Olocatteps!

Strana scelta quella d’inserire 1997: Fuga da New York di John Carpenter tra un Debord e l’altro. Strano perché tra tutta la fantascienza “debordiana” (che culmina ovviamente con Matrix) è stato pescato un film nel quale il grande assente è proprio lo Spettacolo. Nel capolavoro di Carpenter il potere non riesce proprio a farsi spettacolo e quindi (lieto fine) viene sconfitto. Non ci viene data nessuna rappresentazione del mondo presumibilmente totalitario che circonda il buco nero New York City e ciò che resta è la cosa in sé, lo sfascio e l’orrore, nessuna allucinazione mediatica. Nel film due personaggi (secondari) hanno nomi di registi horror, Romero e Cronenberg, e penso a quanto siano più debordiani eXistenZ o Videodrome – quest’ultimo poi ispirato a McLuhan e in qualche modo didascalico, al contrario del cinema puro di Carpenter.

La bella trovata di Ghezzi è piuttosto quella di riavvolgere il film, fingendo sui titoli di coda di volerlo riproiettare tutto al contrario (e io giuro che sarei stato a guardarlo, ipnotizzato), ma poi no, la smette dopo qualche minuto (delusione). Il riferimento è ovviamente al titolo palindromo dell’ultimo film di Debord, In girum imus nocte et consumimur igni, sua personale ossessione, e chi sa perché. Ricordo quest’estate alla Milanesiana una conferenza di Ghezzi nella quale lesse il suo intervento al contrario, tra fischi e insulti, per poi farsi riproiettare al contrario e rivelare un discorso di senso compiuto (oddio, proprio compiutissimo no). E ricordo quelle due torri squartate e palindromicamente rovesciate che mandò in onda nel suo primo fuori orario post undici settembre, declamandoci sopra l’incipit di Gravity’s Raimbow, e che rimanda ancora in onda stasera, come esempio archetipale dello spettacolo, o piuttosto (direbbe lui) come spettacolo dello spettacolo disintegrato.