I misteri degli Egizi

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Coleman/Dudley – Songs from the Victorious City (1991)

Jaz Coleman cantava nei Killing Joke vent’anni fa, e per nostra sfortuna lo fa ancora. I primi due dischi erano un apocalittico assalto frontale di punk tribale, gotico e (si dirà poi) industriale. Poi raggiunsero il successo con qualche singolo melenso come Love Like Blood e Eighties, famosamente dirottata dai Nirvana nella linea di basso di Come as you are. Nel frattempo Jaz trovava il tempo di fuggire in Islanda ad aspettare la fine del mondo:

The long winter is coming
And instinct is telling me to fly towards the south
I want to be in a place of beginnings, not endings!
Forget all your belongings – leave the city, come unto the ends of the earth
With me.

Antimoderno e no-global esoterico, non poteva che approdare alla world music. Ovvero andiamo in un paese esotico, registriamo un po’ di materiale e mettiamoci un po’ del nostro, tipo dell’elettronica. Sembra orrendo ma c’è chi riesce a non essere irrimediabilmente turistico: ci sono riusciti Eno e Byrne assieme a tanti gruppi della new wave, e persino in tempi recenti quel genietto di Damon Albarn. Così a ha fatto anche Jaz Coleman. Tornato dall’Islanda, si è precipitato in Egitto. E devo dire che questo Songs from the Victorious City (1991) non mi dispiace per niente. E’ un disco ispirato alla musica egiziana, composto con Anne Dudley (ex Art of Noise) ed eseguito da musicisti locali con strumenti tradizionali accompagnati da un sintetizzatore. Lo so, questa è praticamente la line-up di Rondò Veneziano, ma il risultato è un filo meno volgare. Piacerebbero a Battiato le atmosfere di questa musica, aiutate da titoli epici (The awakening, The Endless Festival, Minarets and Memories, ecc…) ed echi misticheggianti. Consigliato se vi piacciono: Ermete Trismegisto, Giamblico.

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