il corpo di Gummo*

* L’atteso sequel di Le Ultime Avventure di Gummo.

Avvertenza

Le vicende narrate sono state ricostruite a partire dalle intercettazioni ambientali e telefoniche delle quali sono stato oggetto per un breve periodo, nei primi giorni di settembre 2006. Le trascrizioni delle stesse, gentilmente messe a mia disposizione per comporre questo memoriale, sono state lievemente modificate per agevolare la lettura, e interpolate con descrizioni utili a una maggiore comprensione.

Il Lettore s’impegna ad assumersi ogni responsabilità concernente gli atti che potrebbe compiere in seguito alla Lettura, e proseguendo, implicitamente dichiara di avere accettato le condizioni. L’Autore non sarà ritenuto in alcun modo responsabile delle conseguenze di questo testo. Fatti, luoghi e persone sono aggregati casuali di atomi – e con ciò il riferimento ad essi.


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“Ecco perchè un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma.”

R. Bradbury, Fahrenheit 451.
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Quando la curva di un cerchio trova una retta e vi si adagia, il loro incontro puro e geometrico è come se non accadesse. Si toccano in un punto, ma il punto è soltanto un concetto. Qui avviene un incontro impossibile. Voglio dire: qui l’incontro non avviene. Potrete dimostrare che il cerchio e la retta si sono toccati. Ma non riuscirete mai a provarlo. All’infinito continuerete a cercare quel punto, e non lo troverete. Perché non c’è. Il cerchio e la retta si toccano e non si toccano. Il punto è il luogo della contraddizione. O anche, della transustanziazione. Un passaggio. Una porta.

Non crediate che siano vane speculazioni filosofiche. Questa è la mia confessione. Ma quanto più dimostro la mia colpa, tanto meno essa appare reale. Questa è la mia autodifesa: voi non potete condannare il colpevole di un crimine impossibile. Non potete condannare il cerchio per avere toccato la retta, perché questo fugace incontro nel mondo materiale non è avvenuto. Io non so dove. Non so come. C’è un punto in cui materia e concetto coincidono. Forse questi punti sono ovunque, e dovremmo dunque stare attenti a evitarli. Io non l’ho fatto. Ma di certo, l’ultima cosa che uno scrittore pensa è di dovere un giorno fare i conti con le proprie finzioni. E ammettere che queste sono diventate parte della realtà. Io non so dove. Non so come.

Ho scritto Le ultime avventure di Gummo nel mese di ottobre 2005. Il mese successivo l’ho passato a correggere, stampare, rilegare. Con risultati pessimi, mi è stato confessato, per ciò che riguarda la rilegatura. Ma vorrei vedere voi, con cartoncino colla e ferro da stiro. Da dicembre in poi, ho regalato e poi venduto qualche decina di copie. Un centinaio di persone lo hanno letto. Mi ero illuso che arroccandosi nei fortini dell’autoproduzione, scegliendo i propri lettori proprio come loro scelgono il libro, fosse possibile scampare alla tragedia della cultura di massa: la necessità di postulare il pensiero unico, sforzandosi di scrivere in un linguaggio unico. L’esoterismo era una via di fuga dai compromessi e dai malintesi. Soltanto adesso mi accorgo che non c’è modo di scappare. E forse non c’è nemmeno ragione di farlo.

Le ultime avventure di Gummo racconta la vicenda di una creatura immaginaria di nome Gummo Vuccellato, e dei suoi fallimentari tentativi d’invadere il mondo reale. L’operazione riesce invece alla sua assistente, Cristina, che ora esiste in carne e ossa ma non ricorda nulla di quel passato immaginario. Lunghe estenuanti discussioni teologiche dirigono l’intreccio del libro, per il resto parco di avvenimenti. Gummo Vuccellato viene descritto come un anticristo ciarliero e confuso, pieno di buona volontà; un terrorista metafisico, malvagio e simpatico.

Però badate bene: se sulla carta il personaggio può risultare divertente, la minaccia che rappresentava era seria. Gummo sarà stato un pasticcione, ma era pur sempre il male assoluto. Relegato nel mondo della finzione, dal quale non aveva modo di uscire, dava l’idea di una fiera crudele, chiusa in gabbia. Dal nostro punto di vista era facile prenderci gioco di lui. Ma era anche evidente che, se non ci fossero state quelle sbarre a separarci da lui, nulla avrebbe potuto contenere la sua furia. E se per caso avesse trovato qualche pertugio, non ci avrebbe messo nulla a scaraventarsi fuori sul lettore, e aprirgli nella carne una pedante digressione sul significato della trinità.

Ma per fortuna Gummo Vuccellato era soltanto una creatura immaginaria, per giunta debellata definitivamente. Io stesso stavo iniziando a scordarmene, dopo che il relativo clamore attorno al libro aveva iniziato a cessare, e l’amichevole sequenza di recensioni sul web si era interrotta. Ogni tanto qualcuno mi scriveva per acquistarne una copia, e io gliela spedivo senza fare caso a ciò che si annidava tra le pagine di quel libretto, tra due superfici di cartoncino azzurro. E d’altronde, come potevo sospettare che la creatura immaginaria che avevo rinchiuso nel racconto si stava preparando a uscirne?

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Intercettazione ambientale del 02–09–2006, ore 09.30

Milano


– Di queste faccende di solito si occupa la polizia. Capisce? Intendo dire che se non fosse per noialtri, lei ora sarebbe agli arresti. In attesa di accertamenti. Noi subentriamo nei casi di terrorismo internazionale, e intendo dire gli islamici. Persino gli anarchici o gli ecoterroristi vengono lasciati alla procedura ordinaria. Noi ci limitiamo a osservare, e se viene fuori qualche legame ne prendiamo atto senza interferire. E si figuri quanto ci può importare dei maniaci bombaroli e degli esaltati. Ma questa volta è diverso, giusto?

– Eh?

Avevo fatto accomodare l’uomo in cucina, ma non mi era venuto in mente di offrirgli qualcosa da bere. Per fortuna, poiché aveva subito iniziato a roteare nell’aria incomprensibili minacce. E ripassando nella testa le scene dei film, mi accorsi che soltanto i colpevoli offrivano da bere allo sbirro (o simile) che gli entrava in casa.

– Signor Ventura, vuole farmi credere che non sa nulla? Due giorni fa è scoppiata una bomba davanti all’ambasciata americana di Milano. Lo ignorava forse?

– No di certo. L’ho letto sul giornale.

– Lei forse – sogghignò – conosce la persona coinvolta in questo attentato. Le dice nulla il nome Gummo Vuccellato?

A sentire quel nome, pronunciato come se fosse reale da chi sembrava non avere nessuna voglia di scherzare, fu come se l’intero universo avesse preso a sgonfiarsi. Si afflosciava emettendo una sonora ululante pernacchia. Su quella superficie gommosa e accartocciata, mi sentivo perdere l’equilibrio e salire una vaga nausea. Bofonchiai una frase assurda.

– Io… Io… Sono Gummo Vuccellato.

L’uomo sembrava stupito.

– Intendo dire. Gummo Vuccellato… Non esiste. Lo sa anche lei.

– Abbiamo fatto qualche ricerca, si.

– Gummo è il protagonista di un libro che ho scritto. Gummo non può essere coinvolto.

– Garantisce per lui?

– Agente, Gummo non esiste! Mi sembra un buon alibi.

– Non saprei. Potrebbe essere il mandante, non crede?

Mi accorsi con orrore di trovare l’ipotesi perfettamente accettabile. Ma mi ripresi subito.

– Una creatura immaginaria non può essere coinvolta in qualcosa di reale. Come diavolo conducete le vostre indagini? Non potete arrestarlo. Non potete processarlo!

– Allora processeremo qualcun altro. Qualcuno in carne e ossa.

Mi fissò minaccioso. Cercai di cambiare discorso.

– Come le è venuto in mente il nome di Gummo? Lei è per caso un lettore deluso?

– Oh, non è venuto in mente a me. Abbiamo la rivendicazione. E cita parti del suo libro.

Lo fissai con preoccupazione, in silenzio. Forse iniziavo a capire dove voleva arrivare.

– Le dirò cosa pensano i miei colleghi, all’agenzia. Lei e i suoi compari volete giocare alla fine del mondo. Lei spaccia il suo libro per una sorta di Bibbia perversa, e ha radunato qualche adepto che esegue i lavori sporchi per lei. Le piace il quadretto?

– Direi di no, agente. Può darsi che si tratti di un emulatore. Un gatto copione.

– Vede Ventura, all’inizio le ho detto che a noi non interessano i pazzi. E nemmeno i gruppi di pazzi. Ora, mi perdoni la franchezza, ma una setta di bombaroli guidati da un personaggio immaginario di nome Gummo mi sembra davvero roba da svitati. Non si chiede perché ci siamo scomodati? E come mai in questo momento lei non si trova in una cella, mentre il suo avvocato tenta di convincerla che non le rimane altro che mendicare l’infermità mentale?

– Voi mi state proteggendo…

– Vedo che ha capito. Qua c’è in ballo qualcosa di più grosso.

– Siete voi gli emulatori di Gummo? Un’agenzia governativa interamente dedita alla fine del mondo? Cosa volete da me?

L’agente sobbalzò. – Ventura, ma che diavolo dice? La smetta con le assurdità. Il suo caso ci interessa per una ragione. Nel secondo capitolo del suo libro lei descrive dettagliatamente la preparazione di una sostanza esplosiva. Dosaggi, tempi, operazioni. Mancano soltanto i nomi delle sostanze. Ma quelle avrebbe potuto comunicarle in altro modo. Con quelle informazioni era possibile fabbricare un esplosivo potente ma economico, facile da preparare, trasportabile in forma liquida. Ma lei lo sa meglio di me.

– Credo di averlo dimenticato – confessai candidamente.

– Non faccia l’ingenuo. Lei sa benissimo di quale sostanza stiamo parlando. La stessa che il 10 agosto stava per essere usata nel più letale attacco terroristico che la storia ricordi. Bottigliette che non sarebbero state individuate ai controlli in aeroporto. Dieci aerei che esplodono in volo.

Deglutii a fatica. L’agente mi stava accusando di essere il mandante degli attentati sventati di Londra?

– Capisce bene che non potevamo lasciare che l’arrestassero come un comune criminale, per quella ridicola esplosione di qualche giorno fa. Lei ci deve essere riconoscente. Ma ora vogliamo la verità.

– La verità agente, è che io non c’entro nulla. C’è qualcuno in giro che ha preso un po’ troppo sul serio le avventure di Gummo. Le fornirò una lista di tutti i lettori e voglio sperare che lo prendiate. Si rende conto che io sono in pericolo?

– Ventura, lei è in pericolo quando lo decidiamo noi. Per adesso faremo ancora qualche indagine. Ma si ricordi che il colpevole per noi ha già un nome e un’identità: Gummo Vuccellato. Adesso dobbiamo solo trovare il corpo.

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Ricapitolai mentalmente la situazione, per assicurarmi che fosse abbastanza assurda. Ero sospettato di avere ordito in un attentato dinamitardo, che recava la firma del personaggio del libro che avevo scritto; e l’unica cosa che mi teneva alla larga gli sbirri era l’assurdo sospetto dei servizi che fossi coinvolto in una vicenda assai più grave. Se fossi riuscito a scagionarmi dagli uni, sarei comunque finito nelle grinfie degli altri. Dovevo uscirne da solo.

Le ultime avventure di Gummo era stato letto da uno squilibrato, di tutta evidenza. Se si trattava di un lettore, non sarebbe stato difficile scovarlo. Avevo conservato nome e indirizzo di tutti i destinatari e avrei potuto contattarli uno per uno. Nessuno di loro mi sembrava capace di ordire un piano terroristico su vasta scala, ma visto il frangente ogni lettore era una potenziale sospetto. Lo era per me, e soprattutto lo era per gli agenti che stavano indagando. Pur senza uno straccio di prova, avevano già bello che pronto il teorema della setta millenarista: si rischiava un arresto in massa di presunti adepti, la cui sola colpa era di conservare in casa una copia delle avventure di Gummo. Insomma, se mai avessi scritto un secondo libro, per timore non me l’avrebbe più comprato nessuno.

L’agente aveva parlato soltanto di due avvenimenti, ma di certo erano gli unici che aveva ritenuto utile comunicarmi. O forse gli unici che era riuscito a collegare a Gummo Vuccellato. C’erano ancora troppi pochi puntini per fare apparire un disegno, e mi scoprii a sperare che accadesse presto qualcosa. Tre puntini sono già un triangolo, una figura in due dimensioni. Una gabbia perfetta per il mio personaggio immaginario. Per ora avevo soltanto un segmento, o forse una retta; e non me ne facevo nulla. Non riuscivo a capire in quale modo si legassero le vicende del libro agli eventi di Londra e Milano.

Non c’erano ancora state vittime, ed era questione di tempo. Ma quali vittime? E dove? Gummo non sembrava tipo da mettersi in combutta con il terrorismo di matrice islamica, né da concentrarsi su obiettivi americani. Lui era al di sopra della Storia, e quello che preparava era un cataclisma metafisico. Il suo momentaneo idillio con il terrorismo “convenzionale” poteva essere una strategia per fare degenerare la situazione politica mondiale e accelerare l’Armageddon. Ma allora, perché l’attentato presso l’ambasciata era stato rivendicato a suo nome? In questo modo lasciava pensare a un pazzo isolato.

I giornali erano stati avari di notizie. D’altronde si trattava soltanto di un’esplosione dimostrativa di fronte all’ambasciata. Nessun morto, soltanto la facciata di un palazzo sventrata. Un attentato in sordina, defilato, assai poco gummesco. Ma c’era la sua firma. Una garanzia, per così dire, di significato. Se c’era una cosa che avevo imparato da Gummo, è che un atto terroristico è sempre un messaggio. Ha sempre un senso, e probabilmente più di uno. La bomba conflagrata aveva scavato un abisso ermeneutico, nel quale dovevo penetrare.

Lessi e rilessi la descrizione dei fatti, come se un dettaglio continuasse a sfuggirmi. Gummo aveva colpito un edificio all’angolo tra via Principe Amedeo e via Montebello, a diversi metri dall’ambasciata americana. Era possibile quindi che l’ambasciata non fosse in alcun modo l’oggetto delle sue attenzioni. Giornalisti e inquirenti avevano reagito come per riflesso condizionato, istintivamente avevano concluso nel modo più semplice. Le loro teorie armoniosamente combaciavano con il paradigma dello scontro tra Oriente e Occidente. E avevano fatto di Gummo Vuccellato un altro avatar della grande paura. Ma Gummo, lo sapevo bene, lavorava a un’altra paura, ancora più grande. Cosa aveva colpito davvero? Da qualche parte nella mia memoria, già lo sapevo. Ma per rendermene conto avrei dovuto vedere con i miei occhi la scena dell’esplosione.

Un’ora dopo ero in via Principe Amedeo, e superata l’ambasciata giunsi all’angolo con via Montebello. Qui mi ci volle un attimo per capire quale fosse il vero oggetto della furia di Gummo. Mi sentii uno stupido per non essermene accorto prima, soltanto a leggere il nome delle vie. Conoscevo quel luogo. Non era una casa qualsiasi, che ormai divelta guardava di sbieco l’ambasciata.

Sulla facciata, una targa lapidea commemorava l’illustre personaggio che un secolo prima vi era vissuto lungamente: Arrigo Boito. Il sommo poeta, “che al teatro italiano diede insigni opere di musica e poesia, e la mente, il cuore, la vita fuse in supremo accordo di virtù e bellezza”. Boito, ancora una volta le nostre strade s’incrociavano. Quella bomba non era nulla di ciò che i governativi pensavano, e gli americani non c’entravano. Si trovavano lì per caso, a prendersi la gloria che spetta alle vittime.

Quello era un messaggio per me. Gummo sapeva. Gummo, o chiunque si stesse celando dietro quel nome, cercava d’incastrarmi, e rituffarmi in quel passato dal quale credevo di essere emerso.

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Intercettazione telefonica del 02–09–2006, ore 20:04


– Pronto, Girolamo?

– Si, sono io. Chi è?

– Sono io, Raffaele.

Girolamo tacque per un attimo; poi si decise a parlare.

– Va bene. Cosa vuoi?

– Girolamo, è importante. Riguarda l’Associazione.

– Lo sospettavo. Immagino che sia per via di quella bomba.

– Tu sapevi? Ma come diavolo…

– L’ho letto sul giornale. Una bomba proprio lì. Casa Boito.

Girolamo era sempre stato sveglio. In un attimo aveva collegato le cose. Io ci avevo messo un po’ di più. Per questo avevo bisogno di lui. Come ai vecchi tempi.

– Sei stato te?

– No. Sei stato te?

Non lo sentivo da anni: dai tempi dell’Associazione Amici di Arrigo Boito, l’organizzazione situazionista nella quale militavamo. Il nome era evidentemente una copertura. Eravamo giovani e idealisti, e ci battevamo per un futuro di caos tardo–romantico. I governativi non ci avrebbero messo molto a risalire quella traccia, scoprendo un ulteriore invitante collegamento tra me e l’attentato.

– È stato Gummo.

– Gummo non esiste. O hai iniziato a prendere sul serio le tue fantasie? A proposito, grazie per avermi spedito il libro. Mi ha un po’ annoiato, ma grazie.

– Questa mattina mi ha fatto visita un governativo. Un’agenzia che si occupa di terrorismo. Dice che l’attentato è stato rivendicato da Gummo. Sospettano di me.

– Mi sembri l’indiziato più logico.

– Potrebbe essere un lettore.

– Non credo che i tuoi genitori farebbero una cosa del genere.

– Molto divertente. Ci sono decine di lettori di Gummo là fuori, e il terrorista potrebbe essere uno qualunque di loro. Ma è anche qualcuno che sa dell’Associazione. E qui il campo si restringe.

– Sospetti di me?

– No. Ma forse siamo in pericolo. Dobbiamo fare qualcosa. Contattare gli altri. Rendere operativa l’Associazione.

– Tu sei pazzo. Ho chiuso con l’Associazione. Non ricordi com’è finita?

– Girolamo, è acqua passata. Ordino la tua reintegrazione a effetto immediato.

– Non funziona così. Ricordi il giorno della mia scomunica? Ti ho pregato in ginocchio, ho persino abiurato. Non è servito. Uno dopo l’altro ci hai fatti fuori tutti. Hai inventato la tua assurda ortodossia boitiana e non sei rimasto che te. Ora veditela da solo. Sei tu l’Associazione.

– Aspetta. Aspetta.

Quel bastardo eretico non era cambiato per niente. Di certo non era coinvolto: troppo orgoglioso per accettare d’impersonare una creatura della mia immaginazione. E prima di mettere giù la cornetta, aggiunse con tono di scherno:

– A proposito, hai dato un’occhiata alla tv?

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Con un certo timore, avvicinai la mano al telecomando, pronto ad assistere alle breaking news su qualche terribile attentato, centinaia di morti e la scritta “GUMMO” infuocata nel cielo. Ma ciò che vidi era assai più incredibile. Sullo schermo c’era una scritta, e questa era identica su ogni canale:

Giovanotto, Non Lasciare Che I Tempi Finiscano Senza Di Te ● Partecipa ● Arruoliamo Schiere Di Votati Alla Morte Per Soggiogare L’universo ● Nei Centri Del Nuovo Ordine Verrà Allevata Una Gioventù Che Spaventerà Il Mondo ● Milioni Di Menti Che Ricevono Un Condizionamento Simbolico ● Una Società Intera Che Cambia Forma ● Prodigi D’impostura E Ogni Sorta Di Seduzione Peccaminosa ● Un Gioco Labirintico E Grottesco ● L’osceno Teatro Della Fine ● Siamo Tutti Gummo Vuccellato ●

D’un tratto avevo cessato di credere nella mia innocenza. Avevo scatenato qualcosa di terribile, e intuivo che era solo l’inizio.

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Gummo era tornato, non c’era dubbio. Non si trattava soltanto di un emulatore: qualcuno che era stato interamente sostituito da Gummo. In qualche modo era avvenuta l’incarnazione. Dalle pagine del libro, la creatura immaginaria si era inoculata nella mente di un lettore. Nel suo corpo. Questa persona reale ragionava come Gummo, ma aveva un punto debole: anch’io ero in grado di farlo. Potevo prevedere le sue mosse. Ma dovevo stare attento, che a forza di prevedere e pensare come lui, non diventassi io stesso Gummo. Era la mia paura più grande. Se questa vicenda fosse stata solo un banale racconto, immaginavo come sarebbe finita: avrei scoperto che il nemico che stavo inseguendo ero io stesso. Oppure, ancora più prevedibile: nulla di questo (le bombe, l’agente, la scritta in televisione) stava davvero accadendo, se non nella mia fantasia.

Decisi di puntare sulla mia salute mentale, e iniziai a vagliare i sospetti. Prima, nella mia mente. Poi, contattandoli uno per uno. Ma se uno di loro era Gummo, dovevo essere più scaltro di lui. Dovevo porre le domande giuste. Domande che lo portassero allo scoperto. Avrei fatto il doppio gioco, e infine l’avrei consegnato ai governativi. Ma si sarebbe fidato di me? Di certo Cristina, che lo aveva lungamente frequentato, sarebbe stata un’esca perfetta. Ma non volevo coinvolgerla. Soprattutto, c’era il rischio che Gummo intendesse vendicarsi anche di lei, che a lungo era stata sua compagna in quel mondo immaginario che avevo composto. Non era il caso di allarmarla: per adesso, era al sicuro. Stava profanando sepolcri paleocristiani, da qualche parte in Cappadocia, per una strana ricerca sulle sante orientali.

Inoltrai per posta elettronica, a tutti i lettori, un messaggio sibillino: Gummo, ti devo parlare. Speravo che in qualche modo si sarebbe fatto vivo. Poi presi a fare un giro di telefonate. Perlopiù inutili. Finché finalmente non accade qualcosa.

Non conoscevo Daniele Pedrotti di persona. Ci eravamo scambiati qualche mail in seguito alla sua richiesta di ottenere una copia del libro. Sentivo per la prima volta la sua voce: flebile, stanca.

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Intercettazione telefonica del 02–09–2006, ore 21:46


– Gummo è tornato.

– Buon per lui. Io sto andando via definitivamente invece.

– Parti?

– Non lo so, stasera a San Lorenzo. Poi forse in Norvegia. Dimmi di Gummo.

– C’è un emulatore. O qualcosa del genere. Un lettore, probabilmente. Ma sospettano di me.

– Se Gummo fosse tornato anch’io sospetterei all’istante di te.

Meraviglioso.

– Se c’è qualcosa di scritto facciamo un confronto. Se è un bravo plagiatore non c’è scampo, purtroppo.

– No, non un plagiatore. Intendo… Nel mondo reale. Qualcuno sta seguendo le orme di Gummo nella realtà.

– Non sono io, allora, se è questo che vuoi sentirmi dire. È vero, lo ammetto, stavo preparando un ARG sul tema ma poi ho avuto altri impegni e ho mollato tutto. C’è ancora il progetto appeso in cantina ma è tutto ancora a metà.

– Un ARG?

Alternate Reality Gaming . Giochi di ruolo che invadono la realtà. Negli ultimi anni sono stati usati spesso a fini promozionali, ad esempio per lanciare film o libri, o anche prodotti di consumo. Si creano dei finti riscontri reali delle vicende narrate nella finzione sorgente.

– E davvero esisteva un progetto del genere su Gummo?

– Era qualcosa di molto articolato, di quei passatempi inconcludenti che ho io. Niente di importante. Torniamo all’emulatore di Gummo.

– In cosa consisteva questo ARG?

– Capisco che vuoi che parli io. D’accordo. Si trattava semplicemente di un gioco in cui avevo intenzione di sfruttare al massimo le risorse di un’associazione di giochi di ruolo, di quelle grandi e potenti. Ho scritto il soggetto del gioco ma non ho mai pensato ai meccanismi dello svolgimento, non nel dettaglio almeno. È complicato da spiegare così, non sono mai stato bravo. In ogni caso terrò gli occhi e le orecchie aperti… Se si tratta della fine dei tempi voglio arrivarci preparato.

– Il gioco riguardava Gummo?

– Non strettamente correlato con Gummo, lui era solo una parte del gioco. Il collante. O il principio. Ho preso solo qualche spunto.

– Hai ancora i documenti?

– Devo avere degli appunti. Il resto del materiale è sparso nelle cartelle nella sede dell’associazione. Sono mesi che non ci lavoro.

– Ho bisogno di vedere quei documenti.

– Posso fornirti una lista dei luoghi in cui sono custodite le cartelline, se vuoi. Ma non c’è molto, ripeto. Forse una decina di pagine scritte più appunti, schemi, diagrammi vari. Ragiono per immagini la maggior parte delle volte.

– E l’associazione? Si occupano di giochi di ruolo? Di questi ARG?

– Si. Fantascienza perlopiù. Il nome è preso dal libro di Asimov, credo: Fondazione. Un libro che parla di modelli, ovvero finzioni, che permettono di anticipare la storia. Divertente, no?

– Quindi tu non c’entri.

– Sicuramente non c’entro. Quasi mi dispiace, non entrarci.

– Ora ti devo chiedere una cosa. Una cosa strana. Per caso… per caso ti ha parlato? Hai avuto l’impressione di ricevere degli ordini?

– Ho dormito molto poco. Sonno nervoso, frammentato. Ho mangiato poco. Ho ripreso a bere, con moderazione. Non ho mai avuto l’impressione di aver ricevuto ordini ma forse proprio questo fatto è la prova che ne ho ricevuti.

– Accidenti. Ti hanno già contattato i governativi? Ho dato loro la lista dei lettori, per le indagini.

– Non ancora. Sono stato abbastanza introvabile ultimamente. Non so cosa succederà ma mi tengo pronto al peggio. Devo ricordare o dimenticare questa conversazione?

– Puoi ricordare.

– C’è differenza tra potere e dovere. Nel caso debba, difficilmente dimentico. Siamo a posto in entrambi i casi.

– È strano che non ti abbiano contattato. Forse stanno solo lì ad aspettare che io faccia un passo falso.

– Devo andare. Sai dove trovarmi.

– Per ora si. Grazie delle informazioni.

– Grazie a te per gli avvertimenti.

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Daniele Pedrotti mi era sembrato strano, come sconvolto. (Pedrotti, Pedrotti, Pedrotti. Dove avevo già sentito questo nome?) E aveva candidamente confessato di avere ispirato un progetto, a suo dire abortito, che riguardava l’irruzione di Gummo nella realtà. Quanto bastava perché dessi il suo nome in pasto ai governativi. Eppure, non aveva cercato in alcun modo di deviare i sospetti. Le sue parole apparivano convincenti: e sorgeva in me il sospetto che del suo progetto si fosse impadronito qualcuno con assai meno scrupoli. La Fondazione. Tanto più che esisteva una Fondazione che conoscevo assai bene, e che nulla aveva a che fare con Asimov e con la fantascienza: la Fondazione Elia Spallanzani. Ai vecchi tempi degli Amici di Arrigo Boito, i nostri più spietati rivali. E guarda caso, si occupavano proprio di quello che Daniele aveva definito Alternate Reality Gaming.

Elia Spallanzani era uno scrittore immaginario degli anni Sessanta e Settanta, vicino al Gruppo 63. Diffondendo menzogne sul suo conto, la Fondazione era riuscita a convincere tutti che Spallanzani esistesse davvero, e che fosse il vero autore di un libro anch’esso inesistente, di nome Crocevia. Mi affascinava l’idea machiavellica che la Fondazione, dedicata a un personaggio immaginario, scegliesse un altro personaggio immaginario, Gummo, per compiere sotto copertura le sue malefatte. Come se la realtà li spaventasse. Come se intendessero continuare a vivere nella menzogna, e perpetuarla attorno a loro.

L’attività della Fondazione era cessata da diverso tempo, e questo poteva essere la prova che stavano lavorando al misterioso progetto, in qualche modo sottratto all’ignaro Daniele Pedrotti. Mi documentai sulla natura di questi ARG, per capire meglio le caratteristiche, il funzionamento, i punti deboli. La definizione di Wikipedia era abbastanza chiara, e a suo modo spaventosa: “Un ARG è un gioco multimediale che sfuma deliberatamente il confine tra esperienza ludica e mondo reale”. Seguiva poi una storia degli ARG, presentati come logica evoluzione dei giochi di ruolo implementata perlopiù attraverso risorse elettroniche (e-mail, siti internet) ma anche libri, giornali, riviste, posta, telefonate. E infine, “oggetti o eventi reali”. Nulla escludeva, insomma, che una bomba o un omicidio fossero parte di un folle ARG.

La definizione stessa, che sembrava circoscrivere un fenomeno preciso, mi parve d’un tratto incredibilmente vaga. Quel confine sfumato tra esperienza ludica e mondo reale non viene forse attraversato continuamente? Non è quel confine come il punto immateriale nel quale si baciano castamente la retta e il cerchio? Insomma, non mi sembrava per nulla contrario alla natura di un ARG che dei gamers potessero avere spinto la loro allucinazione fino a diventare dei terroristi. Era la logica conseguenza, l’entelechia di ogni ARG. Sostituirsi alla vita vera. E recare la morte.

Ogni cosa sembrava combaciare. La Fondazione era capitata per caso sul progetto di Pedrotti, o forse era stato lui stesso a contattarli, ben conoscendo la loro predilezione per inganni e contaminazioni della realtà. In quel progetto, avevano anche trovato la chiave per colpirmi: Gummo Vuccellato. Lo avevano evocato, e affidandosi alla sua sete di vendetta nei miei confronti, avevano trovato l’accordo. Avevano barattato un regolamento di conti definitivo con l’Associazione contro la partecipazione attiva ai suoi progetti escatologici. Avevano offerto a Gummo il supporto logistico e finanziario per un’operazione terroristica su vasta scala, che ancora mi risultava oscura. E lui li avrebbe ripagati eliminando l’ultimo superstite dell’Associazione Amici di Arrigo Boito: me.

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Intercettazione telefonica del 02–09–2006, ore 22:18


– Girolamo, devi ascoltarmi. Questa volta devi starmi a sentire.

– Ci siamo già detti tutto.

– Non tutto. C’è qualcosa che non sai. Sull’Associazione. Su come sono andate le cose. Non era vero niente. Vi ho mentito.

– Vai avanti.

– Ti ricordi il giorno della scomunica? Ho dovuto farlo. Per l’Associazione. La Fondazione era sulle nostre tracce. C’era una talpa. Una talpa capisci? L’unico modo per salvarci era smantellare tutto. Metterla in sonno. Non ho nemmeno rispettato la procedura, e comunque mentre leggevo i capi d’imputazione incrociavo le dita. Tecnicamente, nessuno è stato scomunicato. L’Associazione esiste ancora.

– Dici… Dici davvero?

Non era vero niente. Le sparai grosse per commuoverlo. Ma avevo bisogno di aiuto.

– Ho dovuto ingannarvi, per il vostro bene. Non sai quanto mi è costato stare in silenzio. Tenervi all’oscuro. Ma era necessario. Era scritto.

– Da Boito?

– Un inedito.

– E io che per tutti questi anni…

– Girolamo, l’Associazione ha ancora bisogno di te – esclamai con tono epico.

– Allora… Allora… Gloria a Boito! – rispose lui, commosso.

– Gloria a Boito!

Girolamo si asciugò le lacrime, e si fece serio. Sembrò spazzare via in un attimo l’emozione dal suo cuore, e con essa ogni singolo giorno passato lontano dall’Associazione. Era di nuovo il fiero Amico di Arrigo Boito che conoscevo. Lucido. Razionale. Spietato.

– Allora, cosa sta succedendo?

– La Fondazione.

– Pensavo che li avessimo fatti fuori tutti. Che nessuno più credesse a quella favola di Elia Spallanzani. L’abbiamo dimostrato, no? Non esiste. Lo scrittore immaginario. Che storia assurda.

– Forse hanno un debole per le creature immaginarie. Questo li rende più forti, capisci? La Fondazione è il corpo di Gummo.

– Credi?

– Un lettore. Ha preso contatto con loro. Mi ha raccontato che stava progettando un ARG su Gummo. Loro se ne sono impadroniti.

– Non è possibile. Sono dei bastardi, ma non è gente da fare saltare palazzi. Per anni i telegiornali ci hanno propinato collegamenti tra giochi di ruolo e casi di cronaca, come se un’intera generazione avesse cessato di distinguere tra realtà e fantasia. E adesso ti ci metti anche te? Se dovessimo ragionare come un telegiornale, tu saresti già in carcere!

– Ma non capisci? Gummo ha preso possesso di loro.

– Raffaele, il tuo è solo un libro. Avrà potuto ispirare qualcuno, suggerirgli immagini e strategie, ma non può cambiarlo. Sono le persone reali che fanno le loro scelte.

– Tu non capisci… Tu non conosci Gummo…

– Forse sei tu che stai perdendo il controllo.

Era vero. Stavo penetrando nell’incubo assurdo forgiato da Gummo. Un incubo nel quale lui era diventato reale. Io ero il personaggio, e lui l’autore dei miei incubi.

– Gummo non è reale. Non è reale capisci?

– Già, non è reale. E questa è la sua forza.

Girolamo mi consigliò di contattare i governativi, se ero certo che la Fondazione fosse coinvolta. Non era il caso di giocare ai piccoli investigatori oltre il necessario, né di scomodare l’Associazione. Se la soluzione era quella, tutto si sarebbe risolto. Gli dissi che non sapevo come contattarli. Lui mi fece notare che quelli erano professionisti, e io avevo il telefono sotto controllo. Poi salutò garbatamente me e loro. La mattina successiva, nella mia cucina penetrava un agente. Alle 9: 30 precise, ancora una volta.
………………………………

Intercettazione ambientale, 03–09–2006, ore 09:30

Milano


– Lei non è lo stesso dell’altra volta.

– Oh, siamo intercambiabili. Quindi lei sospetta di questa… Fondazione Elia Spallanzani.

– Esattamente.

– Oh.

– Elia Spallanzani è uno scrittore immaginario. Non esiste. Come Gummo.

– Molto interessante. E Arrigo Boito?

– Anche lui. Cioè, lui non è immaginario.

– Oh.

– Avete il mio telefono sotto controllo, no? Sapete già tutto dell’Associazione. E il resto. Sapete quello che so io.

– Si. Ma io sono qui per vedere se si contraddice. Se si fa intimorire, cambia versione. Come ha detto che si chiama?

– Raffaele Ventura. Come vede non mi contraddico.

– Che peccato.

– A quanto pare non state conducendo nessuna indagine.

– La stiamo facendo condurre a lei. Ci risparmiamo le energie.

– Quindi credete nella mia innocenza.

– Se le dicessi di si lei smetterebbe d’indagare per noi?

– Sapendo che non state facendo nulla per proteggermi? Direi proprio di No.

– Esattamente. Esattamente.

– Ma voi, mi perdoni, cosa vi pagano a fare?

– Abbiamo un grande ufficio. Testiamo videogiochi.

– Sta scherzando?

– Lei cosa crede?

– Cos’è, una specie di tortura psicologica?

– Dipende. Lei sente dolore?

– Sa che nella lingua francese non esiste la parola “mente”?

– E lei sapeva che il sostantivo “cervello” ha due plurali? Uno regolare maschile, “i cervelli”, e uno irregolare femminile, “le cervella”. Il quale secondo plurale si utilizza soltanto, ed esclusivamente, per descrivere azioni violente: bruciarsi le cervella, farsi saltare le cervella, fracassarsi le cervella.

– Ve lo insegnano alla scuola per agenti segreti?

In un attimo l’agente si era alzato, e piazzatomi una pistola in fronte.

– Si stronzo, per redigere correttamente i verbali. Ora voglio delle risposte. Chi è Spallanzani?

– Gliel’ho… Gliel’ho detto… Senta io non credo che… Io… Vorrei un avvocato… Conosco… I miei diritti.

– Oh. Li conosce.

Deluso, l’agente si rimise a sedere, e rinfoderò la pistola.

– Mi scusi. Non so cosa mi è preso.

– Non fa nulla.

– Però adesso mi dica di Spallanzani, da bravo.

– Non c’è nulla da dire, è un’invenzione. Un ARG.

– Un cosa?

– Un gioco nella realtà.

– Eh?

– Un’operazione che trasferisce nella realtà delle costruzioni immaginarie.

– Dei comunisti?

– No. Ok. Qualcosa del genere.

– Ah ah!

L’agente prese nota, soddisfatto.

– Però a quanto mi risulta Spallanzani esiste eccome. O perlomeno è esistito. Prima di morire. Abbiamo gli atti di nascita e di morte. Delle testimonianze. E poi c’è una strana cosa.

– Che cosa?

– Un libro. Nel catalogo bibliotecario nazionale. E sa come si chiama questo libro?

– Non oso immaginarlo.

Le ultime avventure di Gummo . Le dice qualcosa vero?

– Si tratta del mio libro. L’ho scritto io.

– Ahi ahi ahi… Associazione terroristica, e adesso persino un plagio letterario. Lei caro mio, l’aspettano un bel po’ di anni di carcere. E lì non sono teneri con i plagiatori. Che crimine orrendo.

– Ma io non ho plagiato nulla!

– Lo spiegherà al giudice. Senta io adesso devo andare. La lascio continuare la sua indagine. Sa, quella con la quale sta cercando vanamente di scagionarsi. Ventura, sappiamo che è stato lei. Grrrr. Grrrr.

L’agente si allontanò, continuando a fare il gesto della zampa felina protesa e minacciosa, con una punta di goffa sensualità.

– Grrr. Grrr. Grrr.

Un attimo dopo ero collegato al catalogo SBN nazionale, a verificare se ciò che aveva detto l’agente era vero. Digitai il titolo, e con sommo sbigottimento mi trovai di fronte una schermata che fissava per i posteri l’esistenza di un’opera intitolata Le ultime avventure di Gummo, scritta da Elia Spallanzani, pubblicata nel 1983, di pagine 130 proprio come il mio libro.

[Presentazione in Formato Sutrs]

Livello bibliografico: Monografia

Tipo documento: Testo a stampa

Titolo: Le ultime avventure di Gummo / Spallanzani, Elia

Pubblicazione: Milano-Venezia : s.n., 1983!

Descrizione fisica: 130 p.: ill.,; 22 cm.

Codice identificativo: IT\ICCU\VEA\0202720

In fondo quel presunto plagio poteva essere una comoda via di fuga. Quel libro non era mio, l’avevo semplicemente copiato. Se lo avessi ammesso, forse i governativi avrebbero cessato di occuparsi di me e sarebbero andati all’inseguimento del fantomatico Elia Spallanzani e dei suoi seguaci. Ma era fin troppo evidente che era proprio quello il piano della Fondazione. Costringermi a smentire la paternità del mio stesso libro. Un piano diabolico. In qualche modo avevano hackerato gli OPAC, e inserito Le Ultime avventure di Gummo di Elia Spallanzani. Ora aspettavano che io dichiarassi pubblicamente che era lui il vero autore, e finalmente l’autore immaginario sarebbe diventato reale.

Ma se la Fondazione non si fosse accontentata di questo? Se avessero continuato? Ma soprattutto: la loro sete di vendetta sarebbe stata saziata infliggendomi un castigo così complesso e metaletterario, ma di certo non quella di Gummo. Quella era la prima parte della vendetta. Ma una seconda mi aspettava, e sarebbe stata assai più terribile e spettacolare. A Gummo Vuccellato interessava la mia esistenza. E comunque sarebbe stato un modo assai vigliacco di tirarmi fuori dalla storia, mentre la Storia ancora attendeva che Gummo sferrasse il suo attacco.

Così contattai la Fondazione Elia Spallanzani. Scrissi che ero disposto a un accordo. Che avrei rinunciato alla paternità del libro. Ma volevo una cosa in cambio: il corpo di Gummo. Li avvertii dei rischi che correvano, nel momento stesso in cui Spallanzani fosse diventato l’autore del libro, e con ciò il nuovo nemico di Gummo. Li assicurai che si trattava della soluzione migliore per tutti. E terminai con una minaccia: l’Associazione Amici di Arrigo Boito era di nuovo operativa. Pronta a sferrare l’attacco. Pronta a difendere la Storia.

La risposta non tardò, e fece crollare il mio splendido castello di congetture.

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E–mail del 03–09–2006, ore 13:22

Da: Fondazione Elia Spallanzani


La Fondazione non ha nulla a che fare con queste vicende, e anzi s’indigna che il nome di Elia Spallanzani sia venuto fuori in questo bieco contesto. Non siamo il corpo di Gummo. Se davvero la situazione è questa, sarebbe assurdo perpetuare ulteriormente le nostre divergenze. Di fronte al rischio di un cataclisma storiosofico, la Fondazione offre volentieri la sua collaborazione. Se necessario, combatteremo fianco a fianco con l’Associazione Amici di Arrigo Boito contro la minaccia di Gummo Vuccellato.

Cordialmente.

La Fondazione
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Aveva ragione Girolamo: stavo iniziando a perdere il controllo. Ero partito per un viaggio mentale assurdo, imputando a uno sparuto gruppetto di eccentrici un progetto apocalittico. Avevo creduto alle parole confuse di Daniele Pedrotti, soltanto perché il suo riferimento all’ARG sembrava adattarsi perfettamente alle mie esigenze. Insomma, avevo preso a interpretare la realtà come se stessi interpretando un libro, come se ogni cosa dovesse combaciare e avere un senso. Ma la realtà non è fatta d’indizi, non è un sentiero ordinato di tracce disposte ad arte per rivelarci la verità. Non c’è alcuna cospirazione, nessuna economia narrativa. Quelli che sembrano segni sono soltanto vicoli ciechi. Ma se la verità è soltanto la soluzione più comoda, in questo caso, la soluzione più comoda ero io. Per questo i governativi non stavano indagando: troppe domande avrebbero turbato la teoria, avrebbero scoperchiato il caos dietro le cose. Una buona teoria, dopo tutto, è soltanto la giusta scelta delle domande da non farsi.

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Intercettazione telefonica del 03–09–2006, ore 14:00


– Girolamo, la Fondazione non c’entra. Offrono la loro collaborazione. Avevi ragione te, mi sto facendo trascinare dalla fantasia. E dalle parole di Pedrotti. Il suo ARG non c’entra nulla. Non è un gioco quello che sta accadendo.

– Chi?

– Daniele Pedrotti. Il ragazzo dell’ARG che era in contatto con la Fondazione.

– Pedrotti… Ho già sentito questo nome.

– Anche a me pare di conoscerlo.

– Non scartiamo questa pista, è l’unica che abbiamo. E se la Fondazione fosse un’altra? Tu hai pensato subito a Spallanzani, ma non è l’unica fondazione.

– E l’unica che c’entri qualcosa con me.

– E se la faccenda non c’entrasse nulla con te? Dobbiamo contattare di nuovo Pedrotti. Farci descrivere nei dettagli l’ARG. Trovare quella Fondazione. Fallo cantare. Però adesso abbiamo un altro problema.

– Fantastico. Mi stavo già annoiando.

– Gummo si è fatto vivo. Cioè, non proprio vivo. E non sono proprio sicuro che sia lui. Comunque è successo qualcosa di strano. Hai mai sentito parlare di una stazione dei treni in piazza Cadorna?

– Una stazione in Piazza Cadorna? Ma è in pieno centro! Come potrebbe starci una stazione?

– Già. E i treni dove andrebbero? E i binari dove sono?

– Appunto. Di cosa stai parlando?

– Raffaele, in piazza Cadorna c’è una stazione. Abbastanza grande persino. C’è sempre stata, diciamo dalla fine dell’Ottocento. Probabilmente ci abbiamo anche preso un treno, qualche volta.

– Eh?

– L’hanno fatta scomparire. Dallo spazio e dalle nostre menti. Non so come. Vedi, stamattina mi sono messo ad analizzare la topografia milanese, cercando di collegare il luogo dell’esplosione alla struttura energetica della città. Ho notato come un’increspatura attorno alla casa di Boito. Mi riferisco agli assi di energia simbolica, ovvero lo scheletro che struttura il tessuto urbano. Quindi ho cercato di collegare vari punti della città, e alla fine ho scoperto…

– Hai scoperto?

– Alla fine ho scoperto che stavo solo perdendo tempo. Però guardando la cartina della città, in mezzo a una leyline che partiva dalla casa di Boito, mi sono trovato davanti una stazione, in un posto dove non doveva esserci.

– Ho una cartina sottomano anch’io. Non c’è nessuna stazione qua.

– La tua cartina di quando è?

– L’ho ricevuta pochi giorni fa.

– Bene. La mia è del 2005. La stazione c’era ancora.

– Qual è la tua teoria? E cosa c’entra con Gummo?

– Cosa c’entri mi pare evidente. Ho riletto il tuo libro questa notte: Gummo intende distruggere il mondo reale, giusto? Ecco, lo sta facendo. Sta discretamente facendo fuori pezzi di realtà. Prima la stazione di piazza Cadorna era reale, adesso non lo è più.

– Terrificante. E hai idea di come questo possa essere successo?

– Voglio andare a verificare sul posto. Chi l’ha fatta sparire avrà lasciato qualche traccia. Senti, come hai detto che si chiama il ragazzo dell’ARG?

– Pedrotti.

– Ecco, tu senti un po’ lui. Io ti spedisco entro domani un’analisi più dettagliata dell’enigma Cadorna.

Pedrotti non rispondeva più al telefono: speravo solo che non fosse già partito per la Norvegia, o per chissà dove. Gli lasciai un messaggio in segreteria, pregandolo di chiamarmi al più presto. Mi era sembrato sull’orlo del tracollo psicologico. Promisi a me stesso che la prossima volta che avessi scritto un libro, avrei sottoposto ogni potenziale acquirente a una perizia psicologica. Oppure, avrei fatto firmare una dichiarazione, con la quale il lettore mi scaricava da ogni responsabilità riguardo agli atti che avrebbe potuto compiere in seguito alla lettura. Sebbene a questo punto, per doverne disconoscere gli effetti, sarebbe diventato del tutto inutile scrivere alcunché.

Rimasi l’intero pomeriggio in casa, ad aspettare telefonate, mail, visite, ragguagli sulla scomparsa della misteriosa stazione. Qualcuno aveva risposto alla mia domanda d’informazioni su Gummo; ma tutti in maniera scherzosa, che non sembrava rivelare alcun coinvolgimento. Qualcuno stava palesemente al gioco, inventava nuovi frammenti di esistenza gummesca. Qualcuno mi prendeva per pazzo, e forse aveva ragione. A qualche lettore fidato spiegai come stavano le cose. C’era anche chi offriva sostegno, o dava consigli, congetturava. Uno mi chiese come stava Cristina, se non fosse preoccupata per la faccenda.

Già, Cristina. Avevo deciso di non dirle nulla. Ma d’un tratto fui preso da una certa apprensione. Non l’avevo sentita negli ultimi due giorni, avevo la mente completamente occupata da Gummo. Temevo di non riuscire a contenere la mia paura, di contagiarla. E Gummo era innanzitutto una malattia, un virus della mente che di paura si alimenta. Cercai di tranquillizzarmi, e digitai il numero del suo albergo, sperando che non fosse in giro a scrostare mosaici.

………………………………

Intercettazione telefonica del 03–09–06, ore 18:33


– Pronto?

– Hey pasticcina di zenzero e cannella!

– Ciao croccantino alle mandorle e miele!

– Allora, come va? Trovato qualcosa d’interessante? La tomba della Maddalena?

– No. Ancora no. Deve essere da qualche parte, ne sono certa. Ma forse abbiamo trovato la tredicesima tribù d’Israele.

– Sicura che non siano discendenti di Gesù? Ordina una verifica del DNA. E attenta ai templari e agli alieni. Ok, basta cazzate.

– Buuu, noioso.

– Poi?

– Ah, ho trovato una cosa che ti piacerà.

– Una sorpresa? Un regalo?

– No. Ma se vuoi te lo compro. Un gioco di parole.

– Oh. Sono commosso.

– Sai come hanno tradotto in arabo il ciclo della Fondazione di Asimov?

– La… La cosa?

– La Fondazione. Indovina come si dice in arabo.

– Eh. Uhm. Non lo so. E’ buffo?

– Mah, non proprio buffo.

– Ah non so… Dimmelo.

– Dai pensaci. Ci puoi arrivare.

– Ma è in Arabo?

– Si.

– Ma io non so l’arabo.

– Dai ci puoi arrivare.

– Jihad? Allah? Che altre parole arabe conosco?

– No. Pensaci. Fondazione. Basamento. La base.

La base. Cristina aveva fatto centro.

– Oh no. Al Qaeda.

– E invece si. Da’ da pensare no? Raffaele? Raffaele?

– Pesciolina, devo andare. Ti amo.

“La Fondazione”. Pedrotti aveva proposto un ARG su Gummo alla più potente organizzazione terroristica mondiale: Al Qaeda. Questo spiegava i legami tra Gummo e le vicende di Londra. Mi girava la testa. Non si trattava soltanto della mia posizione scomoda di sospettato numero uno, né della responsabilità morale che mi rodeva. C’era anche la consapevolezza che qualsiasi cosa si stesse preparando, io ero l’unico che poteva fare qualcosa. Io potevo prevedere le mosse di Gummo. Io ero l’unica speranza. Io ero la salvezza.

Chiamai Girolamo e gli ordinai di rendere operativa l’Associazione. Di contattare gli Spallanzani e chiedere il loro sostegno. Non spiegai nei dettagli cosa ci aspettava, per ora mi sembrava troppo assurdo. Mi ero già sbagliato una volta e non volevo perdere definitivamente la sua fiducia. Gli diedi appuntamento per la mattina successiva, alle 9.30 precise del mattino. Era l’ora del governativo. Lui accennò soltanto al fatto che aveva risolto l’enigma della stazione Cadorna, e che mi aveva mandato in mail uno studio che spiegava la dinamica della scomparsa. La stazione era stata in qualche modo mimetizzata, come dettagliatamente illustrato nel documento che allegherò in appendice a questo testo.

Quindi passai tutta la sera a pensare, cercando di restare aggrappato alla realtà. Girolamo mi aveva dimostrato che anche al fatto più assurdo, come una stazione che scompare e poi riappare, c’è una spiegazione razionale. Malgrado tutto, Gummo agiva in questo mondo, e di questo mondo doveva rispettare le regole. Mi documentai sulle recenti vicende del terrorismo islamico, cercai di collegarle al mio libro. Ne cavavo poco o nulla. D’altronde lo stesso Pedrotti mi aveva detto che l’ARG era solo in parte ispirato a Gummo. Forse la creatura immaginaria era solo un catalizzatore simbolico. Pedrotti aveva detto: un principio. Il principio della fine.

A mezzanotte passata, finalmente, arrivò la telefonata che aspettavo.

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Intercettazione telefonica del 04–09–06, ore 00:20


– Sono io, Daniele.

– Daniele!

– Sto per ammazzarmi.

– Ma cosa…?

– Non ce la faccio. Mi fa male la testa.

– Non puoi farlo. Non farlo. Non puoi uscirtene fuori così facilmente. Lo sai cos’hai scatenato?

– Il mio progetto?

– Esattamente. Sei andato a proporre un ARG su Gummo a dei terroristi islamici! Ma come diavolo ti è venuto in mente?

– Io… Io…

– La Fondazione! Al Qaeda! Un’Associazione di giochi di ruolo molto potente? Giochi di ruolo?

– Io… Mi sembravano persone perbene… Interessate al mio progetto… Nessuno era interessato al mio progetto…

Daniele scoppiò in un pianto patetico, rantolante.

– Interessate? A Gummo?

– Si, alla fine del mondo… A questo personaggio immaginario, del quale non esistono immagini… Nel libro non ne descrivi mai le fattezze…

– Odio le descrizioni. La letteratura non è pittura.

– Non sarai solo pigro?

– Non è questo il punto. Devi spedirmi immediatamente i progetti del tuo ARG. Parlavano per caso di un attentato nei cieli di Londra?

– Non un attentato. Un attentato sventato.

Rimasi attonito. – Era già previsto che fosse sventato? Avevi pianificato un attentato da sventare?

– Ma certo. Per distogliere l’attenzione.

– Da cosa?

– Da quello che doveva succedere lo stesso giorno.

– Ovvero?

– Io… Mi devo uccidere, te l’ho detto…

– Hei. Hei. Dopo! Aspetta.

E Daniele Pedrotti andò ad ammazzarsi.

Avrei avuto la conferma della sua morte soltanto qualche giorno dopo. Nella sua casa non sarebbe stato trovato nessuno documento, nessuna cartelletta, nessun progetto. Avevano fatto scomparire ogni prova. Ma poche ore dopo avere ascoltato le sue ultime parole, scoprii anche la verità sul suo conto. Decisamente, quella notte non sarei riuscito a dormire.

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Intercettazione telefonica del 04–09–2006, ore 04:04


– Eh? Pronto? Chi è?

– Sono Girolamo.

– Girolamo… ma… che ore…

– Non importa. Sono stato sveglio fino a ora, e ho trovato la soluzione.

– Si?

– Pedrotti. Ho scoperto dove avevo già sentito quel nome. E avresti dovuto arrivarci anche te. Si vede che i tempi dell’Associazione sono passati.

– Girolamo, Pedrotti è morto.

– Morto?

– Si è ucciso. Non c’entra più nulla.

– E invece si. Lui sarà forse morto, ma il suo ARG è ancora vivo. Allora ascoltami. Ascolta questo nome. Carlo Gustavo Pedrotti.

– Carlo Gustavo…

– La nemesi di Arrigo Boito. Ne curammo persino un’antologia di lettere. Patetiche.

Carlo Gustavo Pedrotti. Una delle figure misconosciute della cultura italiana dell’Ottocento. Perdente, isolato, malvisto, gli fu negato il saluto dai maggiori poeti del suo tempo, lasciandolo solo per l’eternità con il suo dolore.

– Potrebbe essere una coincidenza.

– Non lo è. Daniele Pedrotti era il nipote di Carlo. Ricordi la bomba a Milano? Non solo non c’entravano gli americani, ma non era nemmeno un avvertimento per te. Era una vendetta. La vendetta postuma di Carlo Pedrotti.

– Credi?

– Ho trovato il nome e l’indirizzo di posta elettronica di Daniele in un sito dedicato al nonno. Daniele aveva ereditato i suoi scritti, e li pubblicava su internet, visto che nessun editore era interessato. E sai cosa c’era sul sito?

– Vai avanti.

– Un racconto inedito, nel quale Pedrotti riversava tutta la sua frustrazione. Descriveva una vendetta immaginaria nei confronti di Arrigo Boito, che culminava con la morte del poeta in un’esplosione.

– Mi stai dicendo che l’esplosione di qualche giorno fa realizza il racconto di Pedrotti?

– Esattamente. Era descritta nei dettagli. E soprattutto, doveva accadere quello stesso giorno, un secolo prima. Il 30 agosto 1906. Si è trattata di un’applicazione molto meccanica della vendetta di Carlo Pedrotti, visto che la casa non conteneva più la vittima.

– Ma conserva tutta la sua forza simbolica.

– Ma non c’era solo l’attentato a casa di Boito, nel racconto di Pedrotti. Come ti ho detto, è perlopiù uno sfogo. Carlo Pedrotti non era nemmeno uno scrittore, e questa è l’unica prova letteraria che ci ha lasciato.

– Per fortuna!

– A un certo punto parla anche dei suoi disagi quotidiani. Pedrotti infatti viveva fuori Milano, e doveva prendere ogni giorno il treno. Era quello che oggi chiameremo un pendolare. Puoi indovinare dove arrivasse il suo treno.

– Alla stazione di piazza Cadorna?

– Proprio così. E a un certo punto del suo racconto, senti un po’ che dice: “Quella maledetta stazione, dalla quale arrivavo nella scura Milano… Soltanto vorrei che scomparisse…” E Gummo l’ha accontentato. Doveva essere un ARG maledettamente complicato, quello del tuo amico. Non si limitava a trasferire nella realtà una finzione, ma almeno due. Il racconto e il tuo libro. Con tutte le interferenze che ne derivano. E adesso è nelle mani di qualcun altro, che probabilmente ha aggiunto uno strato.

– Il racconto dice nulla di qualche attentato a Londra?

– No, perché?

– Perché il nostro nemico è la più grande e potente associazione di giochi di ruolo del mondo– dissi sorridendo amaramente. – Siamo operativi?

– Siamo pronti. E finalmente abbiamo un nemico alla nostra altezza.

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Intercettazione ambientale del 04–09–2006, ore 9:30

Milano


Alle nove e mezza un agente governativo suonava alla mia porta. Non l’avevo mai visto, ma era vestito in maniera identica ai suoi predecessori.

– Bravo Ventura, le sue conclusioni sono convincenti.

– Dice sul serio? Vi sembra plausibile?

– Intende chiedere se ci sembra plausibile che Al Qaeda stia usando uomini e risorse per realizzare le fantasie di un compositore morto da un secolo e il progetto escatologico di una creatura immaginaria?

– Sembra assurdo, non è vero?

– Lo è, e proprio per questo ci convince. Anche se siamo ancora un po’ confusi. Quel Daniele Pedrotti…

– Ormai è troppo tardi per farlo parlare. Ha parlato di un evento terribile avvenuto il 10 agosto. La preparazione dell’attentato era solo un diversivo.

– Strabiliante confessione in effetti. Noi non avevamo collegato le due cose.

– Quali due cose?

– Gli attentati sventati e l’evento terribile. Non ci era passato per la testa che qualcuno potesse organizzare un falso attentato. Quando si è profilata l’ipotesi, siamo andati a riguardare tutta la faccenda, e abbiamo scoperto una cosa… una cosa davvero buffa, mi creda. L’esplosivo liquido, quello preparato secondo la sua ricetta… Non esplodeva! La sua ricetta era sbagliata! Anche uno studente di liceo, mi perdoni, ha più padronanza con la chimica di lei!

L’agente rideva grassamente, dimenando i baffi.

– La ringrazio – risposi, piccato. – Ma ora mi dica qual è l’evento terribile che bisognava coprire.

–E va bene – l’agente si ricompose. – Il 10 agosto 2006 le pagine dei giornali sono state occupate da quella storia degli attentati sventati. La cosa ha distolto l’attenzione da una vasta serie di piccoli e medi eventi. E anche da quelli grandi. Ma vede, a noi non la si fa. Noi ci occupiamo di terrorismo, è vero: ma lo facciamo con un certo anticipo sugli eventi. Il giorno di un attentato, per noi è già tardi. Non ci riguarda più. Per questo quel giorno siamo particolarmente attenti a ciò che accade, stiamo attenti a tutto tranne che all’attentato. Questo riduce il numero di cose da vedere, e ci permette di guardarle meglio.

– Perciò siete stati gli unici a notare l’evento terribile…

– Siamo stati gli unici servizi d’informazione a registrare la cosa. Le descrivo cosa succedeva quel giorno negli uffici della CIA. Centinaia di persone impegnate a capire cosa stava accadendo, chiedersi come mai non avevano previsto l’attentato, e preparare a giustificarsi davanti a qualche superiore, che in quel momento stava facendo esattamente la stessa cosa. Così, quel giorno nessuno alla CIA stava facendo il suo lavoro. Ma mi dica di venire al punto.

– Può venire al punto?

– Certamente. Le sto solo dicendo che quel giorno è accaduta una cosa, ma nessuno ci ha fatto caso. A parte le persone coinvolte, che sono milioni. Lei saprà che gran parte del lavoro dei servizi d’informazione consiste nel leggere ogni cosa che viene pubblicata. E decriptarla, eventualmente. E sa cosa venne pubblicato quel giorno, che nessuno notò? Mi dica di venire al punto.

– Può venire al punto?

– Quel giorno, in tutto il mondo, uscivano Le ultime avventure di Gummo. È stato pubblicato in inglese, in arabo, in cinese, in spagnolo, e mi fermo qui. Una manciata di milioni di copie.

Chiunque avrebbe senza dubbio provato un pizzico di orgoglio nello scoprire che il proprio libro da cento copie era diventato un best-seller mondiale. Ma io sapevo che ogni copia in più di quel libro era un pericolo. A maggior ragione se era stato organizzato un finto attentato per coprirne la pubblicazione.

– C’è un buco nero di un giorno. Nessuno si accorse che quel libro era uscito. Nessuno si accorse di ciò che c’era dentro.

– Il mio libro… ma perché? Cosa può capire del mio libro un cinese, o un arabo? Cosa possono capire dell’anticristo… Di Gummo…

– Ecco, questo è il punto. Il suo libro non era davvero il suo libro. Era stato cambiato. Era stato, per così dire, adattato.

– Intende dire che per replicarsi in milioni di menti Gummo ha riscritto il libro in maniera comprensibile per i suoi destinatari?

– Esattamente. Ogni versione riformulava l’archetipo di Gummo secondo i canoni culturali di destinazione. E declinava in diversi modi il mito della fine del mondo. Le ricorda qualche cosa, questa strategia?

– San Paolo. Le lettere.

– È quello che abbiamo pensato anche noi. Un San Paolo rovesciato. Gummo sta radunando i diversi popoli attorno al suo Verbo.

Quel giorno era stata svolta la più gigantesca chiamata alle armi della storia umana. Gummo stava raccogliendo seguaci da ogni nazione, per comporre il suo esercito. Era come se già sentissi le trombe del giorno del giudizio, suonare stridule e acute come un…

– Ventura, le stanno suonando il campanello.

Feci entrare Girolamo, e lo feci subito mettere al corrente dei fatti.

– Era ora. Agente, può riassumere lei? Non vorrei essere sempre io a fare la figura del matto.

– Va bene. Da quello che sappiamo, l’organizzazione terroristica Al Qaeda sta realizzando un gioco di ruolo concepito dal defunto discendente di un compositore frustrato, che prevede la diffusione mondiale del libro Le ultime avventure di Gummo per condizionare le menti e incitarle alla sedizione, così da operare all’avvicendarsi della fine dei tempi.

– Posso vedere il suo tesserino da agente governativo, scusi? – chiese Girolamo perplesso, e venne subito soddisfatto. – La ringrazio. Non si è mai troppo cauti.

– Però qualcosa continua a sfuggirci. Come mai in uno stesso assurdo progetto di ARG convergono Al Qaeda, il compositore Pedrotti, e Gummo Vuccellato? A quanto pare, Ventura, lei ha una teoria. Ci ha radunati qui per questo, giusto?

– Non è soltanto una teoria. Sono certo che le cose sono andate così. Seguitemi bene. Si tratta di un’idea di Gummo. Lo scopo di Gummo è chiaro: la fine del mondo reale. E ciò non significa che il mondo debba finire, e lasciare che regni il nulla dopo la Storia. Piuttosto, la realtà deve essere interamente sostituita. Prendiamo il caso della vendetta postuma di Carlo Pedrotti: un racconto viene inoculato nella realtà, la realtà prende la forma di una finzione. La guerra di Gummo si compone di singole battaglie. E ogni battaglia è una realtà immaginaria che diventa reale. Di battaglia in battaglia, il mondo reale si dissolve. È una minaccia metafisica, come avevo sempre sospettato.

– Quindi la bomba a casa di Boito era solo uno dei tanti frammenti di cui si compone l’ARG? – chiese Girolamo.

– Già. Uno dei tanti, infiniti frammenti d’immaginazione che devono diventare reali. L’unico che siamo riusciti a riconoscere, perché l’unico che riguardava noi. Perciò ci siamo concentrati su di esso. Ma in verità non ha alcuna importanza. Probabilmente, infiniti altri eventi di attualità non erano altro che la realizzazione di un progetto immaginario. L’ARG di Daniele Pedrotti era una biblioteca babelica, fatta di storie da giocare nella realtà, tutte collegate tra loro in qualche modo.

– Interessante, interessante – notò il governativo.

– E qui arriviamo al coinvolgimento dei terroristi islamici. Da un lato condividono il progetto finale di Gummo, la fine della Storia. La loro Guerra è la medesima. Ma dal punto di vista di Gummo, il sogno escatologico di Al Qaeda è soltanto una battaglia, una delle tante storie immaginarie che si devono realizzare per preludere al suo regno immaginario. Gummo li sta usando, è ovvio. Come intende usare ogni altra utopia, al quale si è rivolto facendo proliferare copie del libro. L’armata di Gummo comprende perciò tutti i rivoluzionari, i terroristi, i pazzi, i poeti. Alcuni condividono il sogno finale, altri solo singole battaglie. Alcuni vogliono la distruzione, ma la maggior parte probabilmente conosce soltanto una parte del grande gioco.

– Questo spiega ogni cosa. La sua analisi, se lo lasci dire Ventura, è perfetta. Si vede che pensate proprio nello stesso modo, lei e Vuccellato.

– Grazie agente. Ma deve spiegarmi ancora una cosa. Se voi sapevate, e sapevate che non ero coinvolto, perché non l’avete detto subito?

– Innanzitutto non eravamo certi che lei non fosse coinvolto. Anzi, in qualche modo lei è coinvolto e me lo ha dimostrato. Non vorrà mai ammetterlo, ma il piano di Gummo è suo. L’ha pensato lei. Ma insomma, questo è un problema tra lei e la sua coscienza. Si, certo, in agenzia mi hanno chiesto di farle una ramanzina, ma io proprio non ce la faccio. Ma non è questo il punto. Mi dica di venire al punto.

– Può venire al punto?

– Ci arrivo. Vede Ventura, noi dovevamo vedere se ci arrivava da solo. Lei non aveva tutte le informazioni che avevamo noi, eppure è arrivato alla soluzione. E sa perché? Noi abbiamo ragionato per induzione. Ma lei ragiona per deduzione: perché lei pensa come Gummo. Per questo abbiamo bisogno di lei. E dell’Associazione Amici di Arrigo Boito. Perché voi conoscete il terreno. Conoscete il nemico. Ventura, lei ci ha dimostrato di essere l’uomo che fa per noi. Si consideri da ora al nostro servizio. Lei e l’Associazione. Crede che sia possibile?

– Beh… Credo di si. Girolamo?

– Sissignore. Siamo operativi. Abbiamo tutti gli uomini che servono. Gummo ha le ore contate, ve lo posso assicurare.

L’agente assunse un’espressione maestosa e un tono grave. Girolamo e io stavamo ritti in fronte a lui, ad ascoltare le parole con cui ci avrebbe affidato la missione più perigliosa che l’Associazione avesse mai affrontato.

– Oggi è un grande giorno. L’umanità ha scoperto il volto del suo più terribile nemico: l’immaginazione. Ma ha anche trovato un gruppo di valorosi. Associazione Amici di Arrigo Boito, ora tocca a voi difendere la Storia.

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E–mail del 03–09–2006, ore 00:00

Da: Daniele Pedrotti

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AL VIOLENT UNKNOWN EVENT
CON GUMMO!


GUMMO, L’ANTICRISTO. Da Nerone a Hitler, ogni epoca ha il suo anticristo. Gummo è quello che ci meritiamo noi.

IL FANTASTICO PROGETTO. La fine dei tempi è una una forma che contamina la materia. Anche tu puoi partecipare alla sua attivazione, trasferendo nella realtà le strutture simboliche del mondo immaginario di Gummo. Lo puoi fare comodamente da casa tua, sostituendo alle consuete rappresentazioni quelle che ti verranno indotte interfacciandoti con l’ipersigillo.

L’IPERSIGILLO. Le Ultime avventure di Gummo è un ipersigillo, ovvero un attivatore simbolico quadrimensionale. Costa 9 € e ti viene spedito direttamente a casa.

GUMMO TI PLAGIA. Gummo non vuole mutare le tue abitudini, né costringerti ad azioni moralmente reprensibili. Sarai totalmente plagiato, ma potrai conservare l’illusione del libero arbitrio.

TE L’HA DETTO GUMMO. Gummo non fornisce istruzioni precise, ma suggestioni oracolari. Qualunque cosa tu abbia deciso che Gummo ti ha detto, rivendicalo a nome di Gummo. Quanta più colpa sarà costretto ad assumere, tanto più grande e occulto sarà il suo potere.

GUMMO ESISTE. Tutto ciò che ha degli effetti, ovvero implicazioni fenomeniche, esiste. Gummo esiste come funzione, ovvero come cristallizzazione del principio di una classe di effetti.

Aiutalo ad esistere… LUI DARA’ UN SENSO ALLA STORIA!


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Ho scritto le ultime avventure di Gummo perché lui non c’è più. Non c’è mai stato, in verità. Gummo non è mai esistito. Non esisteva mentre architettava la fine del mondo, mentre sbatteva furiosamente il tasto ESC ma la Storia non se ne andava. Non esisteva mentre vedeva Cristina scomparire dall’irrealtà e arrivare da me, vestita di nuova carne e con il cervello fritto in MDEA. Non esisteva mentre imprigionava il Signore nel Nome segreto, in posa da anticristo cyberpunk o con l’accappatoio rosa inneggiando all’omicidio di massa. Gummo amava ripetere di non temere il futuro, perché il futuro temeva lui. Ma Gummo non spaventerebbe neanche un bambino. Ci ha insegnato che la metafisica è un B-movie, e che la Fine è un virus mentale. Ora si annida ovunque, dietro le cose: il contagio è iniziato. L’ho portato fuori, la verità vi ha resi liberi, e adesso sono cazzi vostri. Scusate.

Questa è la FINE.