Julian Cope, Head-On/Repossessed

Il medico deve avere consigliato a Julian Cope, per disintossicarsi dagli allucinogeni, di darsi alla letteratura. Le farà bene – gli ha detto – racconti un po’ di quando era un punk nella Liverpool dei Settanta – racconti dei Teardrop Explodes – della rivalità con quel trombone di Echo dei Bunnymen – di quando andavate a Top of the Pops e urlavano le ragazzine – delle crisi depressive – del suo primo acido – dei tour in Giappone – di come ha buttato via tutto – dei live drogatissimi e autodistruttivi – della stampa musicale inglese – di quando collezionava macchinine e si definiva Re dei Giocattoli – di quando è morto Ian ed è finita un’epoca – di quando ha scoperto l’esoterismo e i pagani, Jung e Gurdjeff, ed è diventato uno sciamano – di quando ha deciso che le rockstar sono Odino. Julian Cope ha raccontato tutto per filo e per segno, in un paio di libri qui raggrumati in un double-face (1976-1982 e 1983-1989), ma fortunatamente non è ancora guarito. Anzi, a quanto pare è più pazzo di prima.