Ebrei leggendari

Qualcuno sostiene che Fritz Lang fosse ebreo. E potrebbe essere soltanto un cortocircuito tra espressionismo, intellettuale, antinazismo, fuga in America, e non so che altro. Oppure potrebbe esserci qualcosa di più interessante. Fritz Lang non era ebreo, sebbene la leggenda scorra ampiamente su internet. Wikipedia segna il nome completo, che è abbastanza eloquente, in un crescendo di vornamen cristianissimi: Friedrich Anton Christian Lang. Ho cercato di tirare fuori la genealogia, ma volevano dei soldi (c’è una mafia delle genalogie che nemmeno immaginate). Alla fine ho trovato una pagina sull’ argomento:

Although Fritz Lang had Jewish heritage on his mother’s side, his father was Catholic. Fritz Lang’s mother converted to Catholicism after she was married. She took this conversion seriously, and she was dedicated to raising Fritz as a Catholic. Fritz Lang said he was raised “Catholic and very puritanical.” As an adult, Fritz Lang always adamantly identified himself as a Catholic. Although he was not a particularly devout Catholic, he regularly used Catholic images and themes into his films.

Nemmeno si dice dell’ebraicità integrale della madre, ma solo di una generica eredità. E dunque quella microscopica parte di ebraismo risale su almeno fino alla generazione precedente. Come chissà quante famiglie tedesche, la cui ebraicità poteva emergere o meno secondo necessità. La cosa interessante è che ovviamente la leggenda di Lang ebreo persiste nasce proprio lì, sotto il nazismo, sotto la sua legislazione (c’è una scena in Heimat, dove la famiglia dei protagonisti s’impantana nelle carte antichissime dell’archivio del paese, per dimostrare la propria purezza e anebraicità, malgrado il nome imbarazzante di Simon). Dunque la frase di Goebbels – “ebreo è chi decidiamo noi” – ha un po’ quel senso lì, di minaccia generica che cade su quasi tutti, di legge per la quale quasi tutti sono colpevoli, ma che può essere applicata o meno secondo l’arbitrio dell’esecutivo, secondo la voglia di percorrere sui documenti le tracce del sangue. Quella frase non è una boutade, ma davvero rappresentativa. E così è la fortuna dell’ebraicità immaginaria di Lang, corroborata dalla sua opposizione al nazismo, come se lì, nel presuntamente oggettivo delle segnature genetiche, si andasse a ricoprire di una patina di legalità il governo dell’eccezione.