Generazione Betamax

Immaginate un’azienda che fabbrica un certo tipo di macchina, in previsione di una domanda molto ampia. Si tratta di un gigantesco investimento, ma altrettanto gigantesco √® il profitto atteso.¬†Immaginate poi che la previsione si riveli completamente sbagliata. La domanda si √® contratta e le macchine non si vendono. Immaginate allora tutte queste¬†belle macchine, oramai inutili, abbandonate nei magazzini. O svendute. Smontate. Distrutte.

Bene. Ora immaginate di essere una di quelle macchine.

Come un tempo nelle scuole militari si studiavano le grandi battaglie per trarne insegnamento,¬†oggi nelle Business School gli aspiranti manager analizzano successi e fallimenti commerciali in forma di exempla edificanti. Impareranno cos√¨ che il mercato √® in continua trasformazione ed √® necessario trasformarsi con esso: innovando se necessario, ma senza compromettere la propria posizione.¬†Alcuni di questi casi sono oramai proverbiali e in particolare quelli negativi, le cosiddette brand failures. In tempi recenti ricordiamo¬†Kodak, che sottovalut√≤ l’impatto della fotografia digitale e continu√≤ a investire nella pellicola, acquistando nuovi stabilimenti fino al 2003. Ma la parte da leone nel pantheon delle brand failures la merita forse il Betamax, il sistema di videoregistrazione domestica lanciato da Sony nel 1975 e naufragato nello scontro con il VHS.

Il fallimento, s’insegna ai giovani ambiziosi, fa parte del gioco: un gioco darwinista che si chiama mercato, nel quale ogni trionfo costa cento errori. Alcune aziende falliranno e altre prospereranno, ma nel complesso il meccanismo √® virtuoso: Joseph Schumpeter parlava perci√≤ di ¬ędistruzione creatrice¬Ľ. Ma cosa succede quando un’intera economia sbaglia direzione, allocando i fattori produttivi su settori sbagliati? Cosa succede se, invece di essere assorbito dalla statistica, l’errore risulta sistemico? Avremmo forse l’occasione di scoprirlo nei prossimi anni: poich√© questa √® appunto la nostra storia. Storia di un epocale ¬ęcivilization failure¬Ľ, come quelli raccontati da Jared Diamond in Collasso. Storia di un’economia che ha investito in un miraggio le sue migliori risorse, contando sull’arricchimento ex nihilo di un terziario ipertrofico. Storia di un’economia che ha fabbricato un’intera generazione di macchine inutili, che poi siamo noi, la generazione Betamax.

Una classe si costituisce non solo nel suo rapporto con il capitale ma inoltre nel suo essere capitale essa stessa.¬†Ogni uomo √® una macchina, per cos√¨ dire, in grado di svolgere certe funzioni. L’uomo libero, a differenza dello schiavo, √® capitale che si possiede in quanto capitale. E il borghese, a differenza del proletario, √® capitale che possiede capitale altro da s√©. La borghesia dispone di un eccesso di capitale che gli √® assolutamente necessario per riprodursi e mantenersi entro la classe di provenienza.¬†Questo investimento riproduttivo si chiama formazione e include l’educazione scolastica e universitaria, l’apprendimento di codici e linguaggi, la costruzione di un network. Se non investe capitale sufficiente, la borghesia condanna i propri figli al declassamento. Ma se non dispone di abbastanza capitale, spontaneamente la sua demografia si adatta al ritmo della crescita economica e con esso precipita. E cos√¨ precipita anche la domanda di beni borghesi, e cos√¨ il valore della borghesia in quanto capitale.

La cosa pi√Ļ assurda che possa fare la borghesia, a questo punto, √® scommettere tutto quello che le resta sulla monocoltura del terziario e dei consumi posizionali. Eppure lo ha fatto! Ha formato i propri figli a fare cose raffinatissime e li ha educati a consumarle. Sembrava l’invenzione del moto perpetuo, la grandiosa abolizione del lavoro. Ma era solo un sogno.¬†Ora milioni di macchine si stanno svegliando.

Molti sostengono che il Betamax fosse una formato migliore del VHS, ma questo non √® bastato. Che fine hanno fatto quei vecchi videoregistratori? I pi√Ļ fortunati vengono oggi venduti su Internet come oggetti d’antiquariato, testimoni di un’epoca piena di ottimismo.¬†Gli altri sono stati smembrati e riciclati, diventando macchine pi√Ļ utili: bippano, scaldano, frullano. Impegnati in mansioni banali, non possono fare a meno di ripetere indignados: ¬ęIo sono un Betamax, che ci faccio qui?¬Ľ. Alcuni si radunano per occupare i comodini e sperimentare esperienze di democrazia reale.¬†Tutti ricordano con malinconia gli anni bellissimi in cui pareva davvero che il Betamax avrebbero conquistato il mondo. (continua)