L’unico argine

1. Citazione

Anch’io sono contro l’ora legale perché rappresenta un’altra forma d’intervento e coercizione statale. Io non faccio questione di politica, di nazionalismo o di utilità: parto dall’individuo e punto contro lo Stato. Il numero degli individui che sono in potenziale rivolta contro lo Stato, non già contro questo o quello Stato, ma contro lo Stato in sé, sono una minoranza che non ignora il suo destino, ma esistono.

Lo Stato, colla sua enorme macchina burocratica, dà il senso dell’asfissia. Lo Stato era sopportabile, dall’individuo, sino a quando si limitava a fare il soldato e il poliziotto: ma oggi lo Stato fa tutto: fa il banchiere, fa l’usuraio, fa il biscazziere, il navigatore, il ruffiano, l’assicuratore, il postino, il ferroviere, l’imprenditore, l’industriale, il maestro, il professore, il tabaccaio, e innumerevoli altre cose, oltre a fare, come sempre, il poliziotto, il giudice, il carceriere e l’agente delle imposte.

Lo Stato, Moloch dalle sembianze spaventevoli, oggi vede tutto, fa tutto, controlla tutto e manda tutto alla malora: ogni funzione dello Stato è un disastro. [...]

Ora le prospettive del domani, sono raccapriccianti. Il socialismo non è che l’ampliamento, il moltiplicamento, il perfezionamento dello Stato. Lo Stato borghese controlla i nove decimi della nostra vita e della nostra attività; domani lo Stato socialista vi controllerà in ogni minuto, in ogni funzione o movimento: oggi siete obbligati a denunciare il numero dei vostri figli, ma domani vi si costringerà a denunciare anche il numero esatto dei vostri capricci amorosi. Anche l’amore sarà – in regime di Stato socialista – standardizzato, tailorizzato, diagrammizzato a uso e consumo e diletto dei centomila Alessandro Schiavi che sbocceranno in regime di socialismo di Stato. Se gli uomini avessero soltanto una vaga sensazione dell’abisso che li attende, il numero dei suicidi sarebbe in aumento: si va verso l’annientamento totale dell’individualità.

Lo Stato è la macchina tremenda che ingoia gli uomini vivi e li rivomita cifre morte. La vita umana non ha più nulla di segreto, di intimo, di ordine materiale o spirituale che sia: tutti gli angoli sono esplorati, tutti i movimenti cronometrati, ognuno è incasellato nel suo “raggio” e numerato come in una galera. Questa è la grande maledizione che colpì la razza umana negli incerti cominciamenti della sua storia: creare, nei secoli, lo Stato, per rimanervi sotto, annientata! [...]

Abbasso lo Stato sotto tutte le sue specie e incarnazioni. Lo Stato di ieri, di oggi, di domani. Lo Stato borghese e quello socialista.

A noi che siamo i morituri dell’individualismo non resta, per il buio presente e per il tenebroso domani, che la religione, assurda oramai, ma sempre consolatrice, dell’Anarchia!

2.

Sono parole di Benito Mussolini, sul Secolo d’Italia. E punta contro lo Stato! Sotto tutte le sue specie e incarnazioni! Nel 1920: un Mussolini già fascista, già caduto. Un’ottima ragione per non dovere interrogarsi sui misteriosi rivolgimenti dell’animo umano, com’è abitudine fare di fronte al passato socialista, e perfino pacifista del futuro despota. Perché qui la rottura è già avvenuta, e quello che parla è già il fascista – è già il fascismo (non già lo Stato fascista; ma sicuramente l’ideologia fascista). E nemmeno sarà il caso di nascondersi dietro alla nota propensione a contraddirsi di Mussolini: ipotesi la quale ci restituisce il fascismo stesso come un’enorme contraddizione. Ipotesi graziosa, ma ovviamente sterile.

Il fascismo, invece, è appunto questo. Lo è per forza di cose. Un’ideologia che punta contro lo Stato. E questo già fornisce la cifra di un gigantesco e alquanto buffo malinteso. Molte delle cose scritte in questo articolo (che ha come pretesto una critica dell’ora legale) sono naturalmente fasciste. La critica del positivismo, e con ciò l’irrazionalismo di fondo. Persino l’esaltazione dell’anarchia è consueta, intesa come sistema in cui vengano ristabilite naturalmente le naturali gerarchie di dominazione. Eppure, è difficile non reagire di fronte ad una descrizione dello Stato totale così vivida, e pure bella, con quel riferimento all’amore diagrammizzato, che sembra perfetta per un romanzo di fantascienza distopica. È difficile non stupirsi di fronte a Mussolini che anticipa Orwell, con descrizioni che Orwell avrebbe rimandato al mittente qualche decennio dopo. Bisogna quindi concludere che qualcosa è andato storto, come altrove è andato storto il sogno marxista-leninista, secondo simili gigantesche proporzioni?

Fate un po’ voi: chi vorrà potrà concedere agli uni la stessa buona fede che concede agli altri. O magari un po’ meno, perché in quella critica dello Stato c’è il fondamento teorico del dispotismo moderno, c’è la barbara irragione che alimentò regimi mostruosi – nel senso di kitsch, grottescamente anacronistici. C’è il rifiuto dello Stato inteso come tecnologia di governo dei gruppi sociali, come complesso meccanismo di mediazioni che, nella versione democratica, ottiene come risultato di restituire aprossimativamente una sintesi dei bisogni particolari dei suoi componenti. C’è l’unione mistica del capo con la sua comunità, l’istintivo coglimento della volontà generale del popolo (come se esistesse una volontà generale – come se il popolo potesse volere – come se esistesse un popolo).

E se il nocciolo di queste ideologie è qui, non c’è ragione di descriverle come totalitarismi: sono comunitarismi, nel corpo di moderni stati tecnologici (e da qui una serie di paradossi tragici). Non c’è nessuno Stato totale perché non c’è nessuno Stato. Ci sono il soldato e il poliziotto. Ad ogni livello, l’Eccezione fatta regola; e l’Eccezione è il contrario dello Stato. Ci sono le forme svuotate delle istituzioni statali al servizio di un dispotismo mistico.

Due anatemi pigri pesano sul ventesimo secolo e sui regimi politici che ha prodotto: secolo delle ideologie, secolo dei totalitarismi. E perciò, in un balzo: ideologia totalitaria. Ma di tutta evidenza l’unica “ideologia totalitaria” è quella tecno-pantocratica che spira tra gli ingranaggi delle nostre democrazie. Perché legifera su ogni cosa, e ogni cosa sottopone al potere statale e al calcolo razionale. Lo Stato totale, che Mussolini odiava. In questo senso, l’unico argine contro l’arbitrio dei despoti è il “totalitarismo” denunciato dal despota: lo Stato ipertrofico, burocratico, standardizzato, tailorizzato, diagrammizzato. Il fondamento nel Diritto, non nell’Eccezione.

Non c’è dubbio che questo risulti fastidioso, e oggi sempre di più, oggi più che mai. Perciò siamo naturalmente sedotti da chi descrive un mondo più semplice, serenamente decresciuto, dove non esistono ore legali, procedure e regolamenti. Ma queste oggi servono — ancora per poco, e sempre meno — ad arginare la minaccia che c’invade, la malattia che ci contagia. Ovunque attorno a noi lo Stato già non esiste più.