L’unico argine
14 febbraio 2010
1. Citazione
Anch’io sono contro l’ora legale perché rappresenta un’altra forma d’intervento e coercizione statale. Io non faccio questione di politica, di nazionalismo o di utilità : parto dall’individuo e punto contro lo Stato. Il numero degli individui che sono in potenziale rivolta contro lo Stato, non già contro questo o quello Stato, ma contro lo Stato in sé, sono una minoranza che non ignora il suo destino, ma esistono.
Lo Stato, colla sua enorme macchina burocratica, dà il senso dell’asfissia. Lo Stato era sopportabile, dall’individuo, sino a quando si limitava a fare il soldato e il poliziotto: ma oggi lo Stato fa tutto: fa il banchiere, fa l’usuraio, fa il biscazziere, il navigatore, il ruffiano, l’assicuratore, il postino, il ferroviere, l’imprenditore, l’industriale, il maestro, il professore, il tabaccaio, e innumerevoli altre cose, oltre a fare, come sempre, il poliziotto, il giudice, il carceriere e l’agente delle imposte.
Lo Stato, Moloch dalle sembianze spaventevoli, oggi vede tutto, fa tutto, controlla tutto e manda tutto alla malora: ogni funzione dello Stato è un disastro. [...]
Ora le prospettive del domani, sono raccapriccianti. Il socialismo non è che l’ampliamento, il moltiplicamento, il perfezionamento dello Stato. Lo Stato borghese controlla i nove decimi della nostra vita e della nostra attività ; domani lo Stato socialista vi controllerà in ogni minuto, in ogni funzione o movimento: oggi siete obbligati a denunciare il numero dei vostri figli, ma domani vi si costringerà a denunciare anche il numero esatto dei vostri capricci amorosi. Anche l’amore sarà – in regime di Stato socialista – standardizzato, tailorizzato, diagrammizzato a uso e consumo e diletto dei centomila Alessandro Schiavi che sbocceranno in regime di socialismo di Stato. Se gli uomini avessero soltanto una vaga sensazione dell’abisso che li attende, il numero dei suicidi sarebbe in aumento: si va verso l’annientamento totale dell’individualità .
Lo Stato è la macchina tremenda che ingoia gli uomini vivi e li rivomita cifre morte. La vita umana non ha più nulla di segreto, di intimo, di ordine materiale o spirituale che sia: tutti gli angoli sono esplorati, tutti i movimenti cronometrati, ognuno è incasellato nel suo “raggio” e numerato come in una galera. Questa è la grande maledizione che colpì la razza umana negli incerti cominciamenti della sua storia: creare, nei secoli, lo Stato, per rimanervi sotto, annientata! [...]
Abbasso lo Stato sotto tutte le sue specie e incarnazioni. Lo Stato di ieri, di oggi, di domani. Lo Stato borghese e quello socialista.
A noi che siamo i morituri dell’individualismo non resta, per il buio presente e per il tenebroso domani, che la religione, assurda oramai, ma sempre consolatrice, dell’Anarchia!

2.
Sono parole di Benito Mussolini, sul Secolo d’Italia. E punta contro lo Stato! Sotto tutte le sue specie e incarnazioni! Nel 1920: un Mussolini già fascista, già caduto. Un’ottima ragione per non dovere interrogarsi sui misteriosi rivolgimenti dell’animo umano, com’è abitudine fare di fronte al passato socialista, e perfino pacifista del futuro despota. Perché qui la rottura è già avvenuta, e quello che parla è già il fascista – è già il fascismo (non già lo Stato fascista; ma sicuramente l’ideologia fascista). E nemmeno sarà il caso di nascondersi dietro alla nota propensione a contraddirsi di Mussolini: ipotesi la quale ci restituisce il fascismo stesso come un’enorme contraddizione. Ipotesi graziosa, ma ovviamente sterile.
Il fascismo, invece, è appunto questo. Lo è per forza di cose. Un’ideologia che punta contro lo Stato. E questo già fornisce la cifra di un gigantesco e alquanto buffo malinteso. Molte delle cose scritte in questo articolo (che ha come pretesto una critica dell’ora legale) sono naturalmente fasciste. La critica del positivismo, e con ciò l’irrazionalismo di fondo. Persino l’esaltazione dell’anarchia è consueta, intesa come sistema in cui vengano ristabilite naturalmente le naturali gerarchie di dominazione. Eppure, è difficile non reagire di fronte ad una descrizione dello Stato totale così vivida, e pure bella, con quel riferimento all’amore diagrammizzato, che sembra perfetta per un romanzo di fantascienza distopica. È difficile non stupirsi di fronte a Mussolini che anticipa Orwell, con descrizioni che Orwell avrebbe rimandato al mittente qualche decennio dopo. Bisogna quindi concludere che qualcosa è andato storto, come altrove è andato storto il sogno marxista-leninista, secondo simili gigantesche proporzioni?
Fate un po’ voi: chi vorrà potrà concedere agli uni la stessa buona fede che concede agli altri. O magari un po’ meno, perché in quella critica dello Stato c’è il fondamento teorico del dispotismo moderno, c’è la barbara irragione che alimentò regimi mostruosi – nel senso di kitsch, grottescamente anacronistici. C’è il rifiuto dello Stato inteso come tecnologia di governo dei gruppi sociali, come complesso meccanismo di mediazioni che, nella versione democratica, ottiene come risultato di restituire aprossimativamente una sintesi dei bisogni particolari dei suoi componenti. C’è l’unione mistica del capo con la sua comunità , l’istintivo coglimento della volontà generale del popolo (come se esistesse una volontà generale – come se il popolo potesse volere – come se esistesse un popolo).
E se il nocciolo di queste ideologie è qui, non c’è ragione di descriverle come totalitarismi: sono comunitarismi, nel corpo di moderni stati tecnologici (e da qui una serie di paradossi tragici). Non c’è nessuno Stato totale perché non c’è nessuno Stato. Ci sono il soldato e il poliziotto. Ad ogni livello, l’Eccezione fatta regola; e l’Eccezione è il contrario dello Stato. Ci sono le forme svuotate delle istituzioni statali al servizio di un dispotismo mistico.
Due anatemi pigri pesano sul ventesimo secolo e sui regimi politici che ha prodotto: secolo delle ideologie, secolo dei totalitarismi. E perciò, in un balzo: ideologia totalitaria. Ma di tutta evidenza l’unica “ideologia totalitaria†è quella tecno-pantocratica che spira tra gli ingranaggi delle nostre democrazie. Perché legifera su ogni cosa, e ogni cosa sottopone al potere statale e al calcolo razionale. Lo Stato totale, che Mussolini odiava. In questo senso, l’unico argine contro l’arbitrio dei despoti è il “totalitarismo†denunciato dal despota: lo Stato ipertrofico, burocratico, standardizzato, tailorizzato, diagrammizzato. Il fondamento nel Diritto, non nell’Eccezione.
Non c’è dubbio che questo risulti fastidioso, e oggi sempre di più, oggi più che mai. Perciò siamo naturalmente sedotti da chi descrive un mondo più semplice, serenamente decresciuto, dove non esistono ore legali, procedure e regolamenti. Ma queste oggi servono — ancora per poco, e sempre meno — ad arginare la minaccia che c’invade, la malattia che ci contagia. Ovunque attorno a noi lo Stato già non esiste più.

Commenti
[...] * Ho già accennato qui, a proposito del pensiero fascista, perché considero necessario definire totalitaria (in senso del tutto neutro) la democrazia in luogo della tirannide (fondata sull’eccezione e l’arbitrio). Ci tornerò prima o poi. 8 Maggio 2006 [...]
Lo Stato scassa il cazzo sempre. Diceva il buon Robert Heinlein che quando lo Stato comincia a imporre carte d’identità alla gente è il caso di trasferirsi in un altro posto. Poi, non si sa come, ha scritto Starship Troopers.
“Tutto questo ha lo scopo, pubblicamente espresso in ogni momento, di proporre il capitalismo liberale come unico sistema di vita ammissibile – o mangi questa minestra, o salti nella foiba/camera a gas”. (dal blog “Kelebek“).
Dal canto mio credo che il campo ideologico non sia così nettamente diviso (senza numerosissime “eccezioni”, frammentazioni e anomalie non ricomponibili) tra due “totalitarismi”…
io sono più incline a pensare che questa sia una semplice esercitazione retorica. il faccia di porco si contraddiceva non solo per debolezza del cervello, ma prima ancora per costituzionale deficienza etica. è evidente che per lui sostenere l’una o l’altra tesi era perfettamente uguale, purchè potesse strombazzare e scacarià re eretto in posa. è evidentissimo il piacere che provava nell’applicare le strutture più semplici (l’accumulazione, la ripetizione, l’iperbole), che poi gli sarebbero servite così bene a infolardare il suo popolo di straccioni. esiste, è vero, un elemento antistatale pure nel fascismo (intendendo per stato quel che bisogna intendere per trovare un elemento antistatle nel fascismo).
L’ipotesi è plausibile, infatti, ma ho preferito escluderla perché mi pare produrre un punto di vista più interessante…
la propensione dei regimi dittatoriali ad usare il linguaggio in maniera arbitraria e insensata non è affatto un’ipotesi e non è neanche sterile: è una constatazione preoccupante. il discorso ridotto a pura enfasi, la continua contraddizione, le ripetizione all’infinito di frasi insensate sono forse il primo strumento per indebolire la capacità critica di un popolo, per altro già noto per la sua tendenza a dire merdate e a mangiarsele.
tu sembri dire che il dispotismo nasce dal rifiuto del sistema democratico e del diritto, ma questa è una pura astrazione: uno dei tre grandi totalitarismi è nato in un paese che non era nemmeno lontanamente democratico (la russia): in altri paesi assoggetati al diritto questo totalitarismo non è nato.
non solo ci sono molti altri fattori, il che capita sempre, ma sono anche preponderanti. l’identificazion mistica col capo non è un presupposto ma una conseguenza prodotta dai regimi (o almeno lo è in grandissima parte).
i nostri odierni sistemi democratici e tecnocratici non producono dittatori, ma imbonitori: lo smantellamento dello stato non viene da un bisogno ideologico di libertà , ma dalla voglia di sfruttare più liberamente le risorse a fini economici. gli elementi materiali, i fatti, le necessità economiche e biologiche, tutto il vecchio armamentario del marxismo… possono essere ridimensionate, ma ci sono.
Il problema è che tu torni ai “tre grandi totalitarismi”, mentre io non parlo dell’URSS, che infatti non produce certo questo tipo di discorso anti-statale (e che non definirei dispotismo, o perlomeno non è questa la sua cifra caratteristica visti i precedenti e i successivi). Avresti ragione sulla tendenza a dissolvere i significati, e contraddirsi, se non fosse che in questo i migliori siamo sempre noi che abbiamo inventato i diritti umani.
mussolini da quel mediocre che è si esprime come tanti più brillanti di lui in quel periodo (basta leggere il bellissimo libello sull’anarchia di errico malatesta). socialismo, comunismo, fascismo e tutte le altre ideologie dell’800 e del 900 hanno sempre saccheggiato a mani basse dall’unico ideale puro che esiste senza mai riconoscerne il merito, anzi bollando i pochi veri anarchici come pazzi visionari da non prendere sul serio. ecco perché un misconosciuto pensatore del secolo scorso ha appellato gli anarchici con la definizione più appropriata che si potesse immaginare per loro. essi sono i cornuti della storia.
sicuramente fascismo e nazismo sono più vicini e tutti e due hanno usato l’argomento (non solo retorico) dello stato debole, borghese, burocratico, tecnocratico, ma almeno per il fascismo si può dire che è stato proprio un meccanismo utilizzato dallo stato incapace di mediare. in un paese arretrato come l’italia, governato da una ristretta borghesia, la diffusione dei movimenti di sinisttra ha provocato una reazione violenta (ma limitata) e lo stato, incapace di applicare quella che chiami tecnica di governo dei gruppi sociali, ha favorito questa reazione, di cui in seguito ha perso il controllo. questo semplificando al massimo. perciò secondo me si può dire solo in senso generalissimo che l’irrazionalità di fondo dei movimenti dispotici si contrappone alla tecnica della politica: l’irrazionalità viene di fatto utilizzata dalla politica, è uno dei tanti parametri da considerare nella tecnica di governo.
incidentalmente, quando dici che il sistema delle leggi a suo modo è totalitario e che l’uomo rilutta a conformarsi usi “totalitario” in un senso molto particolare, e infatti lo metti tra virgolette, perchè intendi un sistema che regola ogni gesto, ogni atto, invade la vita dei privati: ma di fatto un sistema del genere non esiste e non può esistere, perchè la legge (se è vera) è sempre interpretabile. un sistema veramente atroce è invece quello che ha numerosissime leggi prive di reale significato, che nasconono l’arbitrio. e questo, per altro, E’ IL SISTEMA IN CUI VIVIAMO. la sua complessità e razionalità è solo un’illusione: è come un’immenso macchinario dietro al quale si nasconde il mago di oz. non è “totalitario” perchè conforma ogni gesto, e infatti non lo fa, ma perchè può colpire in qualsiasi momento, in qualsiasi punto, in modo del tutto imprevedibile e abitrario e tu non puoi opporti con la ragione, perchè il sistema APPARE razionale. è davvero il perfezionamento ultimo della dittatura, che ti toglie non solo la facoltà di reagire ma anche di pensare correttamente: e passa attraverso la distruzione del linguaggio razionale e significativo. rispetto a questo sistema il capitalismo selvaggio è infinitamente preferibile: almeno non pretende di essere buono.
Dahlgren, ma guarda che sono d’accordo con te.
eh ma io tendo a ripetere
No, ma l’hai detto bene.
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