrati, peggiore della schiavit√Ļ, √® fatto di miseria e di umiliazione: essi sono ad un tempo la classe oppressa e la classe che opprime, avvinghiati tra loro per mezzo di una grossa macchina inceppata.¬†(continua)